Domenica la Curva era bellissima! E lo sarebbe stata anche se il Taranto avesse pareggiato o perso. Dopo un primo tempo fatto degli impalpabili attacchi tarantini e con il vantaggio degli avversari, persino il tifoso più indulgente avrebbe perso la pazienza cominciando a criticare questo e quello. La Curva no! Dalla ritrovata postazione nella parte inferiore non ha smesso un minuto di sventolare bandiere e intonare cori a sostegno dei rossoblù. Dopo il gol, ingiustamente, annullato a Miale a pochi minuti dal termine, persino il tifoso più ottimista si sarebbe fatto prendere dallo scoramento e avrebbe cominciato a maledire arbitro e assistenti. La Curva Nord, invece, ha cantato ancora più forte, quasi presaga di quanto stava per accadere, praticamente consapevole che bisognava aiutare Clemente, con tutta l’energia di voci e colori di cui è capace, a trovare l’angolo giusto per metterla in porta.
Tutto questo in una domenica in cui qualcuno ha deciso che allo stadio non soltanto si va con documenti e biglietto nominativo ma bisogna anche morire di sete. Perché a Taranto mettere in piedi una partita di calcio, anche in Serie D, richiede sempre più un’organizzazione e delle procedure degne dell’Allianz Arena di Monaco. Anche i bambini vanno schedati. Il biglietto degli under, comunque gratis, va fatto giorni prima portando il “pericoloso” minore e un suo documento di riconoscimento. A me sembra assurdo, e a voi?
Bisognerebbe una volta per tutte ritrovare un po’ di normalità da questo punto di vista. Il che non significa non ottemperare a normative o prescrizioni per la sicurezza. Significa interpretare queste normative, come avviene d’altronde in tutte le altre città, grandi e piccole, sulla base di quanto realmente avviene allo stadio. Sulla base del fatto, ad esempio, che a Taranto allo stadio vanno non più di 2.500 persone non 25.000. E soprattutto tenendo conto che siamo in D e non in una serie professionistica. Altrimenti si crea il paradosso per il quale il Mariano Keller può giocare su un campetto dell’oratorio e Gladiator e Puteolana in stadi cadenti con il pubblico a bordo campo che condiziona l’esito della gara e invece a Taranto dobbiamo ottemperare a mille assurde prescrizioni. E se penso che il Carpi in B ha avuto l’ok a utilizzare il proprio stadio da 4.000 posti solo perché dotato di videosorveglianza, allora concludo che in Italia le cose girano in modo proprio strano.
D’altronde cosa vuoi vietare a una Curva così bella come quella di domenica? Anzi, gli altri settori dovrebbero prendere esempio. Allenarsi a cantare e incitare. Perché le partite di calcio si vincono anche così. Con una punizione in pieno recupero chiamata in porta dai tifosi a gran voce.

