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I soliti sospetti

Nel giorno in cui il Taranto ha vinto la sua prima gara interna della stagione e per la prima volta di domenica (l’altra vittoria era stata di mercoledì a Trani), balza agli occhi lo stato in cui versa la Curva Nord, ridotta ancora a un cumulo di macerie e ben lontana dal tornare pienamente fruibile.

Inutile ricordare i numerosi bollettini emanati dal Comune che prima promettevano il completamento dei lavori a febbraio 2012, poi entro agosto con annessa copertura, adesso si dovrà aspettare probabilmente l’intero campionato. Ed è inutile anche sottolineare come questo ritardo nei lavori abbia scompaginato le carte della campagna abbonamenti che si basava su prezzi differenti per curva e gradinata. Il problema è infatti ben più ampio.

Personalmente mi preoccupa il fatto che all’apparenza i lavori non vanno avanti e che le pietre che ho visto in un posto due settimane fa siano rimaste in quello stesso posto anche domenica e probabilmente saranno lì anche nella gara interna col Campania tra quindici giorni.

Preoccupa il silenzio delle istituzioni che sul tema sono state più volte sollecitate ma che evidentemente non hanno più “urgenze” elettorali da soddisfare e quindi fanno orecchie da mercante. E non mi si venga a dire che c’è da gestire il problema Ilva e che tutto il resto passa in secondo piano, perché un’amministrazione comunale per definizione è fatta per gestire tutti i problemi della comunità, piccoli e grandi. Non a caso ci sono diversi assessorati.

A questo punto timori e sospetti nella mia mente si accavallano. Curva Nord a parte, lo Iacovone versa infatti in uno stato di incuria terribile e temo che da un momento all’altro qualche zelante funzionario possa dichiararne l’inagibilità come accaduto, ad esempio, a Foggia o a Cagliari. Pur con storie diverse alle spalle anche quei due stadi hanno pagato anni di incuria e trascuratezza e oggi sono stati dichiarati inagibili con grave danno per le società che ne fruiscono. Quale miglior assist per chi, come ben sappiamo, culla da parecchio tempo il sogno di chiudere lo stadio!

E qui arrivano i sospetti. Tanti, troppi. Quando gli anelli inferiori di tutti i settori dello Iacovone furono dichiarati inagibili, in molti ci chiedemmo come mai fino al giorno prima fossero rimasti aperti al pubblico senza che il problema fosse stato mai nemmeno adombrato. Non voglio fare il dietrologo o il complottista, sia chiaro. Tuttavia è un fatto acclarato che allontanando il pubblico dalla parte più vicina al terreno di gioco e limitandone la presenza, soprattutto in Curva Nord, si riduce, e di molto, il problema sicurezza. Problema che da alcuni anni sta molto a cuore alle nostre care istituzioni.

In realtà basterebbe poco per togliermi dalla testa questi cattivi pensieri. Basterebbe che il Comune mi garantisse, stavolta senza false promesse e con un cronoprogramma credibile, che lo stadio Iacovone tornerà un giorno a essere fruibile a capienza piena in tutti i settori. Importa relativamente se questo accadrà tra un anno o tra due. Basta sapere che accadrà e soprattutto basta constatare di volta in volta che i lavori vanno avanti.

Allo stesso modo se il Comune ritiene invece non avere risorse da destinare allo stadio, basta che mi dica che si attiverà in tempi brevi per studiare forme di affidamento a privati che facciano i lavori al posto suo in cambio naturalmente della gestione. Tema questo che fa venire i capelli dritti al sindaco Stefàno. E per certi aspetti posso anche capirlo. Ma vede signor sindaco, lo stadio è un bene pubblico. Appartiene a tutti noi, non a lei o ai suoi assessori. Noi tarantini abbiamo il diritto sacrosanto di avere uno stadio completamente agibile e lei ha il dovere di consegnarcelo.

E questo vale anche se siamo in serie D. Perché in D allo stadio ci andiamo comunque, magari in duemila e non in cinquemila. Ma ci siamo e ci saremo sempre.

Gianluca Semeraro alias Kuldelski

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