L’exploit di Manfredonia è stato soltanto un episodio. Il Taranto non è affatto una corazzata, anzi arranca vistosamente. I due schiaffi presi dalla Turris hanno fatto venire alla luce quello che era stato solamente offuscato dalle rimonte miracolose con il Bisceglie e il Mariano Keller. La squadra in quattro gare su cinque non ha mostrato un’idea precisa di gioco, palesando grosse fragilità in difesa e un centrocampo poco dinamico e propositivo. I punti in classifica restano otto, che non sono tanti e soprattutto non sufficienti per una squadra che punta a vincere il campionato. Ma non sono neanche così pochi da giustificare l’esonero dell’allenatore, come alcuni chiedono già a gran voce.
Chiedere la testa del presunto colpevole di turno a Taranto sta diventando un’abitudine sempre più frequente. Per carità! E’ ovvio che le responsabilità siano tutte dell’allenatore. Nessuno intende negarlo. Anzi. Non mi sembra però che si sia arrivati a una di quelle situazioni di non ritorno o di profonda spaccatura tra mister e squadra che rendono l’esonero l’unica strada per voltare pagina e cercare di salvare la stagione. I margini di recupero ci sono e sono pure molto ampi. E vanno oltre la prossima trasferta di Brindisi, sia chiaro!
Il discorso è un altro: sarebbe bello se tutti sostenessimo il progetto a prescindere da come la pensavamo a inizio stagione. Perché è inutile negare che a galla stanno venendo prepotentemente i malumori di chi avrebbe preferito la conferma di Pettinicchio e di buona parte della squadra dello scorso campionato. Opinione legittima. Tuttavia, dal mio punto di vista, una volta che la società ha fatto una scelta diversa, dovremmo tutti sostenerla perché così facendo sosteniamo il Taranto. Che poi è l’unica prerogativa di noi tifosi. Di certo non è prerogativa dei tifosi aver ragione a tutti i costi, soprattutto se aver ragione significa andare contro gli interessi della nostra squadra. Che in questo momento sono rappresentati dal progetto De Solda-Maiuri ed è questo progetto che dobbiamo sostenere.
Il che non significa che non si può criticare. Anzi. Evidenziare lacune ed errori non può che fare bene. Non aiutano invece le continue contrapposizioni con l’opzione Pettinicchio né le richieste di esecuzione sommaria al primo momento di difficoltà. Non servono a nessuno, e non giovano nemmeno allo stesso Pettinicchio, che si trova caricato di un fardello di responsabilità, suo malgrado, sempre più pesante che sconterà non appena tornerà ad allenare da qualche parte. Perché a quel punto saranno i suoi detrattori ad attenderlo al varco.
Mi dilungo su questo perché so quanta passione c’è nei tifosi tarantini e so che certe reazioni sono soltanto figlie della rabbia legittima per una sconfitta casalinga. Purtroppo, però, vedo ogni giorno aumentare la nostra tendenza irrazionale all’autolesionismo. Tendenza che dà spazio poi a quei gufi che invece criticano per interesse o perché fuori dai giochi. E che non sanno o non vogliono capire che ormai del Taranto non faranno più parte perché il loro tempo è abbondantemente scaduto. Mentre il nostro, malgrado tutte le difficoltà, è destinato a essere eterno.


1 Ottobre 2013 - 15:21
Un Grande Articolo … come sempre. Grazie Gianluca.