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Quando la concretezza è un optional

Niente da fare.

Abbiamo assistito, sempre meno numerosi, ad un’altra stecca dei rossoblu questa volta contro i volenterosi ragazzi del CTL Campania, giovane compagine che nel 2008 acquisì il titolo sportivo del Nola e che oggi si propone come la seconda squadra di Napoli, avendo stabilito il suo attuale quartier generale a Secondigliano, periferia nord della metropoli campana.

I rossoblu erano chiamati a riscattare la brutta prova di Potenza e lo dovevano fare in formazione rimaneggiata, con una squadra ridotta all’osso in tutti i reparti a causa delle defezioni per squalifiche ed infortuni veri o presunti: la sensazione è che sia in atto un’opera di “repulisti” nei confronti delle scelte sbagliate di fine estate, quelle fatte in fretta e furia nell’illusione di far nascere una squadra già immediatamente competitiva sotto l’egida di un ex patron che invece pensava solo ed esclusivamente agli affari suoi, come d’altronde ha sempre fatto nel corso degli anni.

E’ sempre più chiaro che con maggiore tranquillità nelle scelte iniziali si sarebbe potuto programmare una stagione di transizione come questa con pochissimi “esperti” e tanti giovani, magari provenienti proprio dalla vecchia Berretti di mister Pettinicchio, senza grosse pressioni e senza avere fardelli in termini economici e morali, così da fare esperienza e preparare i ragazzi ad una prossima stagione con obiettivi più adeguati alla storia del nostro club rispetto ad una modesta salvezza in quinta serie.

Ma sono discorsi già affrontati in passato. Oggi, almeno a mio parere, non resta che sperare che in società abbiano preso atto degli errori commessi e lavorino per sistemare le cose. Al tecnico ed ai ragazzi credo sia necessario dare un maggiore credito: rivolgergli cori del tipo “ritirate questa squadra” mi sembra ingeneroso nei loro confronti, almeno in riferimento a quasi tutti quelli che sono scesi in campo ieri.

Mister Pettinicchio ha confermato il 3-4-3 ormai diventato modulo di assoluto riferimento, e lo ha potuto fare grazie al tesseramento in settimana di Vittorio Prete, terzino sinistro ex L’Aquila, tarantino di nascita, che adattandosi al ruolo di centro-sinistra difensivo ha completato il reparto con il rientrante Rosato (fondamentale per questa squadra) dalla parte opposta e capitan Prosperi dirottato al centro, ruolo non propriamente suo ma che in D tutto sommato può ben interpretare all’occorrenza.

Grandi cambi a centrocampo: soltanto Stigliano ha confermato il proprio posto a sinistra. A destra è toccato a Biondo (e non a Papa) andare su e giù per la fascia, mentre in mezzo non c’era scelta: gli ultimi due a disposizione erano il redivivo Cosentini, visto in campo solo nel match contro il Gladiator alla seconda di campionato, ed il 19enne Gnoni, noto al mister anch’egli per la sua esperienza nei campionati giovanili. In attacco Fumai e Noviello a supporto di Bongermino, come a Potenza.

Il Campania di Campana, sembra un gioco di parole ma non lo è, ha l’obiettivo di salvarsi ma allo Iacovone sembra davvero poca cosa, così come quasi tutte le squadre viste che occupano una posizione dal settimo-ottavo in giù. Schiera un 4-5-1 mascherato da 4-3-3 che per tutto il primo tempo non crea alcun pericolo a Maraglino.

I rossoblu invece appaiono piuttosto pimpanti, almeno dopo i primissimi minuti di studio. Biondo prende possesso della sua fascia con maggiore personalità e forza rispetto all’assente Del Bergiolo, Stigliano è ormai una discreta certezza, la sorpresa in positivo arriva proprio dalla coppia di centrali Gnoni-Cosentini che, seppur con “moderata” velocità di pensiero, non fa rimpiangere gli assenti Cordua e Vicedomini, tra l’altro piuttosto negativi nelle ultime uscite. La difesa non traballa sotto i colpi a salve dei campani, l’attacco però non riesce a pungere ed è questa la principale nota dolente.

