Quando pensai a come chiamare questa piccola rubrica settimanale mi venne subito in mente il nome “RETTANGOLO VERDE” proprio perché evoca immediatamente il calcio giocato, i ventidue in campo, il pallone che rotola e che quando va in rete spinto da un giocatore bardato del rossoblu che tutti noi amiamo ci fa gioire di solito dopo tanta sofferenza e ansia: insomma, emozioni vere, reali, intense che hanno la loro manifestazione su quel tipico sfondo di colore verde, in ogni parte del mondo.
In ogni parte del mondo… tranne che a Taranto evidentemente!
Non si può iniziare a parlare della gara di ieri senza accennare alla vergogna dello stadio Erasmo Iacovone, simbolo di una città in condizioni di degrado continuo certificato anche dalla solita classifica della qualità complessiva della vita che vede la nostra provincia aver raggiunto ormai l’ultima posizione con particolare evidenza negativa nella sezione “Affari e Lavoro”, “Tempo Libero” e “Popolazione”.
Lavori in corso fermi da mesi all’abbattimento dei gradoni (manco fosse la curva del Maracanà), terreno di gioco in condizioni più che pietose (non un campo di patate ma praticamente un terreno arato in superficie, da coltivare, senza più erba), seggiolini e spalti in generale invecchiati e sporchi e tanto altro ancora… insomma, uno scempio! In altre città anche con meno risorse, più debiti e forse pure di categoria calcistica inferiore non si assiste ad orrori del genere!
Sarebbe stato più adeguata una cornice migliore perciò per una bella gara tra il Taranto del nuovo corso che possiamo definire quasi “post-consulenza-pieroniana” ed il Monopoli, quarto in graduatoria, che voleva sfruttare lo scontro diretto tra le prime due della classe, le campane Ischia e Gladiator, per recuperare qualche punto e credere ancora ad un campionato di vertice.
Il Monopoli, ufficialmente denominato MonosPolis riprendendo l’origine greca del nome della cittadina adriatica, è una matricola terribile del campionato che ha serie intenzioni di promozione nei professionisti dopo aver vinto il girone pugliese di Eccellenza lo scorso anno, per ridare vita ad un passato che ha visto la compagine biancoverde diverse volte in terza e quarta serie. Oggi le ambizioni monopolitane sono animate da un gruppo giovane di under interessanti con l’innesto di qualche elemento esperto di buona qualità come il trequartista/seconda punta tarantino De Tommaso, ex Martina, che ieri ha dovuto abbandonare la contesa dopo mezzora per un infortunio, l’attaccante argentino Pereyra, il centrale difensivo Allegrini con qualche presenza in B in un Bari di qualche anno fa, e anche un ex, Nicola Strambelli, rossoblu “semestrale” dal luglio 2009 al gennaio successivo, in perfetto stile del Taranto di proprietà dell’autorivenditore che parlava di modello-Barcellona…
A guidare il gruppo c’è Claudio De Luca, tecnico giovanissimo di soli 31 anni, reduce appunto dalla vittoria del campionato e da un’ottima stagione fino ad ora, che schiera i suoi con un 4-3-3 molto dinamico e propenso al gioco palla a terra fino alla verticalizzazione per innescare soprattutto gli ottimi già citati De Tommaso e Pereyra che hanno dimostrato di saper fare parecchio male alle difese avversarie.
Il Taranto di Pettinicchio invece è diverso rispetto a qualche domenica fa. Il trainer del Borgo si è reso conto che non è semplice con gli uomini a sua disposizione mettere in pratica i meccanismi del 3-4-3 in stile “dionigiano” e dopo le buone risposte del Fanuzzi di Brindisi opta per uno schieramento con una difesa a 4 davanti a Maraglino composta stavolta da Papa a destra, Prete a sinistra e Terrenzio-Brancato coppia centrale vista la contemporanea indisponibilità di Prosperi, assente per problemi personali, e Rosato infortunato. Il centrocampo, tallone d’achille del Taranto di questo primo scorcio di stagione è ora più folto con 3 uomini: Vicedomini play basso, Cordua e Gnoni interni, a supporto di un tridente con Faccini centravanti (adattato nel ruolo), Fumai a sinistra e Mignogna a destra.
Al ritmo incessante del tifo della curva (virtuale, vista la sistemazione logistica in gradinata nord) che finalmente torna a colorarsi ed incitare i ragazzi dopo le buone risposte sul campo in termini di impegno, inizia la gara a ritmi subito piuttosto alti. Sono gli ospiti a prendere le redini dell’incontro, come prevedibile, ma il Taranto rintuzza alla meno peggio e prova a farsi vivo di rimessa. E’ tuttavia un’impresa anche solo riuscire a controllare un pallone per ragazzi di categoria dilettantistica su un campo inguardabile.
