Ci risiamo caro Taranto! Si ricomincia un’altra volta. Due gradini più in basso dell’ultima. Quella in cui ci hai fatto davvero sognare. Ma anche noi come Icaro, però, avevamo ali di cera che a contatto col sole si sono sciolte facendoci precipitare improvvisamente al suolo.
Ci siamo fatti molto male ma ci siamo rialzati. All’ultimo minuto. Grazie all’idea geniale di alcuni tifosi che hanno messo su una fondazione. Grazie alla tenacia e alla pazienza di Emanuele Papalia e al sacrificio di pochi tarantini. Troppo pochi, lo ripeterò sempre.
Siamo ancora malfermi sulle gambe. Non siamo la corazzata dell’anno scorso. Dobbiamo ricostruire tutto. Partiamo da Trani e poi due in casa consecutive. Che strano! Anche il calendario dell’anno scorso era così: trasferta a Lumezzane e poi due consecutive in casa. Speriamo che, come successe l’anno scorso, a Trani piova a dirotto e la partita venga sospesa così da poter avere più tempo. Perché se sulla carta noi siamo la società blasonata e il Trani è la provinciale, la realtà dice che il Trani è forte e noi non abbiamo ancora una squadra.
Ce la farai caro Taranto, anche questa volta. Perché in un modo o nell’altro ce la fai sempre. Ne sono convinto. Dobbiamo dire grazie ogni giorno a chi ci consente di parlare di nuovo di calcio. A Bongiovanni, a Nardoni, a Morales e a tutti gli altri. E dobbiamo accettare le loro scelte, giuste o sbagliate che siano, sempre che siano fatte in buona fede per il bene del Taranto. Dobbiamo invece rifiutare le logiche speculative, dobbiamo vigilare sull’invidia e sui giochi di bottega che potrebbero essere cattivi consiglieri e portare a privilegiare gli amici degli amici rispetto a chi veramente può dare qualcosa alla causa Taranto.
Per esempio l’anno scorso avevamo un settore giovanile fortissimo. Buona parte è stato saccheggiato dalle altre squadre. Ma c’è tanto ancora a cui possiamo attingere. E non parlo solo dei ragazzi ma anche di chi se n’è occupato con encomiabile spirito di sacrificio e di servizio. Il Taranto ha bisogno di queste persone. Non disperdiamo questo patrimonio umano, una delle poche cose che si salvano dell’ultima reggenza. E’ importante che chi ci ha salvato abbia ben chiaro in mente che la questione tecnica nel calcio è delicata e va affrontata con la giusta consapevolezza. Dobbiamo subito dire di no ad allenatori che già troppe volte hanno fallito alle nostre latitudini perché si possa dar loro l’ennesima chance. Pur non mettendo in discussione l’attaccamento ai colori.
Il girone è difficile. Almeno sulla carta. Mica ci chiamiamo Salernitana che ci costruiscono il girone su misura per noi! Ci chiamiamo Taranto. Dobbiamo già essere contenti che non ci siano toccate in sorte anche Sarnese, Agropoli, Savoia, Torre Neapolis (ex Turris) e Casertana. Sbagliare l’allenatore potrebbe essere letale. Non dobbiamo vincere a tutti i costi il campionato, d’accordo. Ma dobbiamo creare un circuito virtuoso di rinnovato entusiasmo. Quindi stiamo attenti. Anche sugli abbonamenti. Abbiamo bisogno del calore del pubblico. Abbiamo bisogno di un’apertura di credito che ci consenta di investire sul futuro.
Ci risiamo caro Taranto! Tocca di nuovo a te. Noi come al solito ci saremo, allo stadio, attaccati alla radiolina, davanti alla pagina 258 di televideo. A soffrire per questi colori. E a costruirci ali più solide per tornare a volare. Sperando che questa volta non siano di cera.
Gianluca Semeraro alias Kuldelski

