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Taranto – Sant’Antonio 0-0. Serve una svolta

Il Taranto non batte neanche il Sant’Antonio Abate, onesta e modesta squadra che rappresenta una cittadina di 2000 abitanti nei pressi di Castellammare di Stabia, e sprofonda in una crisi di nervi.

E’ il sunto di un altro pomeriggio senza vittoria e senza reti allo Iacovone, un tempo, anche recente, fortino nel quale era difficile uscire indenne e oggi triste catino senza curve (tra lavori in corso nella nord e divieto di trasferta per gli ospiti nella sud) nel quale si consumano spettacoli calcisticamente non semplici da digerire, soprattutto per chi fino a pochi mesi fa ammirava nel bene e nel male le maglie rossoblu in lotta per la serie B.

La settimana è stata impegnativa per mister Napoli, al quale erano stati concessi i famigerati “8 giorni” per riscattare la prestazione incolore di Bisceglie. Bisognava trovare un bandolo a questa intricata matassa, perché il Taranto nato appena una cinquantina di giorni fa e costruito in fretta e furia ha evidenti lacune in tutti i reparti e, cosa fondamentale nel calcio moderno a tutti i livelli, manca di corsa, grinta e intensità di gioco in diversi elementi.

Il tecnico siciliano cerca di sciogliere i mille nodi rossoblu affidandosi interamente ai suoi over: li butta dentro tutti, nei limiti dei regolamenti, ed il Taranto, mantenendo il solito 4-4-2, scende in campo con Maraglino tra i pali, in difesa Brancato (’94) a destra a sostituire lo squalificato Del Bergiolo, Stigliano (’92) come sempre a sinistra ed al centro capitan Prosperi che torna a far coppia con Rosato (’93) fresco di convocazione in nazionale di serie D. A centrocampo le novità: fuori il giovane Catalano dentro Vicedomini con Cordua in mediana. Ai loro lati Biondo a destra e Zaccaro (’94) a sinistra. In attacco si ricompone il tandem Cosa-Sarli. Restano in panchina Noviello e Bufalino, addirittura in tribuna Curri.

Il Sant’Antonio Abate, che appena a maggio ha vinto la Coppa Italia di Serie D ma poi in estate ha rischiato fino all’ultimo di non iscriversi, è una compagine che ha come obiettivo unico quello della salvezza. Ha provato ad essere la prima esperienza da tecnico di Gennaro Iezzo, ma l’ex portiere del Napoli ritiratosi da poco ha preferito dimettersi dopo un inizio terribile. La squadra giallorossa, affidata poi a Carannante, pare in ripresa, reduce dai primi 3 punti conquistati in casa a spese del Pomigliano ma allo Iacovone si presenta in assetto difensivo con una sola punta e una diffusa pochezza di valori che la rendono, a prima vista, avversario abbordabile anche per questo sconfusionato Taranto.

I rossoblu, schierati in maglia bianca (sarà stata un’idea della società dopo Bisceglie, quasi un invito a meritarsi di vestire la maglia rossoblu?), partono discretamente bene e provano subito a premere sull’acceleratore. Cosa di testa sfiora il gol in apertura pizzicando la parte alta della traversa, poi Biondo, molto mobile, chiama Apuzzo ad un intervento a terra impegnativo. Ancora Taranto sempre con Biondo che penetra in area senza concludere, poi Cosa che clamorosamente, senza pressione avversaria, temporeggia in un face-to-face con l’estremo giallorosso sprecando l’occasionissima ed infine Sarli spara una volée rasoterra di sinistro neutralizzata in angolo con un buon intervento del portiere. Il Sant’Antonio è poca cosa, cerca di tamponare e ripartire ma Maraglino e l’intera difesa non corrono particolari pericoli.

Detta così sembra la cronaca di un assedio, una gara dominata che con tranquillità si può sbloccare da un momento all’altro, ma in realtà non è esattamente così.

I padroni di casa sono lenti, hanno poche idee e quasi sempre le occasioni sono frutto di azioni estemporanee. D’altra parte gli avversari si dimostrano davvero di modesta caratura e non chiudere il primo tempo in vantaggio fa male al morale degli uomini in campo e del pubblico sugli spalti, la pazienza del quale sembra volgere al termine.

