Go to Top

Taranto, la mostra del calcio ora diventi permanente

Fondazione Taras
“Vogliamo recuperare, valorizzare, tramandare e custodire il Patrimonio Storico della nostra Tifoseria, della Storia del Taranto Calcio. Vogliamo una sede idonea per istituire il MUSEO DEL TARANTO CALCIO, al fine di offrire una vetrina ai vari collezionisti e appassionati del Taranto. Insieme si può!”
dal Corriere del Giorno 21/09/2011
di Fulvio Paglialunga
La  galleria comunale del Castello Aragonese, con persino la memoria ripulita dalla polvere che con le modernità del calcio attuale si è depositata sul lato romantico di uno sport meravigliosamente popolare.

E’ un esempio, anche, quello che accade: l’iniziativa individuale di un collezionista solo, che viene affiancata da altri compagni di avventura. In una città che si divide su tutto è cosa rara: Carlo Esposito, Nicola Grassi, Daniele Semeraro e Franco Valdevies, supportati da Niko Molendini e Franco Ferrara (patrocinio della Provincia e del Comune di Taranto) hanno messo in mostra pezzi conservati con cura, altri amici hanno prestato i loro oggetti – tra i più cari di casa – per arricchire l’esposizione. E un fiume di gente (non si può quantificare: un fiume va bene) è entrato nelle stanze della storia, zigzagando tra le stelle e le stalle del calcio tarantino, persino tra foto di giocatori di cui si fatica a ricordare il nome o tra miniature del subbuteo in rossoblù. Fermandosi, è naturale, per il tempo maggiore dinanzi all’angolo dedicato a Erasmo Iacovone: le sue maglie, le sue foto, le prime pagine dei quotidiani del giorno in cui i sogni della città che tifa si schiantarono contro un’Alfa a fari spenti. Ci sono anche i giornali delle feste, però: le edizioni straordinarie del Corriere del Giorno, quelle che celebrano promozioni, gioie, esultanze collettive.
Esci. E vorresti rientrare. «Se mi sono perso qualcosa?». Allora ricominci, giri ancora, esplori le teche, riguardi il biglietto di Taranto-Real Madrid dell’8 settembre 1968, sbatti le sedie che una volta erano al Salinella, ascolti i “100 battiti di cuore, storia e… passione” che sono previsti sin dal nome dato all’iniziativa, assecondi quella «malattia giovanile che dura tutta una vita» che è il tifo secondo Pier Paolo Pasolini, senza nessuna voglia di curarla.
E’ stato un bel viaggio quello che gli organizzatori hanno offerto, ma domenica si è chiuso il portone della galleria ed è diventato il momento di porsi le domande, di progettare altro che non sia dipendente solo dalla buona volontà di tifosi appassionati. Rendere permanente la mostra è un dovere nei confronti della memoria di una città che spesso la perde e che del calcio, almeno, ha qualcosa di conservato. Un passaggio da consumare in fretta e con giudizio. Certo, la partecipazione del Taranto è stata affidata più che altro a visite private, non c’è stato sostegno promozionale e nemmeno la partecipazione – anche a titolo personale – di dirigenti. E’ vero, il Comune ha messo a disposizione la galleria ma le lampadine erano da comprare. Non c’è dubbio, lo Iacovone – che già ai tifosi apre solo per le partite interne – è un luogo insicuro (nelle ultime settimane sono spariti persino bicchieri di plastica). Ma si metta insieme chi ci deve pensare: uno sforzo di società e istituzioni, un confronto con i responsabili della mostra, improvvisamente custodi della storia di un pallone dai rimbalzi da sempre irregolari (e passare in quei corridoi lo ricorda). Unire gli intenti, come hanno fatto Carlo, Nicola, Daniele, Franco, Niko e l’altro Franco. Partecipare, come hanno fatto i tanti visitatori. Compiere un gesto concreto, come quelli che hanno lasciato un contributo (permettendo di raggiungere una somma notevole) per aiutare il piccolo Francesco Di Molfetta. Prendere tutti questi esempi. Renderli ricchezza. Ché senza storia un popolo è più povero. E anche una squadra di calcio.

, , , , , , , , , , , ,