Con ancora negli occhi le migliaia di fiaccole che hanno sfilato per ricordare le innocenti vittime tarantine e non provocate dall’inquinamento dell’industria pesante, e con l’attenzione rivolta soprattutto agli importanti fatti che in questi giorni potrebbero cambiare la storia di questo territorio, non è per niente semplice tenere alta la concentrazione sulle vicende del pallone rossoblu.
Ma essendo questa “una malattia che non va più via” non è il caso di mollare neanche ora, in uno dei momenti più bui della centenaria storia calcistica del Taranto.
A Battipaglia inizia con una sconfitta un nuovo corso, quello di mister Pettinicchio, che dopo una vita ad allenare qua e là ha finalmente l’occasione e l’onore di prestare il suo servizio alla massima espressione della sua città natale, il Taranto. E si, perché, al di là del momento difficile, resta un grande onore indossare quella stessa maglia rossoblu che in passato hanno vestito giocatori di livello in grado di dare un minimo di lustro calcistico nazionale a questo angolo d’Italia, difficile, controverso, mai realmente considerato per le sue potenzialità, ma che invece oggi finisce per scoprirsi determinante per le sorti del Paese, o quantomeno c’è a chi conviene farlo passare come tale…
L’ex mister della Berretti che lo scorso aveva seminato bene insieme allo staff del settore giovanile, rientra oggi dal portone principale in sostituzione di due tecnici: uno ufficiale, mister Napoli, che non è riuscito a ripetere le passate recenti e vincenti esperienze probabilmente a causa soprattutto di una rosa non all’altezza e dello scarso tempo a disposizione, l’altro in pectore, mister Maiuri, che è stato ad un passo dal prenderne il testimone ma che all’ultimo minuto pare si sia tirato indietro perché non convinto da qualcosa che non conosciamo con certezza ma possiamo intuitivamente ricondurre alla presenza di una scomoda consulenza esterna di cui è il caso di liberarsi nel più breve tempo possibile.
Al Pastena di Battipaglia il clima è decadente: stadio enorme (classico delle speculazioni campane anni ottanta) ma spoglio e mal messo, spalti deserti, società di casa in crisi dopo il tentativo dell’anno passato di risalire nei professionisti chiuso con un 3° posto nel girone I della serie D e la sconfitta in semifinale playoff, quegli inutili playoff vinti poi dal Cosenza di Tommaso Napoli utili solo a formare la graduatoria di un eventuale ripescaggio che poi la Lega Pro non ha concesso.
I padroni di casa, che non ospitavano il Taranto dal 1996/97 e che finora ci avevano fronteggiato solo tra i professionisti (sigh…), schierano un 4-3-3 semplice, con tanti ragazzi giovani, che sul campo si mostrerà molto scolastico, ben poco pericoloso ma sufficientemente chiuso e dinamico. Intanto questi hanno 8 punti in classifica ed una sola sconfitta, alla prima di campionato, tra l’altro.
Pettinicchio invece cambia il Taranto: si passa subito ad un 3-4-3 di “dionigiana” memoria e qualche novità negli uomini. Maraglino è inamovibile tra i pali, la difesa è schierata con Occhipinti centrale, Rosato alla sua destra e capitan Prosperi dalla parte opposta. I cursori di fascia restano Del Bergiolo, al rientro dopo un turno di stop per squalifica, e Stigliano. In mezzo al campo di nuovo fuori il giovane Catalano per far spazio alla coppia Cordua-Vicedomini. Infine il nome nuovo è il giovanissimo Bongermino (classe ’95) centravanti che sostituisce l’infortunato Cosa, coadiuvato dalle mezze punte Bufalino e Noviello, rispettivamente a sinistra ed a destra. Sarli e Biondo finiscono in panchina.
