Go to Top

Taras Reporter | Notte prima degli esami. Mimmo

di UGM


Il primo di tre racconti di pura fantasia partoriti dalla penna appassionata di un visionario e sognatore tifoso rossoblù. In questi racconti c’è tutto, c’è Taranto, ci sono i tarantini, c’è l’amore, la passione, la sofferenza. C’è la povertà e c’è la speranza incrollabile che la ruota possa finalmente cominciare a girare. Dalla parte nostra, finalmente.


Mimmo è nel suo letto di noce lucido a Paolo VI.
Sono venti anni che non mette piede nello Iacovone.

Quando racconta agli amici giù all’edicola questo fatto, gli tremano i baffi (ormai divenuti salepepe con riflessi rossastri per gli effetti tinteggianti della nicotina), e quasi percepisci il mormorìo dell’emozione che lo tradisce, quando racconta l’ultima partita vista in casa nel 1993: c’era quel “cadavere” di Bertuccelli che era sempre solo davanti al portiere ma “…non ge à sckaffave maje mborte quijdde muèrte…”

Mimmo non ha mai digerito “quell’onta dei dilettanti”: aver disputato tanti campionati in categorie infami.

Lui che del Taranto ancora ricorda tutte le formazioni a memoria dal 1972 al 1993. Ma ha sempre pensato a quella speranza di ritornare allo Iacovone, rientrare al campo e ritrovare il Taranto dove lo aveva lasciato.
A casa sua: la serie B.

Mimmo, dopo venti anni, non ricorda nemmeno più come sono fatti i gradoni del campo.
Di certo non ricorda le scritte sui muri.

Anzi no.

Una sì la ricorda: tanti anni fa qualcuno con uno spray nero su un lamierino di una stradina alla salinella aveva scritto “con Carelli torneranno i tempi belli”

Mimmo nel suo letto, addosso una canottiera bianca millerighe, forse non ricorderà i gradoni del campo, ma di certo ricorda il nervo duro delle notti come questa: dal 2002 ad oggi, la stessa adrenalina.
La stessa speranza per Mimmo.
Le stesse delusioni il giorno dopo.

Notti che hanno ospitato le sue preghiere.
La vigilia.

Mimmo si alza come tutte quelle notti, nervoso e ansioso, pensando a quando era un ragazzino.

La moglie Franca, stanca di una vita tra cucina e lavatrici, e 3 figli maschi da crescere, sente nel dormiveglia la mancanza del marito nel letto, ma, paziente e rassegnata come d altronde ha fatto negli ultimi 27 anni di jastème per il Taranto, si gira dall’altra parte, e riprende a dormire.

Tanto lei capisce sì, capisce che “….quello là, Mimmo, nel Taranto si rivede ijdde quanne ijère bbeccìnne, che con il padre andava a vedere le partite…ecchecivuoifare i maschi così sono: si attaccano a quelle studicarìe là…”

Intanto Mimmo, pantofole e canottiera, le gambe magre in un pantalone di pigiama verde con un elastico troppo grande per essere della sua taglia, sbuca nel buio del quartiere, da un balcone della cucina di casa sua, e, sigaretta alla bocca, fuma nervosamente.

I baffi di Mimmo si impregnano del fumo, mentre il suo volto viene illuminato da un riflesso tremolante rosso, che non proviene dalla sua sigaretta troppo piccola, ma dal bagliore dell ‘Ilva che, non molto lontana nella notte tarantina, mentre uccide migliaia di persone, fa da spettatrice al lamento di Mimmo “….mèna uagnù….mèna…….cà stàvòte jè à vòta bbone….”