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Gli occhi della tigre

Una domenica senza il Taranto in campo è sempre qualcosa di anomalo per chi in ogni cosa della vita vede sfumature rossoblu.

Eppure questa prima settimana di preparazione alla semifinale playoff di certo non è certo trascorsa tranquilla.
Parliamoci chiaro, la situazione paradossale del Taranto, squadra che sul campo ha macinato punti e mostrato valori straordinari per la categoria nonostante le gravi problematiche economiche della società e, come dalle ultime notizie, anche della famiglia proprietaria, non sono certo il miglior modo per preparare la doppia sfida con la Pro Vercelli.
Allora, visto che il futuro del calcio tarantino pare essere nebuloso e legato forse a doppio filo all’esito dei playoff, cerchiamo di convogliare l’attenzione per un pò alle cose di campo, le più importanti, e diamo uno sguardo all’avversario che incontreremo per due volte nei prossimi 15 giorni.

Al primo anno di terza serie dopo oltre un trentennio di assenza, la gloriosa Pro Vercelli subito si propone per il salto in cadetteria, categoria dalla quale manca invece addirittura dal 1948.
In realtà la storica società U.S. Pro Vercelli capace di vincere 7 scudetti e veleggiare stabilmente in massima serie nel periodo a cavallo delle due guerre mondiali, è quasi solo una parente di quella attuale, visto che già nel 1990 fu estromessa una prima volta dai campionati professionistici ripartendo dalla Promozione Piemontese e successivamente a distanza di altri 20 anni, nel 2010 è riuscita ad iscriversi alla Seconda Divisione (la ex C2) acquisendo il titolo sportivo della Pro Belvedere, seconda compagine cittadina di proprietà di Massimo Secondo, imprenditore nel ramo socio-assistenziale e sanitario. La nuova Pro Vercelli guidata dal tecnico Maurizio Braghin, ex difensore della Triestina del quale si ricorda soprattutto una condanna di 3 anni per la vicenda Totonero di metà anni ’80, conduce un campionato d’avanguardia, chiude terza e viene eliminata in semifinale playoff dalla Pro Patria, altra storica nobile decaduta che poi perderà la finale contro il Feralpi Salò.
Tuttavia il bailamme estivo di fallimenti e mancate iscrizioni porta i bianchi a festeggiare la promozione il 4 agosto 2011 tramite ripescaggio (così come la Ternana che invece oggi festeggia il salto in B, tra l’altro).

La Pro, infarcita di giovani provenienti dalle squadre primavera delle big del calcio italiano, mostra anche in Prima Divisione il suo calcio fresco e veloce ed i risultati non tardano ad arrivare.
Ma come gioca questa squadra? Quali sono i suoi punti di forza e di debolezza?
Che reali chance ha di emulare i cugini rivali del Novara, capaci di una storica doppia promozione dalla terza alla massima serie?
L’impianto di gioco di mister Braghin prevede una tipica difesa a 4, un centrocampo molto dinamico diciamo “a rombo” e due punte. Si tratta quindi di un 4-3-1-2 le cui caratteristiche sono la compattezza tra i reparti, il dinamismo come già detto, la freschezza e la tecnica dei giovani interpreti.
In casa, sul sintetico del Silvio Piola, la Pro ha dimostrato di essere un bunker: il portiere Valentini ha dovuto raccogliere appena 4 (!!!) palloni dalla propria porta in 17 partite. Solo 4 gol subiti (contro i 15 in trasferta) danno subito l’idea di una squadra che sa sfruttare a meraviglia le proprie armi. La difesa titolare è composta solitamente dalla coppia centrale di grande affidamento Masi-Ranellucci, dal terzino sinistro Armenise (il meno forte dei 4) e dal giovane instancabile e preciso terzino destro Bencivenga (classe ’91), autore di una grande stagione e sul quale già sono puntati gli occhi del Parma e di diverse altre compagini di categoria superiore.
Nella diga di centrocampo ritroviamo l’unico ex dell’incontro, Vinicio Espinal, meteora “semestrale” rossoblu nella stagione di transizione 2002/03, ma poi in grado di affermarsi in diverse piazze (Crotone, Monza, Portogruaro) che dà esperienza al reparto completato dai bravissimi Rosso e Marconi.
Sulla trequarti Germano (scuola Juve) e da gennaio, Carraro (scuola Fiorentina) si contendono spesso il posto da titolare ma sono entrambi due ragazzi dei quali si dice un gran bene, destinati a calcare palcoscenici più importanti, soprattutto il primo, che con Masi e Iemmello (tutti classe ’92) hanno fatto la trafila azzurra ed oggi sono punti fermi delle nazionali under di categoria.
La qualità di Germano quindi supporta le due punte Malatesta e, appunto, Iemmello (ex stella primavera viola) che si integrano a meraviglia e nel corso della stagione sono stati capaci di andare a segno 17 volte, equamente ripartiti. Hanno dato il loro contributo con 5 gol a testa anche gli attaccanti di riserva Di Piazza e Martini, elementi di discreta qualità e “di categoria”.

Guardando le realizzazioni si evince quindi che i piemontesi vanno a segno soprattutto con i terminali del loro gioco, le punte ed il trequartista, e molto meno con il resto della squadra. Un pò il contrario del Taranto che ha avuto da centrocampisti e difensori un apporto fondamentale soprattutto nella chiusura in rete di azioni su calcio piazzato: sarà quindi una sfida difficile tra due squadre che sembrano avere caratteristiche piuttosto diverse ma nella concezione di compattezza e spirito di gruppo sono molto simili. Guarda caso in campionato i due incontri sono terminati 0-0 sia all’andata che al ritorno, nonostante dal punto di vista del gioco siano stati entrambi ad appannaggio delle squadre di casa che avrebbero meritato la vittoria.

Giocare con tranquillità e freddezza (messaggio rivolto soprattutto a coloro che per un nonnulla cadono nelle provocazioni…), chiudere tutti gli spazi, fare attenzione agli scambi stretti dei tecnici talenti della Pro e sfruttare
ogni minima occasione a disposizione puntando il gol, senza perdersi in cincischii e ghirigori, deve essere il “mantra” da seguire per uscire indenni dal Piola e tornare allo Iacovone con un risultato positivo. Per esperienza di spareggi sappiamo che è rarissimo che le qualificazioni si chiudano all’andata, anche lo scorso anno quando pensavamo di aver perso quasi tutte le speranze dopo lo 0-1 interno contro l’Atletico Roma eravamo quasi clarmorosamente riusciti a capovolgere la situazione. Per questo motivo servirebbe giocare con la giusta concentrazione frutto di una gara preparata con tranquillità e con l’attenzione rivolta solo al campo: ma purtroppo per noi, coinvolti in mille discorsi sui problemi societari e sul futuro del calcio a Taranto e di questi straordinari ragazzi, questo è utopia. Ci tocca solo sperare di non pagare dazio per l’ennesima volta.

Senza ossessioni ma con “gli occhi della tigre”, completate l’incredibile traversata di questa stagione.

Forza ragazzi.

Alla prossima.

di Fab_Ta

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