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Pronti per l’ultima navigazione

Oramai non ci sono più aggettivi per elogiare una squadra che domenicalmente abbatte record su record, un gruppo di ragazzi che nonostante le inopportune “sparate” presidenziali continua ad abbattere gli avversari di turno e ad alimentare il sogno di una città intera.

Non sono stati sufficienti quattro impegni in sole due settimane, giocati con tutti i tipi di tempo, dalla pioggia che inzuppa il campo al sole che ti cuoce per novanta minuti, per fermare il carrarmato Taranto, una squadra capace di conquistare dieci punti (e avrebbero potuto essere dodici senza quel maledetto intoppo nel recupero di Como) e blindare la seconda piazza della graduatoria.

La Dionigi band, rinfrescata nell’occasione da un giusto turnover, vince contro una buonissima Reggiana, scesa a Taranto per conquistare anticipatamente la salvezza, e fa felici i circa 4500 pazzi che in una domenica di caldo estivo hanno ancora una volta preferito i gradoni dell’Erasmo Iacovone alle spiagge della ridente Litoranea salentina.

Lo zoccolo duro del tifo che sta spingendo il Taranto verso la riconquista della propria storia, stavolta si è spaccato; da una parte la curva e tutti coloro (la maggioranza del pubblico) che hanno voluto esprimere a voce il disappunto di una piazza che vede la propria squadra prima sul campo e non promossa direttamente in B per via di un -7 in classifica non attribuibile a sé; dall’altra i D’Addario boys, coloro che domenicalmente dimenticano troppo frettolosamente i sacrifici fatti dalla squadra e dalla tifoseria tutta per conquistare il primo posto, persone che trascurano un particolare importantissimo: il calcio è cuore e passione, non può e non deve essere solo numeri, soldi e….accrediti.

Per carità, nessuno disconosce al Presidente il fatto di averci messo tanto denaro suo, nessuno trascura il fatto che D’Addario ha ricostruito un giocattolo distrutto dalle precedenti gestioni, nessuno dimentica e dimenticherà l’impegno di tutta la famiglia presidenziale.

Purtroppo nessuno dimenticherà anche l’ignoranza calcistica del Presidente evidenziatasi in molte fattispecie, dal mancato ricorso per il vergognoso -1 per responsabilità presunta al costo dei biglietti rimasto inalterato per tutta la stagione senza sconti neanche nelle due ultime gare casalinghe, dalla mancata introduzione dei biglietti per i bambini, tifosi del domani, alla leggerezza con la quale sono state affrontate le scadenze economiche con le conseguenti successive periodiche penalizzazioni.

Il calcio non è numeri, non è solo bilanci, non è una azienda nel vero senso del termine, ma è una azienda atipica, dove devi investire soldi, è chiaro, ma soprattutto devi investire tutta la passione e l’amore che hai per la squadra che devi sentire tua, esattamente come fanno nel loro piccolo i tifosi, che domenicalmente trascurano tutto per seguire il loro Taranto.

Nessuno disconosce e disconoscerà quel che di buono ha fatto la famiglia D’Addario, un modello dal punto di vista organizzativo.

Quel che la gente ha voluto esprimere al Presidente è tutta l’amarezza di un obiettivo conquistato sul campo e non tradottosi in realtà per scellerate decisioni prese alla leggera, senza pensare alle conseguenze che avrebbero prodotto.

La stagione è stata salvata da una squadra e ad un mister eccezionali, che hanno già raggiunto un grandissimo obiettivo: hanno compattato la tifoseria, che in questo gruppo vede tanta professionalità e tantissimo attaccamento alla maglia, una cosa sconosciuta in passato.

La stagione è stata salvata anche dallo zoccolo duro del tifo dello Iacovone che domenicalmente trascina il Taranto e dalla tifoseria fuorisede che è stata forse la più bella scoperta del campionato, perché ogni settimana ha fatto sentire il Taranto accompagnato da una fede e da un amore immensi.

Il Taranto non è mai stato solo, e mai lo sarà, specialmente oggi che viaggiamo verso i playoff, dove troveremo Carpi, Sorrento e ProVercelli, la prima è la squadra della città dove è sepolto Erasmo, la seconda è la squadra che chiuse il ciclo di austerity blasiano, la terza è la suadra della storia calcistica italiana (con i suoi 7 scudetti).

Se non è un segnale questo…..E allora tutti pronti a salpare per l’ultima navigazione, quella decisiva, quella che ci deve riportare nel porto della serie B, quell’approdo dove esiste una banchina pronta per noi, preparataci dalla storia. Li ci aspetta Erasmo, e un carico di emozioni, da vivere sui campi della cadetteria futura, emozioni che le nuove generazioni devono vivere nel segno del rossoblù.

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