Ci sono ragazzi orgogliosi di indossare la maglia rossoblu. Non hanno nomi famosi: si chiamano Bongermino, Curri, Sposato, Rosato, Pastorelli. Questi ragazzi forse pensavano di andare a Grottaglie in Coppa Italia, in una delle partite più difficili della loro vita , e di dover giocare per pochi intimi. E invece si sono trovati di fronte una gradinata traboccante di striscioni, colori, fumogeni, entusiasmo.
Una gradinata che all’inizio ha messo paura. E ha fatto commettere qualche errore. Poi ha dato coraggio. Ha annullato il gap di preparazione con gli avversari, ha colmato la differenza d’età. Il Grottaglie non è certo una corazzata ma aveva una squadra pressoché completa in ogni reparto. Noi non riuscivamo nemmeno a riempire la panchina e fare tutti i cambi. E nonostante questo ce la siamo giocata. Perché quei ragazzi quella sera sono stati orgogliosi di indossare la maglia rossoblu. E probabilmente hanno vissuto la partita più bella della loro ancora breve carriera. Un preliminare di Coppa Italia di serie D che sembrava una finale dei playoff. Quei ragazzi non hanno nomi famosi eppure già fanno parte di slogan e cori. “Curri Taranto mio! Curri” è un esercizio fin troppo facile per celebrare l’autore del gol. Quei ragazzi non hanno nomi famosi eppure già sono oggetto di disamine tecniche accurate. “Il numero 6 mi è piaciuto”. “Il numero 11 è forte forte”. “Secondo me il numero 3 può essere tranquillamente titolare” e così via. E che dire del portiere? Dopo l’errore iniziale ha fatto diverse belle parate che subito nel commento alla gara sono diventati dei “paratoni” come succedeva per Bremec.
Quei ragazzi non hanno nomi famosi. Forse un giorno lo diventeranno. Di certo hanno dato una bella lezione a tutti. A chi come me non se l’è sentita di andare a Grottaglie perché temeva di prendere sette gol e di essere umiliato e dopo se n’è pentito amaramente. A chi l’anno scorso avrebbe dovuto regalarci la serie B nonostante tutti i problemi. A chi avrebbe dovuto sudare la maglia fino all’ultimo invece di tirare i remi in barca proprio nel momento decisivo. A chi oggi inneggia su Facebook alla prima vittoria stagionale del suo Bari o dichiara in conferenza stampa di sentire la maglia della Salernitana come la sua seconda pelle.
La partita di Grottaglie è servita a riconciliarci con il Taranto. A rimarginare, si spera definitivamente, la ferita di quest’estate. Adesso siamo pronti per il campionato, sereni che ci sia ancora qualcuno orgoglioso di indossare la maglia rossoblu e pronto a sudare e a buttare il sangue per quei colori.
Gianluca Semeraro alias Kuldelski