Già dai primi minuti ci si rende poi conto anche del valore modestissimo del direttore di gara che fischia male, scontentando un pò tutti, specialmente i rossoblu che si vedono affibbiare una serie di punizioni pericolose dal limite dell’area il più delle volte parecchio discutibili. Su una di queste Strambelli incoccia la parte alta della traversa: è il secondo legno biancoverde visto che appena pochi minuti prima il difensore Colella aveva centrato il palo alla sinistra di Maraglino in girata sugli sviluppi di un corner.
Taranto fortunamente illeso in un quarto d’ora di sofferenza. Prete è spesso in ritardo negli interventi, un pò meglio Papa, il centrocampo invece soffre gli avversari anche a causa di meccanismi di raddoppio e movimenti non troppo oliati: Vicedomini è ancora svagato ed impreciso, Gnoni va in cerca di una posizione ben precisa visto che Cordua va praticamente ovunque troppe volte però senza grosso costrutto e creando più che altro confusione tattica. Le punte stentano a tenere il pallone: Fumai non entra in partita, Mignogna gioca quasi da fermo (pare fosse pure febbricitante oltre che in evidente ritardo di condizione) e Faccini che comunque ha buone qualità di difesa del pallone è però uno più portato a dare profondità che non a fare il centravanti-boa.
Intorno alla mezzora gli infortuni di De Tommaso da una parte e Cordua e Fumai dall’altra costringono i due tecnici a sostituzioni che cambiano l’assetto delle squadre in campo: o meglio, il Monopoli con il subentrato Marini perde in qualità ma effettivamente cambia poco dal punto di vista tattico, mentre Pettinicchio passa ad una sorta di 4-4-1-1 inserendo Curri a destra (pronto a dare una mano in fase offensiva) e Stigliano a sinistra (con compiti di stringersi diventando interno di centrocampo quando necessario), lasciando Vicedomini e Gnoni in mezzo.
Nel finale di tempo il Taranto va in crescendo e chiude la frazione proteso in avanti ad un passo dal gol con due tiri dal limite di Mignogna e Vicedomini che trovano prontissimo il giovane portiere monopolitano.
Nella ripresa torna i biancoverdi sembrano essersi riassestati e riprendono a macinare gioco costringendo il Taranto sulla difensiva, ma un ottimo Terrenzio, il migliore dei suoi, guida una difesa in emergenza ma per una volta molto concentrata (nota di merito ad un attentissimo Brancato, classe ’94, che nel finale resisterà anche ai crampi). Curri e Papa sono i più mobili e cercano di dare una mano in fase offensiva quando possibile. Migliora Vicedomini che pare più padrone della situazione, mentre il povero Faccini non riesce ad avere una palla giocabile. Mignogna è in difficoltà ma Pettinicchio non ha il coraggio di sostituirlo. Il tempo scorre ed il Monopoli prova a vincere la partita moltiplicando gli sforzi, tuttavia il campo impraticabile e la stanchezza generale aiuta i tarantini non soffrire troppo. Anzi, alla mezzora ssi sfiora il colpaccio con un cross sbilenco dalla destra di Mignogna che finisce per colpire l’incrocio dei pali!
Poi, sugli sviluppi di una punizione della trequarti, gli ospiti segnano con Pereyra e cala per qualche frazione di secondo il gelo sugli spalti: giusto il tempo di accorgersi della bandierina tesa dell’assistente sotto la gradinata che segnale l’off-side (dubbio per la verità).
Nel finale, come nel primo tempo, è il Taranto a spingere di più a caccia del gol vittoria con qualche ultimo spunto di Curri ed un paio di calci da fermo di Mignogna, ma la gara non si sblocca e le squadre vanno a casa con un punto a testa utile ad entrambe.
Continua quindi il discreto momento del Taranto di Pettinicchio ma ora il mister, confortato da qualche risultato positivo che fa lavorare con maggiore serenità, deve dare un assetto definitivo alla squadra lavorando anche e soprattutto dal punto di vista del gioco considerando che mostriamo ancora grossissimi limiti nell’impostazione di una pur semplice trama di gioco che porti al tiro in porta. Non è un lavoro facile ma contiamo sull’applicazione dei ragazzi, sul recupero di qualche indisponibile e su qualche intervento di mercato purché sia mirato e non comporti un eccessivo spreco di risorse economiche. Ricordiamo che l’obiettivo stagionale non può che essere quello di una salvezza tranquilla nell’ottica di un prossimo campionato che vedrà poi l’accesso ad un’unica serie C a tre gironi (la riforma sarà ormai quasi certamente in vigore dalla stagione 2014/15).
Questo è il tempo di seminare, da tutti i punti di vista. Se questo lavoro viene fatto bene ora i frutti saranno gustosi in futuro.
Alla prossima.

