Il Taranto è nel caos. Tra prestazioni mediocri sul campo, allenatori sulla graticola, consulenti tecnici indigesti e malcontento diffuso tra i tifosi non ci facciamo mancare, come al solito, nulla.
L’idea che su questa città si sia abbattuta una maledizione sta diventando sempre più concreta. Nel calcio ad esempio da troppi anni manca sempre un punto per fare scopa.
L’anno scorso avevamo una squadrone ma mancava la società. L’anno prima ancora la società c’era, o almeno così sembrava, ma mancavano scelte tecniche adeguate. Con Blasi invece le scelte tecniche erano più che indovinate e avevamo anche un presidente con la giusta tenacia ma è mancato improvvisamente lo stadio.
Adesso la società c’è. Insisto nel dirlo, senza tema di smentita. Magari non ha ancora una solidità finanziaria che ci consenta di guardare a traguardi ambiziosi, ma è presente e sa anche quello che vuole e come ottenerlo.
Manca però tutta la parte tecnica. La rosa dei calciatori è totalmente inadeguata, inutile usare eufemismi. E quando un ragazzino come Zaccaro si permette di togliersi la maglia rossoblu con stizza solo perché sostituito vuole dire che oltre al talento manca anche lo spessore umano che in tutti i settori, non soltanto nel calcio, è ben più importante.
Non ho visto la partita di domenica ma mi hanno raccontato che il Sant’Antonio Abate era una squadra davvero mediocre. Non essere riusciti a vincere è davvero scandaloso. E se dopo cinque giornate non solo non è stata trovata la quadra ma nemmeno la si intravede evidentemente il problema è a monte.
Un cambio di rotta è necessario: la guida tecnica deve cambiare e non parlo ovviamente soltanto dell’allenatore. Ma la scelta deve essere oculata. Perché sbagliare di nuovo potrebbe essere fatale.
Il campionato di serie D è lungo e ha tante vite. A fine novembre ci sarà un’altra sessione di mercato e le squadre cambieranno completamente fisionomia, alcune in meglio e altre in peggio. Cominciamo a pensare che chi sta sotto di noi (poche squadre per la verità) potrebbero non essere quelle destinate alla retrocessione e chi invece sta sopra e oggi sembra solido potrebbe avere presto un tracollo.
La crisi economica vale per tutti e in Lega Pro viene promossa una squadra soltanto. Su dieci che hanno costruito uno squadrone per fare il salto di categoria, almeno quattro o cinque già a novembre tireranno i remi in barca sapendo di non potercela più fare. Matera e Monopoli (anzi Monospolis) corrono che è una bellezza e la stessa corazzata Ischia già è costretta a inseguire. In coda Trani e Nardò stanno dando segni di vita, mentre il Francavilla sta facendo fatica dopo un buon avvio.
Insomma tutto può ancora accadere. Basta non perdere la testa e fare scelte indovinate. L’allenatore ad esempio, se ci sarà un nuovo allenatore, va selezionato per serietà e grinta. E occorre evitare tecnici che già hanno operato più volte in passato mostrando evidenti limiti. Perché tanto a Taranto i miracoli non accadono. Mancherà sempre un punto per fare scopa. Cerchiamo quantomeno di fare carte a lungo, denari e settanta.
Se poi quest’anno non peschiamo il sette bello pazienza. Ci riproviamo l’anno prossimo. Ma almeno continuiamo a giocare.
Gianluca Semeraro alias Kuldelski

