Si potrebbe guardare al bicchiere mezzo pieno: abbiamo tenuto in scacco la super-favorita Matera per oltre un tempo. Ma non serve a niente. Si potrebbe guardare al futuro con fiducia, tenendo conto che tra meno di un mese riapre il mercato, ma non è facile. Si potrebbero fare agili parallelismi col recente passato quando perdemmo 3 a 2 a Ragusa dopo essere stati sul 2 a 0 e poi ci salvammo ai playout proprio con i siciliani grazie all’eroe di quell’anno, Giovanni Malagnino, ma non funziona così.
La situazione del Taranto è drammatica. Se continua così si retrocede senza se e senza ma. A un tasso tecnico non eccellente, giusto per usare un eufemismo, si associa una situazione di disagio (un altro eufemismo!) legata ad alcuni over che hanno deciso evidentemente di non dare più nulla alla causa del Taranto, anzi.
Agli infortunati diplomatici, vedi il tarantino Cosa, bisogna aggiungere gli inutili e dannosi Sarli e Bufalino. Il primo, domenica subentrato a poco più di un quarto d’ora dalla fine, ha insistito per tirare una punizione dal limite nei minuti conclusivi della gara per poi buttarla con troppa faciloneria sulla barriera dei materani. Il secondo ha perso più palloni di qualunque altro giocatore scarso della storia del calcio. Non si può andare avanti così. La società dovrebbe a questo punto prendere decisioni drastiche: chi non vuol più contribuire alla causa Taranto deve andare via, volontariamente o forzosamente.
Solo allora si potrà parlare dei presunti errori di formazione di mister Pettinicchio o dell’inadeguatezza degli altri calciatori. Adesso è inutile perché il problema non sta lì ma da un’altra parte. Anziché ripeterci in maniera ossessiva quanto grossolano sia stato l’errore di affidare la gestione tecnica a Pieroni, cosa ormai più che assodata, dovremmo fare in modo di riparare noi stessi a quell’errore, facendo capire che la maglia del Taranto la si rispetta, soprattutto se si è tarantini. Perché se non cominciamo a fare così, ci sarà sempre un calciatore che farà finta di farsi male per non giocare, ci sarà sempre qualcuno che tirerà la gamba indietro in campo, ci sarà sempre qualcuno che ci prometterà la B, ad esempio, e poi andrà a Bari o a Salerno.
Il campionato è ancora lungo ma non infinito e non ci aspetterà per sempre. Sarebbe opportuno evitare i playout. Cosa ovvia, direte. Un po’ meno ovvia se pensiamo che squadre come il Sant’Antonio Abate o lo stesso Grottaglie a questa categoria ci sono abituate, noi no. Loro saprebbero gestire il doppio spareggio, noi forse avremmo più difficoltà. Quindi è meglio se arriviamo prima alla salvezza e senza troppi patemi.
Dalla campagna di riparazione di dicembre/gennaio mi aspetto molto: mi aspetto quello che avrebbe dovuto essere ad agosto. Intanto un segnale di serietà questa società a mio avviso lo ha già dato. La reazione ai fatti di cronaca del dopo gara di ieri (auto danneggiate nel parcheggio dello Iacovone) è stata misurata ma netta, senza isterismi o facili minacce di abbandono e soprattutto volta a condannare e isolare i veri responsabili e non, come fatto troppe volte in passato, additare la generica tifoseria. Un piccolo segnale di maturità rispetto a presidenti del passato che di superiore avevano soltanto la categoria in cui militavano.
Gianluca Semeraro alias Kuldelski

