Go to Top

Avanti popolo rossoblù!

Era un caldissimo pomeriggio di metà giugno, anno del Signore 1993. Allo Iacovone scendeva il Monza, per quel che doveva essere il commiato del Taranto dalla serie B.

Nessuno poteva immaginare che quel giorno stavamo salutando la cadetteria che non avremmo più rivisto, nessuno poteva immaginare quel che di li a poco sarebbe successo, una radiazione figlia di un calcio in evoluzione, un calcio che apriva le porte alla pay-tv ed ai suoi miliardi, un calcio che prevedeva la presenza solo di alcune piazze, e la necessità di far fuori altre realtà, che nelle intenzioni dei governanti del pallone italico avrebbero dovuto ingrassare le tasche delle televisioni.
Taranto fu tra le piazze coinvolte in questa opera di repulisti che coinvolgeva altre gloriose città spesso presenti in serie B o in serie C, come per esempio San Benedetto.
Da quell’ormai lontano 1993 il popolo tifoso rossoblù ne ha passate di tutti i colori.
Ha vissuto l’onta della serie D, dei campi (allora) davvero poverosi, delle trasferte (se vogliamo definirle tali) in paesi lontanissimi anni luce dai palcoscenici abituali che il Taranto era abituato a vivere.
Vere e proprie battaglie, spesso perse, per cercare di riemergere dall’anonimato, un fiume di denaro uscito dalle tasche delle varie società succedutesi nella gestione del pallone tarantino.
Dopo le mortificazioni della serie D il Taranto viveva con alterne fortune il mondo della serie C, spesso non tanto differente dai dilettanti per la presenza di tante squadre anonime di paesi e città anonime.
A differenza del passato, durante il quale il Taranto alternava campionati di B e di C1, stavolta la bandiera rossoblù era costretta a mortificanti saliscendi tra serie C1 e serie C2, con il serio rischio di ripiombare nel dilettantismo.
La parentesi di inizio duemila diveniva una splendida illusione, dissoltasi nel pomeriggio del 9 giugno 2002, quando davanti a 30000 anime rossoblù andava in scena l’ennesima presa per i fondelli ai danni del popolo tifoso.
Come dimenticare successivamente i playout di Ragusa, giocati da una intera città al fianco della sua squadra, per evitare l’ennesima figuraccia, l’ennesimo campionato di serie D.
Quel giorno a Ragusa sembrava poter rinascere un Taranto differente, un Taranto che nelle intenzioni di chi lo pilotava non doveva più conoscere la parola “fallimento”, la parola “crisi societaria”. Si voleva intraprendere una strada differente dal passato, che doveva costituire discontinuità con quel che era successo sino ad allora.
La realtà purtroppo diceva altro. Playoff persi per una punizione a tre minuti dalla fine o per mal di pancia societari che sovente non accontentavano la squadra, e una serie C1 che diventava prima una tappa di passaggio, poi una scelta obbligata, nel nome dell’austerity.
In tutto questo alternarsi di eventi lo Iacovone, la casa dei tifosi del Taranto, subiva tutta una serie di eventi, chiusure per diktat sindacali, chiusure per squalifiche della giustizia sportiva, ed infine chiusure per lavori di adeguamento alla struttura in nome di una sicurezza che trasformava lo stadio in una sorta di nuova Guantanamo, dove per entrare ti fanno lo screening totale.
Le misure dovevano riportare le famiglie allo stadio; in realtà le allontanavano definitivamente, insieme ai bambini e al loro entusiasmo. I biglietti a prezzo ridotto illudevano i tifosi del domani, la presidenza attuale dell’AS Taranto disilludeva anche questa speranza, prezzi pieni e alti verso tutti.


Oggi il Taranto si appresta a giocare per l’ennesima volta gli spareggi per la promozione, in un momento tra i più difficili della lunga vita del calcio tarantino.
La società è inadempiente verso tutti; il Presidente si mostra presuntuoso e nulla più; gli avversari ci denigrano e ci sbeffeggiano indicandoci come fuorilegge per i problemi economici nostrani che a detta loro non dovrebbero permetterci di giocarci le nostre chances promozione, noi che nel recente passato abbiamo sofferto e subito i problemi altrui (leggasi Salernitana o Avellino, poi andate in B) senza alcun aiuto o appoggio da parte delle istituzioni del calcio; ci hanno appioppato penalizzazioni e recidive senza alcun tipo di sconto; ci hanno inviato arbitri che spesso ci hanno fatto giocare in inferiorità numerica che probabilmente compensava la superiorità della nostra squadra sul campo; ci vomitano addosso veleni di ogni tipo pur di fermarci e stoppare il nostro sogno.
Noi tifosi del Taranto in questo mese che ci divide dalla data fatidica (10 giugno) siamo chiamati al sostegno della maglia, al sostegno incondizionato di un gruppo di giocatori e di un mister, il grande Davide Dionigi, che con la loro professionalità, la loro testardaggine e la loro indiscutibile bravura ci hanno trascinato dove siamo.
Adesso tocca a noi. Dopo aver passato tutto quel che abbiamo passato negli ultimi 20 anni ci è richiesto l’ultimo sforzo.


Il Taranto ha bisogno di noi, e noi adesso dobbiamo rispondere “presenti”.
Delle voci, dei soldi che mancano, della finanza a casa Daddy, delle trattative per la cessione del club, delle voci di mercato, NON CE NE DEVE IMPORTARE NULLA!
Un mese di full immersion rossoblù, al sostegno dei colori più belli del mondo, perchè un bellissimo sogno si trasformi in una autentica leggenda.
Da domenica a Vercelli tutti uniti, compatti, con la fame di vittoria che ci contraddistingue, andiamo a prenderci ciò che ci spetta, spazzando senza pietà chi si mette sulla nostra strada.
Di riffa o di raffa, stavolta, LA SERIE B DEVE ESSERE NOSTRA!

, , , , , , , , , ,
Admin

About

La redazione di taras706ac.it è formata da volontari, non professionisti, che si dedicano al progetto Fondazione Taras con passione, spirito di servizio, amore e la giusta dose di follia.