Ci si aspetta uno scatto d’orgoglio nella ripresa, per rispondere ai fischi piovuti al 45esimo, ma la realtà, molto più povera, mostra semplicemente un Taranto avvitato su sé stesso che fatica ad imbastire gioco e si rende ancor meno pericoloso, appesantito dalla stanchezza e dalla scarsa tranquillità causata da una montante contestazione. Napoli prova a modificare qualcosa sostituendo l’impresentabile Zaccaro (un supponente ragazzino che si permette di “non giocare” e poi contestare il cambio) con Catalano, dopo aver già inserito Noviello per il fischiatissimo Sarli, e si passa ad un 4-3-3 che sembra più logico per le caratteristiche degli uomini a disposizione. Ma senza un’adeguata sperimentazione di modulo e relativi movimenti diventa tutto inutile. Pure Biondo, tra i migliori, deve arrendersi ai crampi e non riuscirà neanche la verve del subentrato Bufalino a modificare lo 0-0. Tra l’altro va data menzione pure a Maraglino, fondamentale per aver salvato il risultato a metà tempo con un intervento di piede veramente difficile in occasione dell’unico tiro in porta degli ospiti sugli sviluppi di un confuso calcio piazzato.

La vox populi mette sul banco degli imputati, quasi come capri espiatori della situazione, il tecnico Napoli, accusato di aver sbagliato ancora la formazione e i due più facilmente identificabili e attaccabili: Cordua, tutto fumo e niente arrosto e Sarli, beccato per una forma fisica scadente ed un’inconcludenza a tratti irritante.

Ma sono davvero loro gli unici responsabili di una squadra che non gira? Personalmente credo di no, per carità mostrano tutte le loro carenza, ma credo che le responsabilità quando una squadra non gira vadano ripartite per bene.

Eppure, sapendo di dover affrontare un campionato senza grossi obiettivi (i campionati di vertice non si improvvisano), con una società costrituita last-minute ed ancora in cantiere e soprattutto con un budget limitato, quello che davvero fatico a capire è il motivo per il quale ci si è affidati nuovamente agli uffici di Ermanno Pieroni, pregiudicato ex patron inviso alla piazza, che viene riproposto quasi provocatoriamente come unica possibilità per ripartire con immediatezza dopo un fallimento.

Veramente c’è da chiedersi quanto siamo masochisti: davvero non c’era altro per ricominciare? A me pare che tutto sommato c’era a disposizione del buono nel settore giovanile della società precedente e da lì si poteva pescare a piene mani. Ma se l’obiettivo dell’annata è assestarsi e preparare il terreno ad una prossima stagione da protagonisti, perché ad esempio non sedersi a tavolino con mister Pettinicchio, superare eventuali divergenze e riproporre lui, con parte dei ragazzi che aveva allenato nella scorso campionato Berretti? E Sergio Mezzina non ha già mostrato di aver più competenze di qualcuno dell’attuale staff tecnico? Ripartire con i giovani, magari affiancati solo da qualche esperto, con entusiasmo e speranze di valorizzare qualcuno anche in prospettiva futura non sarebbe stato meglio e più logico rispetto al vedere sul green (più o meno) dello Iacovone gente di livello, forma fisica ed età (calcisticamente parlando) discutibile come appunto i Sarli e i Cordua che ora si contestano ma dai quali non so cosa si pretende?

A livello tattico la squadra non sembra squadra. Ma se non ci si muove armonicamente, con intensità e con qualche buon meccanismo provato in allenamento (inserimenti dei centrocampisti, scambi sulle catene laterali, sponde adeguate, scambi di prima quando possibili) è difficile che qualunque modulo dia dei frutti. Ed in un contesto del genere è poi normale che emergano di più i limiti di un giocatore rispetto ai suoi pregi.

Al momento non sappiamo se mister Napoli, messo in discussione, potrà correre ai ripari in settimana o verrà esonerato finendo per essere il parafulmine della situazione. Di certo c’è che con questi uomini a disposizione, nelle attuali condizioni psico-fisiche, non è facile tirare fuori molto di più.

Serve una svolta.

Alla prossima.

di Fab_Ta

 

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