Come nelle barzellette ci sono un inglese (Northern Petroleum), uno spagnolo (Platinum) e un italiano (D’Addario). Solo che il finale non promette risate.
Il destino del Taranto appare segnato e, salvo miracoli, più che mantenere la categoria bisognerebbe cominciare a chiedersi se riusciremo a fare la serie D.
Gli attori della farsa sono sempre gli stessi. Un presidente colpevole, anzi pluri-colpevole. E’ bene sottolinearlo, è la premessa imprescindibile di ogni ragionamento. Se D’Addario è indifendibile, gli altri però non sono da meno.
Magari faccio la scoperta dell’acqua calda ma Taranto ha un tessuto industriale inesistente che serve soltanto a occupare sedie nella burocrazia inutile della Confindustria locale. Nella mia piccolissima mente di uomo comune che immagina la sua città come una città normale, gli imprenditori del luogo dovrebbero associarsi per far crescere il territorio. Non mi risulta nessuna iniziativa in tal senso e il disinteresse, nemmeno tanto velato, mostrato nei confronti della squadra di calcio è solo la punta dell’iceberg di un’assenza più a largo raggio, in tutti i settori della città.
Restando allo sport, il Cras non farà l’Eurolega, vale a dire la Champions League del basket femminile. Non mi risulta che la Confindustria locale si sia adoperata per venire in soccorso a una delle eccellenze cittadine. Eppure in quel caso non servono nemmeno tanti soldi. Eppure in quel caso, a differenza di quanto accaduto al Taranto, c’è un presidente inappuntabile che andrebbe aiutato. Confindustria Taranto è solo un gioco di poltrone, niente di più. I suoi protagonisti dovrebbero smetterla di accreditarsi ai tavoli istituzionali perché non meritano alcun ruolo.
C’è poi la grande industria: Riva ha chiuso il 2010 con un fatturato di 7,8 miliardi di euro. Quanto di questo fatturato sia stato investito per la città è presto detto: 0 euro. Non conto gli stipendi: quelli sono dovuti. Ci mancherebbe anche che la gente andasse a lavorare all’Ilva gratis. Poi ci sono i morti e i malati. Quelli non hanno un prezzo. Solo per quelli l’Ilva andrebbe chiusa, anzi va chiusa. La chiusura serve a salvare il nostro futuro. Ma c’è anche un conto col passato da saldare. E questo conto è salatissimo. Non chiedo un atto di generosità o liberalità sia chiaro. Chiedo che l’Ilva ci dia quanto ci è dovuto. E le istituzioni dovrebbero cominciare a pretenderlo, non a chiederlo timidamente come hanno fatto finora.
Ci sono poi i soliti noti del calcio tarantino: alcuni sono nomadi e tornano a scadenze fisse come Pieroni, altri stanziali come Galigani. La solfa è sempre la stessa. Con loro non c’è speranza. Ormai lo sappiamo bene e non ci illudiamo più. Quindi qualsiasi ripartenza con questi personaggi, soprattutto dalla D, non credo avrà molto seguito. Chi ha orecchie per intendere intenda.
A questo punto le abbiamo provate tutte: dall’avventuriero del calcio inserito nei posti giusti della Lega, all’imprenditore della provincia, furbo e calcolatore, a quello nostrano, arrogante e chiacchierone. E tutte e tre le volte il risultato è stato lo stesso, debito più debito meno.
Allora perché non ripartire da noi? Ci sono tarantini che se vincessero al Superenalotto una parte cospicua della vincita la investirebbero nel calcio. Ci sono tarantini che non ci hanno pensato due volte a partecipare a collette per assicurare la continuità sportiva della città senza nulla a pretendere. Ci sono tarantini che macinano chilometri senza alcun ritorno economico ma solo di appagamento della loro passione.
E se fossero questi tarantini ad assumere il controllo della società di calcio? Allora sì che si potrebbe finalmente parlare di “progetto serio”, espressione di cui ci siamo riempiti la bocca in tutte le ripartenze e che è rimasto sempre un concetto astratto. Non parlo di azionariato popolare: è un progetto troppo lungo e complesso e forse anche irrealizzabile in una città come Taranto che combatte ogni giorno con problemi economici seri. Parlo di controllo da parte della tifoseria sulla proprietà della squadra di calcio. Parlo di capacità di selezionare e incanalare sulla squadra gli investimenti necessari, come le sponsorizzazioni. E parlo di un progetto calcisticamente vincente, non del campionato dell’oratorio.
Io non ho la ricetta completa perché questo si possa realizzare. Mi piacerebbe se qualcuno l’avesse. Quel qualcuno sappia che io sarò attivamente in prima fila a sostenerlo.
Chiudo con una frase che mai come in questo momento riassume il momento attuale: FORZA TARANTO OGNI SACROSANTO GIORNO. Il copyright è di un certo Assimepacce. Per usarla dovete chiedere a lui, ma sono sicuro che non farà storie.
Gianluca Semeraro alias Kuldelski


19 Giugno 2012 - 07:48
E tu, Kuld, tu non ammetti la tua parte di colpa? Tu che durante tutta la stagione ti sei sdraiato a tappetino davanti a via Martellotta giustificando ogni nefandezza di D’Addario?