Lo sviluppo della gara è subito una sorpresa perché è il neonato Taranto a fare la partita, a muoversi discretamente bene in campo ed a dare la sensazione di poter dare una piccola svolta al campionato con una vittoria. Apprezzabili i tentativi dalle fasce dei “terzini alti”, buona la mobilità complessiva, i reparti sono discretamente più compatti rispetto al recente passato, non male neanche il ragazzino in attacco che nonostante non abbia nemmeno 18 anni ha già un discreto fisico pur essendo ovviamente molto acerbo in diversi fondamentali. La Battipagliese cerca di pungere quando può: su un calcio piazzato dalla trequarti cross al centro, incornata e traversa alta. Altra azione bianconera, buco clamoroso di Occhipinti su cross basso dalla sinistra con possibile atterramento dell’attaccante di casa nel tentativo di recuperare il pallone: brivido, ma l’arbitro non fischia. Noi invece siamo fumosi, non riusciamo come sempre a tirare nello specchio della porta ed è il nostro limite più grande: nel calcio la concretezza è tutto…
Al 40′ del primo tempo, dopo aver tenuto costantemente in mano il pallino del gioco, la beffa: angolo a nostro favore sventato dalla retroguardia campana, Del Bergiolo si fa rubare ingenuamente palla ancora in fase di attacco sulla trequarti, lancio lungo per la punta Sorrentino, Vicedomini è in vantaggio ma invece di spazzare, come normale per uno che è ultimo uomo ed è pressato dall’avversario in corsa, tenta un controllo, lo sbaglia e dà il via libera alla punta bianconera per dribblare Maraglino e mettere in rete. 1-0 e si butta via il lavoro di un buon primo tempo che si chiude senza ulteriori sussulti.
Nella ripresa mister Pettinicchio non apporta modifiche e la sensazione è che nonostante i limiti di questo nostro Taranto, la gara si possa riprendere. Bufalino e Noviello provano a dare la scossa con qualche scorribanda personale delle loro ma davvero c’è tantissimo da lavorare sul gruppo perché è necessario che si diventi più concreti. Al 5′ minuto capitan Prosperi, tornato sicuro in un ruolo ricoperto negli ultimi anni (peccato che al suo fianco ci siano non più Coly o Di Bari che stanno facendo bene in serie B ma un Occhipinti al limite dell’inguardabile…), pareggia di testa su corner dalla destra. Parità giustamente ristabilita e si può addirittura pensare a qualcosina in più.
In realtà la tenuta atletica dei rossoblu inizia a traballare. Cordua (meglio del recente passato) e Vicedomini rallentano, le mezzepunte rientrano sempre meno e Bongermino, sfiancato da un lavoro di corsa continua su tutto il fronte d’attacco, inizia ad accusare la stanchezza, così come i cursori di fascia che tendono a stare bassi.
Il tecnico è costretto a cambiare qualcosa: nel giro di un quarto d’ora, quello centrale del tempo, fuori Del Bergiolo, Bongermino e Noviello, dentro il recuperato ex Berretti Papa, Musto e Sarli. Cambia poco.
Il baricentro della squadra si abbassa quasi inevitabilmente ma nonostante qualche pericolo la gara sembra scorrere verso il definitivo 1-1 che tutto sommato starebbe bene ad entrambe le squadre, solo un episodio sembra poterla sbloccare. E l’episodio puntualmente arriva, negativo per noi: inutile fallo sulla trequarti, punizione classica di quelle che nella maggior parte dei casi prevedono cross lenti in area, sbuca la testa o la spalla di Barra che Prosperi e Occhipinti si erano perso e palla beffardamente in rete nell’angolo basso: altra frittata, e stavolta il tempo per recuperare la gara è davvero minimo così come le idee di gioco ed il fiato che rimane nei polmoni dei nostri. Resta solo un disperato assalto “di cuore”, soprattutto del capitano che si inventa centravanti nel finale, o di Maraglino che prova addirittura a trovar gloria su un calcio piazzato, quello che divide il gol dal triplice fischio finale dell’arbitro.
Finisce 2-1, altra sconfitta e penultimo posto.
Ma, come detto, non è il momento di mollare. Qualcosina in più dal punto di vista del gioco si è vista, niente di trascendentale per carità, ma a questa squadra sta anche girando male. Tuttavia che ci sia un problema atletico pare evidente: sappiamo giocare con buona intensità per molto poco tempo, poi torniamo lenti e prevedibili, creiamo pochissimi pericoli mentre paghiamo quasi sempre a caro prezzo le nostre fragilità.
Solo qualche risultato positivo, magari frutto di tanto lavoro tattico e atletico a cura del mister e del preparatore, può portare la necessaria tranquillità. Proviamoci ancora!
Alla prossima.
di Fab_Ta

