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144 STEWARD IN FILA PER SEI…

Siamo approdati tra i professionisti e non ce ne siamo accorti. Per la Figc la prossima stagione disputeremo il campionato di Serie D, primo gradino del calcio dilettantistico nazionale. Per prefettura e questura, invece, siamo stati promossi: basterà la riapertura dell’anello inferiore della Curva Nord per far scattare misure di sicurezza da Lega Pro se non addirittura da Serie B. Vale a dire obbligo di biglietti nominali e l’impiego di ben 144 steward.

E’ un vecchio tormentone quello dello stadio a Taranto. Si sa che siamo tifosi brutti e cattivi, malgrado negli ultimi anni non sia successo nulla né in casa né in trasferta, quelle poche volte che ci hanno permesso di farle. Eppure restiamo sorvegliati speciali. Conti alla mano, in Serie D è ragionevole prevedere allo Iacovone un afflusso medio di 2.000 spettatori con punte di 4.000 se fai un campionato brillante e nelle gare di cartello. Predisporre 144 steward significa prevedere 1 steward ogni 15-20 spettatori quando invece la normativa ne suggerisce 1 ogni 150 spettatori presenti e 1 ogni 250 previsti dalla capienza complessiva dello stadio. Il biglietto nominale sarebbe poi la ciliegina su una torta di per sé già grottesca. E sì che ne abbiamo visti di stadi in Lega Pro senza le più elementari misure di sicurezza. A Monza, ad esempio, nella trasferta con la Tritium i biglietti nominali furono compilati a penna e strappati all’ingresso come si faceva una volta. Altro che tornelli e codici elettronici di riconoscimento!

A Taranto non si può evidentemente. E non si può, a quanto pare, nemmeno chiudere un settore per ridurre la capienza complessiva e tornare alla situazione dello scorso anno (cosa che è stata possibile ad esempio a Salerno in Serie D due anni fa). Non è soltanto un aggravio organizzativo, ma soprattutto economico. Gli steward vanno retribuiti. Non puoi affidarti sempre al volontariato. Non sono una figura improvvisata, hanno una professionalità specifica e fanno un corso apposito per ottenere l’abilitazione al ruolo.

La società avrebbe scelto la linea della non belligeranza. E la capisco. Per fare diversamente avrebbe bisogno dell’appoggio di altre istituzioni. Ci vorrebbe un sindaco che si facesse garante e sbattesse i pugni sul tavolo. Anche perché non è soltanto calcio ma si tratta di una questione più ampia che attiene alla possibilità di fare impresa a Taranto. E’ noto, però, che al sindaco del calcio importa ben poco. In altre piazze il primo cittadino è sempre in prima linea per salvaguardare le sorti del calcio locale, a Taranto il calcio è stato salvato dalla Fondazione. Il nostro sindaco non è pervenuto, mentre quello di Foggia è andato di persona a consegnare i documenti per l’affiliazione alla D.

Abbiamo d’altronde un sindaco che non si preoccupa nemmeno se l’Eni sversa in mare le peggiori schifezze o appesta la città quotidianamente con una puzza insopportabile. Che replica a Bondi sulle cause dei tumori a Taranto quando questo ha già smentito. Che rema contro la candidatura a capitale della cultura, proposta nientemeno che da Bari, e sconfessa l’operato dell’assessore che se ne occupava. Che addirittura pone un veto alla concessione gratuita dello stadio alla società in cambio delle spese di manutenzione ordinaria nonostante l’assessore preposto si sia dichiarato a favore.

Anno nuovo, vecchi problemi insomma. Ci tengo a sottolineare come negli ultimi anni il comportamento dei tifosi del Taranto sia stato esemplare. Basti pensare che in Taranto-Pro Vercelli non è successo quello che invece è accaduto a Lecce-Carpi quest’anno. Eppure le due storie erano identiche: cavalcata trionfale in campionato e B persa ai playoff. Allora di che parliamo? Della solita Taranto, temo.

Gianluca_semeraro

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Gianluca Semeraro alias Kuldelski.