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IL CALCIO SOSTENIBILE

Il Taranto è praticamente salvo, anche se ancora non osiamo dirlo ad alta voce visto che dalle nostre parti la storia insegna che tutto può accadere. Tuttavia con sole cinque giornate al termine, 40 punti già conquistati, sei in più della zona pericolo e tante squadre sotto di noi, possiamo dormire sonni abbastanza tranquilli. Questo non significa che noi tifosi possiamo rilassarci. Anzi! Nell’anno più convulso della storia del calcio tarantino, in cui abbiamo rischiato di perdere la nostra squadra del cuore e poi ne siamo diventati addirittura proprietari, ci sono ancora delle sfide importanti da giocare, sul campo e fuori dal campo.

Una è già vinta. E non c’è superstizione che tenga. La marcia della Fondazione Taras verso la ricapitalizzazione, con oltre 16mila euro già raccolti e altri pronti ad arrivare, è stata trionfale alla faccia di chi non ci credeva e seminava dubbi a mezzo stampa o blog. Non dobbiamo poi dimenticare le due partite in casa che dobbiamo disputare. Una di queste con il simpatico Nardò dell’ancora più simpatico Vetrugno dopo i tre punti scippati all’andata. Mica vogliamo farci trovare impreparati all’appuntamento con i salentini?

La sfida più importante però è con il futuro. Nelle prossime settimane saranno fissati paletti importanti e la ricapitalizzazione è soltanto uno dei tanti. Siamo tutti ansiosi di capire quale sarà la potenza di fuoco del Taranto il prossimo anno. Non dobbiamo tuttavia dimenticare che il contesto socio-economico del nostro territorio sta attraversando un momento difficilissimo. E se da un lato il prossimo anno il Taranto è chiamato a disputare un campionato da protagonista, dall’altro bisogna fare i conti con un ‘calcio sostenibile’.

Sarebbe troppo facile ripartire con spese folli tentando il tutto per tutto (quello che nel poker si chiama ‘all-in’) o cedere alle lusinghe di avventurieri, forestieri e di dubbia fama, pronti sulla carta a investire milioni per farci fare il gran salto. Grazie, ma abbiamo già dato. A Taranto queste cose non hanno funzionato e non funzionano. Anche perché ho visto pochi giocatori di poker sorridere dopo un ‘all-in’.

Bisogna programmare un ‘calcio sostenibile’. Che non significa non puntare a obiettivi ambiziosi o fare un anonimo campionato di centro-classifica anche il prossimo anno o rassegnarsi alla serie D per chissà quanto tempo. Significa ragionare sulla base dei propri mezzi, misurarsi con il territorio e lavorare più su una paziente e sapiente programmazione che sugli effetti speciali. Il calcio insegna che non sempre i grossi nomi portano risultati. Il Matera quest’anno sulla carta era la squadra più forte con calciatori del calibro di Di Gennaro, che fino all’anno scorso segnava a grappoli in C, o De Vezze, costato centinaia di migliaia di euro e tre punti a tavolino. Però poi ha cambiato cinque volte l’allenatore, ora è terza, farà i playoff e, se tutto andrà bene, dovrà sperare in un ripescaggio. L’Ischia ha decisamente programmato meglio. Ha preso un allenatore di categoria superiore, under di qualità, senior di livello. Ha speso molto ma ha soprattutto programmato. E ha vinto il campionato con cinque settimane d’anticipo.

Pensiamo a Molinari, venuto a Taranto in treno dall’Abruzzo. Non lo conosceva nessuno. Oggi è un eroe. Questo è il ‘calcio sostenibile’ che intendo io. Un calcio nel quale non ci si fa prendere dall’euforia o dagli isterismi della campagna acquisti estiva. Un calcio nel quale già a maggio alcuni tasselli fondamentali, come direttore sportivo e allenatore, sono al loro posto e a loro verrà affidata la gestione tecnica fino alla fine del campionato. Saranno loro che sceglieranno i calciatori, soprattutto gli under, che sceglieranno la sede del ritiro, decideranno chi della rosa attuale deve restare e chi no e su quali reparti intervenire con maggiore incisività. Questo è il ‘calcio sostenibile’ che il Taranto dovrà cominciare a costruire già da domani quando nel Cda si parlerà di futuro e settore giovanile. Un ‘calcio sostenibile’ che ci porterà lontano.

Gianluca_semeraro

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Gianluca Semeraro alias Kuldelski.