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L’anno che verrà

Può sembrare fuori luogo affrontare il discorso del futuro societario del Taranto a soli due giorni dall’ennesimo mancato salto in serie B. Ma è con questa realtà che ci dobbiamo confrontare adesso. Il punto oggi non è nemmeno salvare la serie C. Il ragionamento deve essere di più ampio respiro, altrimenti non andiamo da nessuna parte.

Finora affidarci all’imprenditore illuminato di turno non ha portato alcun risultato indipendentemente che il suo nome sia stato Pieroni, Blasi o D’Addario. Tre persone completamente diverse con pregi (pochi) e difetti (tanti) completamente diversi ma tutti e tre sono durati lo spazio di 3-4 anni lasciando alle loro spalle soltanto macerie, chi più, chi meno.

Certo la società di D’Addario oggi è più vendibile di quanto non fosse quella di Blasi, piena di vertenze pendenti nascoste che si è dovuto sobbarcare l’acquirente. Quella di Pieroni poi non poteva essere oggetto di nessuna transazione se non attraverso il tribunale fallimentare. La sostanza tuttavia non cambia. In tutti e tre i casi siamo rimasti al punto di partenza: in serie C e con una società e soprattutto una squadra da rifondare completamente. Come se al Monopoli pescassimo sempre la carta degli imprevisti che dice: torna al via!

Finora l’unico soggetto interessato a comprare il Taranto è Ermanno Pieroni (anche se voci dell’ultim’ora parlano di un suo disimpegno) a dimostrazione che siamo dentro un gorgo vizioso da cui non riusciamo a uscire. Se ero disposto a ingoiare tonnellate di melma accettando la presenza di Pieroni in serie B, faccio fatica a ripartire dalla C con lui alla tolda di comando. Questo perché so perfettamente che nessuna nave guidata da Pieroni può avere vita lunga. Ce lo insegna il passato. A chiare lettere. E non è soltanto la finale con il Catania a dirmelo ma anche e soprattutto i due anni successivi, fatti di calciatori acquistati che all’altezza del casello di Massafra tornavano indietro perché non avevano le garanzie richieste, di scioperi a ottobre prima di trasferte importanti, di ritiri in improbabili località austriache con l’albergo che non veniva pagato eccetera eccetera eccetera. Certo ci ha iscritto in C/2 poche settimane prima di essere arrestato: ma all’epoca bastava farsi firmare le liberatorie dai calciatori anche senza pagarli, oggi non è più possibile perché fa fede il bonifico in banca.

Men che meno ripartirei con Pieroni dalla serie D. Se devo ripartire dalla D vorrei farlo con bel altri presupposti. E a questo punto se l’unico futuro possibile è lui, tanto vale non disputare alcun campionato.

La scorsa settimana il sindaco Stefàno ha dichiarato che si sta lavorando per garantire un futuro al Taranto. Voglio crederci, pur tra mille dubbi. Allora mi permetto di suggerire una strada, l’unica che mi sembra percorribile e soprattutto l’unica che possa dare garanzie di continuità societaria.

Creiamo un gruppo di almeno una decina di imprenditori del territorio, ciascuno dei quali acquisti una quota, più o meno grande, della società attuale o di una nuova società che dovesse crearsi per ripartire dalla D (opzione questa più facile ahimè). Questi imprenditori eleggono un presidente a cui viene affidata la gestione sportiva. Spetterà al presidente, in accordo con il consiglio di amministrazione, nominare le figure più strettamente manageriali della società, vale a dire direttore generale, direttore sportivo, responsabile del settore giovanile e così via. Se il presidente fallisce gli obiettivi di inizio campionato se ne nomina un altro, ma la compagine societaria resta comunque, indipendentemente da una stagione sbagliata.

E’ chiaro che in una siffatta società chi ha il 5% conta per il 5% perché vuol dire che ha versato solo il 5% del capitale totale e non può avere la pretesa di prendere le decisioni da solo. Allo stesso modo chi ha il 25% conta per il 25%. E’ chiaro che in una siffatta società se non si è d’accordo con le scelte gestionali si affronta il problema in sede assembleare o all’interno del consiglio di amministrazione, ma senza drastiche rotture, senza ritirare il proprio investimento né rifiutandosi di fare la propria parte negli oneri spettanti in virtù della quota acquistata. Semplicemente se ci si vuole disimpegnare si trova qualcuno che compri la quota.

E’ chiaro che nello statuto di questa società debba essere messo nero su bianco che non possono essere dati incarichi di alcun tipo a soggetti che hanno già fatto parte di organigrammi delle precedenti società del Taranto con mansioni che vanno dal presidente al direttore sportivo (così eliminiamo il pericolo che tornino volti tristemente noti).

Non è Fantacalcio, è il modello Pescara tanto per fare un esempio. E’ quello che stava costruendo Papalia prima che la società fosse ceduta a Pieroni. Taranto sarà in grado di mettere in piedi un progetto di questo tipo? La parola al sindaco.

Gianluca Semeraro alias Kuldelski

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Gianluca Semeraro alias Kuldelski.

0 Responses to "L’anno che verrà"

  • Giovanni
    29 Maggio 2012 - 23:09

    Speriamo in positivo.
    Almeno io non voglio partire un’altra volta dall’Eccellenza.