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BALISTRERI O BALESTRIERI?

Ci siamo fasciati la testa e poi abbiamo scoperto che la benda non ci serviva. E’ questa la sintesi delle prime due giornate di campionato del Taranto e dovrebbe insegnarci che non si è campioni prima che la stagione sia cominciata e non si diventa brocchi al primo mezzo passo falso. E soprattutto non si torna a essere campioni soltanto per aver vinto, pur con netto merito, 4 a 1 in trasferta.

Il campionato è lungo e durissimo. Se il Mariano Keller batte il Monopoli e il Grottaglie vince a San Severo vuol dire che non esistono né ammazza-campionato né cenerentole e che l’equilibrio regna sovrano. Ogni sfida va affrontata con la consapevolezza, anche da parte dei tifosi, che la vittoria è tutt’altro che acquisita (Real Vico insegna).

Domenica è stato tutto perfetto (o quasi). Ha segnato Balistreri che vanta già un piccolo record: il suo nome è il più storpiato della rosa del Taranto. Balestrieri è la versione più gettonata, ma è stato chiamato anche Balestreri e Balistrieri. Non ha sbagliato Clemente che, anzi, ci ha pure regalato un autentico eurogol. Ha fatto gol il giovane Fonzino sotto la curva dei tifosi tarantini. E quando un tarantino segna sotto la curva è sempre un’emozione speciale, anche se il risultato era già acquisito. In attesa di vedere un Mignogna migliore, quello di cui siamo (calcisticamente s’intende) innamorati e del ritorno di Hernan Molinari.

Curiosità: due rigori in due partite da quando non ci capitava? Andando a memoria non mi viene in mente nulla nel recente passato.

Nel frattempo tutti ci copiano ed è un fatto positivo: le associazioni di tifosi di San Benedetto e di Ancona investono sui giovani. I primi gestiranno, come la Fondazione Taras, il settore giovanile della Sambenedettese, i secondi hanno messo su una scuola calcio per ragazzini dai 5 ai 12 anni. Nella speranza di poter disputare un giorno, non troppo lontano, il campionato Primavera tutti insieme.

Soprattutto con l’obiettivo di creare una nuova generazione di calciatori che non siano più uomini immagine o poste di bilancio ma campioni veri e propri, fatti di sudore e fatica, come quelli che da piccoli ci hanno fatto appassionare al gioco del calcio. Campioni che tengano alla maglia che indossano più che ai contratti faraonici e che scelgano una piazza per il suo calore e la sua storia più che per la capacità del presidente di ricoprirli di denaro contante. Un calcio, insomma, in cui il pubblico conta più di ogni altra cosa. Perché quello che succede sul rettangolo di gioco non significa nulla se non c’è un pubblico che lo rende speciale.

Gianluca_semeraro

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Gianluca Semeraro alias Kuldelski.