di UGM
Il secondo di tre racconti di pura fantasia partoriti dalla penna appassionata di un visionario e sognatore tifoso rossoblù. In questi racconti c’è tutto, c’è Taranto, ci sono i tarantini, c’è l’amore, la passione, la sofferenza. C’è la povertà e c’è la speranza incrollabile che la ruota possa finalmente cominciare a girare. Dalla parte nostra, finalmente.
S. Vito, frazione di Lama, Frazione di Talsano, Frazione di Taranto, frazione del Mondo, anzi del terzo mondo industriale.
Maurizio commerciante 45-enne, nel suo villino sgarrupato, accende il pc per leggere se ci sono novità
“….mò vedìme chi gioca domenica, che ha detto Dionigi, ah no la formazione la da solo un ora prima della partita….si vabbè, ma qualcuno finalmente ha uscito i “soldi veri” e s’ha accattàte ù Tarde?? Nòne….aspè aspè….Pieroni, che dice Pieroni, ah…..seeee non sei emissario di nessuno, và belle và…..jè vèra sta chiacchere…”
Scorre le pagine del Guest book di Taranto supporters, legge ancora alcune parole su un sito di informazione sportiva.
Maurizio vede il riflesso del cellulare che si illumina.
Un sms.
Anche se è tardi è di sua figlia Stefania, che lo avvisa che domani non andrà a mangiare a casa sua, perchè resta a casa da sua madre.
Maurizio, separato da 7 anni, vede sempre più di rado sua figlia.
La concorrenza, la povertà galoppante e la crisi atavica del territtorio ionico hanno buttato sul lastrico la sua attività di commercio di materiale edile.
Quando Maurizio ha perso parte dei soldi che aveva investito nella sua attività, e ha dovuto ridimensionare il suo stile di vita, ritirandosi a vivere nella villetta che un tempo era la residenza estiva dei suoi nonni, sua moglie ha pensato bene di lasciarlo al suo destino, di portarsi dietro sua figlia, e di mettersi in casa sua (di Maurizio), un antipatico rivenditore di macchine.
Maurizio ha perso il suo papà tanti anni prima per un incidente sul lavoro, e si ritrova a vivere con sua mamma.
Una donna generosa, ancora a 75 anni pronta a servire il figlio nella dignità della loro ridimensionata vita familiare.
Maurizio segue ancora il Taranto con tanto accanimento.
Il salotto arredato modestamente stile anni sessanta, è buio, l unica luce è quella del monitor del suo portatile, che illumina il suo viso mentre si riga di una lacrima.
In quella lacrima si specchia una immagine: la tribuna dello stadio di Ginosa imbandierata.
Maurizio non sapeva che a Ginosa c’erano stati 3000 tifosi rossoblù, era stato troppo preso dal lavoro.
Ha rivisto le bandiere e gli striscioni, gli stessi che da anni non vedeva più allo stadio.
Gli stessi che, quando era un ragazzino, montava la domenica quando andava in curva almeno due ore prima dell’inzio della partita, perchè il suo eroe non era Platinì, ma uno sconosciutissimo poeta dal nome Pietro.
Sì quello lì, quello che dicevano che non sapeva scrivere.
Solo comporre.

