Un pomeriggio di ordinaria follia, così potremmo definire le tre ore trascorse da tutta la tifoseria rossoblù tra le 14,30 e le 17,30 del 28 giugno.
La notizia sballa la tradizionale pennichella pomeridiana di un caldissimo pomeriggio di fine giugno: alla redazione di una tv locale arriva un documento che sembra ai più proveniente dagli uffici romani del TAR del Lazio, documento contenente la sentenza favorevole al ricorso inoltrato dall’avv. Russo e dal sig. Gennarini contro le penalizzazioni subite dalla AS Taranto nel campionato appena concluso. Il documento è inequivocabile, preciso: il ricorso è vinto, il Taranto è dunque in serie B dopo 19 anni di lunga attesa, e ci arriva dalla porta di servizio, come nel 69-70 quando una analoga sentenza del Tribunale ci consegnava la cadetteria in danno della Casertana.
Il passaparola è immediato, l’entusiasmo monta in men che non si dica, e le strade deserte per l’ora e il caldo si popolano di colpo di un fiume di tifosi tutti diretti verso l’ombelico del mondo, quella Piazza Ebalia troppo spesso usata impropriamente per festeggiamenti che nulla hanno a che fare con il Taranto e la città di Taranto.
E’ l’apoteosi, la notizia clamorosa rimbalza di emittente in emittente, viene riportata dai maggiori siti nazionali, viene rilanciata via cavo a tutti i tifosi rossoblù sparsi per l’Italia, l’Europa e il Mondo intero.
Abbracci, lacrime di gioia, bagni nella fontana di Piazza Ebalia, cortei che si formano spontanei, bandiere e vessilli rossoblù ovunque, la lettera B che campeggia su tanti balconi dove il rossoblù sostituisce in brevissimo tempo il tricolore italico.
Un sogno lungo due ore, che inebria e stordisce. C’è chi vuol bloccare Dionigi e C. sulla s.s. 106 direzione Reggio, c’è chi vuole insultare per l’ennesima volta il Presidente, c’è chi vuole solo festeggiare un evento atteso da 19 lunghissimi anni pieni di sofferenza.
Mentre i festeggiamenti iniziano a raggiungere livelli altissimi arriva la doccia fredda: la notizia è di quelle da far gelare il sangue; potrebbe essere tutto uno scherzo.
Le facce gioiose della tifoseria si trasformano in facce incredule prima, deluse successivamente, arrabbiate e avvelenate alla fine.
Arriva la conferma: è stato tutto uno scherzo di pessimo gusto, il ricorso è inammissibile.
La tifoseria rossoblù subisce l’ennesima mazzata durissima, l’ennesimo colpo basso alla passione immensa, l’ulteriore mortificazione che sinceramente non meriterebbe.
Si ritorna dunque alla difficilissima realtà, una realtà drammatica se pensiamo che scadrà domani l’iscrizione alla Legapro e ancora non si sa bene se la società possa farcela o meno.
In poche ore dalla C alla B, e dalla B all’inferno, cose da Taranto, cose tipiche di una tifoseria martoriata.
Cosa possiamo trarre di buono dal pomeriggio folle di ieri? Forse solo una cosa: la passione della tifoseria cova sotto la cenere di una stagione distruttiva. L’entusiasmo nato spontaneamente e manifestatosi in maniera così netta dovrebbe far riflettere chi comanda la navicella rossoblù e chi vorrebbe prenderne eventualmente il comando (leggasi possibili acquirenti). Il popolo rossoblù c’era, c’è e ci sarà sempre, il popolo rossoblù non è morto, ma è sempre presente e pieno di passione e calore per il suo Taranto.
La nostra fede è incrollabile, siamo abituati a subire, cadere e rialzarci, sempre. Il tifoso rossoblù si rialzerà anche questa volta, nel nome di una passione che non morirà mai. Noi ci saremo sempre, al fianco del nostro Taranto, ovunque esso giocherà, perchè la nostra è una malattia, che non va più via.
Sappiano i nostri nemici, che non ci abbatteranno mai. Risorgeremo ancora una volta, ricominceremo a tifare, a viaggiare, a sostenere i colori più belli del mondo, perchè siamo tifosi del Taranto, non di una squadra qualunque, vaccinati a tutto e contro tutto. E quella serie B consegnataci ieri per scherzo per due lunghissime ore un giorno la riconquisteremo, sul campo, dignitosamente, come abbiamo sempre fatto in 100 e più anni di onorata storia calcistica.

