di Alessandro Frascella
Ci sentiamo, ancora una volta, traditi, affranti, feriti e senza speranza. Quasi fosse una maledizione, sembra che tutto sia destinato a ripetersi: lo zero a zero contro la Pro Vercelli, a più di qualcuno, è sembrato un “déjà vu” di quel Taranto Catania che ha mandato in frantumi tutti i sogni e le speranze di una tifoseria. Una partita “non giocata”.
Ma il peggior “déjà vu“, è quello del mesto epilogo della stagione del 1992/1993: oggi come allora, incombe il rischio della radiazione, quello di veder svanire, ancora una volta, anche il “professionismo”, tornando nell’inferno dei Dilettanti o, addirittura, nell’Eccellenza.
In tal caso si aprono diversi scenari nelle scelte personali della tifoseria: l’abbandono e la diserzione, la resa incondizionata, oppure si entra nelle trincee e si comincia a combattere la battaglia per cambiare per sempre il modo di fare calcio a Taranto.
Passa a “Tifosi 2.0”
E’ venuto forse il momento di dire basta a tutto ciò, di liberarci dei vari “sepolcri imbiancati” del calcio, di rottamare il “vecchio tifoso” che è in noi e di passare alla versione più moderna di “Tifosi 2.0”: un nuovo modello di tifoseria attiva e protagonista, capace di coinvolgere socialmente larghi strati della città nel progetto calcistico da protagonisti. La tifoseria che si costituisce in un soggetto “unico”, democratico e rappresentativo: il “braccio armato” della tifoseria verso le Istituzioni e verso il club, un soggetto finanche capace di partecipare al capitale sociale del club cittadino, per esercitare una funzione di sostegno fattiva, una funzione di critica costruttiva e soprattutto una funzione di vigilanza e di controllo periodico sui conti e sui bilanci societari: tutto questo potrebbe diventare l’APS Fondazione Taras 706 a.C.
“Io voglio passare ad un livello successivo, voglio dare vita a ciò che scrivo.
Sono paranoioco ed ossessivo fino all’abiura di me. Vado ad un livello successivo dove dare vita a ciò che scrivo.
Sono paranoico ed ossessivo fino all’abiura di me.” Citazione Caparezza – Abiura di Me
Rottamiamo dunque il “vecchio tifoso”, quello che si esalta e incensa la proprietà di turno, inseguendo miti che non esistono alle nostre latitudini, di Presidenti “magnati”, quei tifosi che poi “piangono” su stessi impotenti, quando il sogno svanisce e si rischia ciclicamente e passivamente l’ennesimo fallimento e l’ennesima radiazione.
Ecco, a tutto questo noi dobbiamo dire basta! Mai più fallimenti! Mai più i soliti parrucconi a Taranto, usciamo dalla spirale vorticosa che ci vede ogni 4/5 anni passare attraverso le forche caudine dei fallimenti e delle mortificazioni della tifoseria. Urge un cambio di rotta, urge un nuovo ed ambizioso modello di calcio a Taranto, un modello Taranto.
Qualora non riuscissimo a salvare la categoria, stavolta, dovremmo ripartire per costruire un futuro calcistico migliore e ben più solido, non più una sola proprietà che investa milioni su milioni per poi fallire, ma piuttosto, una decina di imprenditori medio grossi disposti ad investire nel calcio 500 mila euro a testa, con al fianco un’azionariato popolare sempre più in crescita, capace di fare rete e sistema attorno al calcio rossoblu.
Ecco l’asset che potrebbe dare futuribilità e progettualità al calcio Tarantino, nessun grande patron “magnate”, nessun esporso “faraonico” annuale, dieci imprenditori con un “gettone” annuo da investire sul calcio, un budjet autorevole, che potrebbe idealmente rendere possibile anche il raggiungimento dell’agognata serie B, con un azionariato popolare sempre più importante e protagonista: la vera arma in più.
“Tifosi 2.0”: democrazia e partecipazione, attività nel sociale rivolta ai nostri bambini, i tifosi del futuro, sostegno al club, merchandising, aggregazione della collettività attorno al Taranto, sia in città che per i fuori sede. Dobbiamo crederci, è venuto il momento di puntare fortemente su noi stessi, su noi tifosi che siamo la più grande risorsa che il Taranto calcio possa vantare: non solo “polli da spennare”, ma attori protagonisti del calcio cittadino.
Una risorsa, quella della tifoseria, che deve crescere in mentalità, in partecipazione, in iniziativa, che deve operare necessariamente su se stessa l’upgrade ad un livello superiore, per l’appunto a “Tifosi 2.0”, ad una versione di tifosi capace di vincere le sfide del futuro: se vogliamo sopravvivere come tifoseria, ci dobbiamo necessariamente evolvere in qualcosa di più grande e meraviglioso.
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