Bongermino fa intendere che non può sostenere da solo l’intero peso dell’attacco pesante, ha bisogno che i suoi compagni di reparto siano molto più presenti nel vivo dell’area, mentre Noviello resta a debita distanza con le sue giocate eleganti ma fumose mentre Fumai, che ha una tecnica sopraffina e che secondo me ci avrebbe fatto comodo in qualche scorsa stagione passata nei professionisti, predica troppo spesso nel deserto, visto che ha colpi di genio che gli altri non riescono ad intuire in anticipo.

Il Taranto meriterebbe di chiudere il tempo in vantaggio. Sono due le occasioni importantissime sprecate dai rossoblu e per una squadra che segna con il contagocce (addirittura zero gol in tutti i primi tempi di questa stagione) è un peccato mortale: nella prima Noviello calcia debolmente a tu per tu con il portiere, ben pescato in profondità da Gnoni, e addirittura il rimpallo non ci regala neanche il calcio d’angolo! Nella seconda è Fumai invece che non concretizza una ripartenza veloce sparando addosso all’estremo difensore proteso in uscita disperata: uno del suo valore avrebbe potuto angolarla meglio o servire al suo fianco il compagno libero, ma tant’è, un attaccante con la porta spalancata di fronte difficilmente non si lascia ingolosire…

Comunque il Taranto dei primi 45 minuti non è malvagio ma la concretezza purtroppo per noi è un optional.

Nella ripresa i rossoblu pian piano si spengono, mentre ansia, stanchezza e confusione iniziano a montare con il passare dei minuti. Anzi, sono gli ospiti che si rendono pericolosissimi sprecando un’occasionissima a tu per tu con Maraglino su un errato disimpegno tra Prete e Stigliano.

Pettinicchio continua ad incitare i suoi in continuazione, mentre la Nord ancora vergognosamente costretta ad emigrare in gradinata, persiste nello sciopero del tifo organizzato a per protesta a seguito dello scarso impegno mostrato in qualche precedente occasione. E il Taranto finisce per mangiarsi letteralmente il vantaggio: grande slalom tra le linee del solito Fumai, taglio perfetto per Noviello che a tu per tu con il portiere ormai già per terra lo colpisce in pieno invece di aggirarlo e depositare nella porta sguarnita o spaccare la porta in qualunque altro modo…

Il Campania invece prende fiducia e aumenta l’attenzione e lo sforzo collettivo, approfittando pure della lentezza nel giro palla rossoblu in mezzo al campo, e prova addirittura a fare il colpaccio ma il risultato non cambierà. Neanche gli innesti di Curri per Noviello, di Papa per lo stremato Biondo vittima dei crampi, e del fischiatissimo (ormai a prescindere) Sarli in luogo di Bongermino portano modifiche né sostanziali né tattiche all’andamento del match. L’arrembaggio finale rossoblu è tuttavia volenteroso senza troppi schemi ma viene interrotto dal triplice fischio del direttore di gara: una squadra che non segna può al massimo pareggiare, se le va bene, e noi che già abbiamo problemi a creare occasioni non possiamo permetterci di sbagliare quelle più facili, a maggior ragione se capitano sui piedi dei migliori dal punto di vista tecnico…

Alla fine stiamo arrivando ad un nuovo Taranto sempre più lontano da quello “pensato” in agosto da Pieroni e sempre più vicino alle esigenze tattiche di Pettinicchio. Però c’è ancora da lavorare molto, soprattutto in personalità e cattiveria. Cerchiamo di restare vicini alla squadra però, pretendendo impegno ma dando anche un minimo di affetto. Non che si possa rimproverare disaffezione ad un pubblico capace di staccare un migliaio di abbonamenti in serie D dopo aver assaporato la cadetteria, ma ora è necessario secondo me tenere la barra dritta in questa stagione tempestosa usando il bastone e la carota in attesa della crescita di qualche giocatore che sembra avere un minimo di prospettiva.

Le avversarie salvezza non sono ferme, anzi hanno mostrato in questa giornata di aver compiuto qualche passo avanti prendendo punti anche alle migliori del girone. Perciò fuori gli attributi in ogni prossima sfida, senza paure e piagnistei!

Alla prossima.

di Fab_Ta

 

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