di Alessandro Frascella alias UT (the original)

Arriva il Taranto e i tranesi chiamano l’adunata
Tutti in piedi. Arriva il Taranto. Non importa che sia una squadra raffazzonata in fretta e furia, con poca preparazione alle spalle. Basta la maglia, basta il nome, è il “Taranto”, ciò è sufficiente per mettere gli avversari sugli “attenti”, pronti a chiamare l’adunata, per sfoggiare il vestito migliore della tifoseria. Soprattutto arriva la tifoseria tarantina, per gli esteti risulterà forse un pò “retrò” a guardare lo stile degli striscioni(bentornati!), ma certamente una tifoseria leggendaria, dalla grande tradizione. Oltre ogni categoria. A queste latitudini, poter osservare all’opera una tifoseria come il Taranto vale da solo il prezzo del biglietto. In ogni dove, saremo la squadra da battere, un ulteriore ostacolo in più per un campionato che di per se, si presenta da sempre duro e selettivo, dove ogni trasferta è una trappola, un’imboscata. La memoria vola agli aneddoti del passato e rende l’idea di ciò che ci attende.
Ci risiamo dunque. Esistiamo ancora, fatto non propriamente scontato, visto le vergognose dinamiche che miracolosamente hanno ridato vita e dignità calcistica alla “città dei due mari”. Domenica 2 settembre il Taranto esordirà nel CND in quel di Trani, si torna dunque nell’inferno dantesco dei dilettanti.
Ritorno al passato: riecco trasferte e striscioni
C’è poco da fare, la storia calcistica cittadina è ciclica, fatta di eventi tragici e traumatici che si ripetono creando di fatto una ciclicità paradossale che alimenta diversi “déja vu”: ancora mancata iscrizione, ancora CND, ancora la Nord chiusa per lavori, ancora Papalia, ancora il bifallito e biretrocesso patron di tutte le marche, ancora noi a litigare, ancora una maglia rossoblu, ancora un sogno da inseguire, si ritorna agli striscioni, si ritorna senza TDT, si ritorna in campi dimenticati, si risvegliano rivalità sopite.
La nostra storia calcistica sembra quasi un grande romanzo popolare verghiano, ci starebbe benissimo nel “Ciclo dei vinti”, la morale è che ogni qual volta si tenta di migliorare la propria condizione (la “Chimera” della Serie B)…sopraggiungono eventi nefasti che ci riportano indietro nelle condizioni peggiori. Ma non si molla mai, allora vien da chiedersi il perchè?? Perchè la gente come noi non molla mai. Il Taranto è nostro, stavolta per davvero. La nostra è una malattia e di “Taranto” moriremo. Facciamocene una ragione. Oggi più che mai: “Sempre Forza Taranto”.

