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Paolo Rossi e… il Taranto

di A. Briganti

Nel calcio, le emergenze spesso partoriscono delle favole. È il caso di Paolo Rossi, prima che diventasse Pablito. Non è ancora chiaro se Gian Battista Fabbri, allenatore del Vicenza dei miracoli, ebbe l’intuizione della vita o fu un cocktail di emergenza-disperazione-culo-effettosorpresa. Sta di fatto che, quando nell’estate 1976 la Juve rifilò al Vicenza una giovane, fragile ala destra senza tre menischi, il rivoluzionario mister sbuffò e, in attesa del centravanti titolare, provò il giovane Paolo Rossi come monopunta centrale. La fatalità stava per confezionarci la favola. Il pratese, da subito, mostrò di essere il pezzo mancante del puzzle, in un concetto di squadra piratesco, così avanti nei tempi, che gli avversari rimasero spiazzati per un bel po’. I ‘pirati’ più famosi erano il libero Carrera — in realtà il primo costruttore di gioco — i due terzini, Marangon in particolare, che volavano sui lati; i centrocampisti, mobili e con inserimenti ancora sconosciuti sui libri di calcio italiani; le due ali Cerilli e Filippi — che di ala avevano poco o nulla — inutilmente inseguiti da ruvidi e sbigottiti terzinacci, costruiti per marcare dirimpettai più convenzionali. E poi il ‘miracolo’ Paolo Rossi davanti, apparentemente solitario, ma in buona compagnia, nei blitz in area avversaria, dei compagni di gioco, pronti a sbucare da tutte le parti. Un centravantino che non aveva nulla a che spartire con la maglia n° 9 dell’epoca. Era così sveglio e sgusciante nell’area piccola, che ti accorgevi dei suoi gol solo quando i compagni di gioco lo abbracciavano.

Il Taranto lo incontrò la prima volta, in Serie B, nel campionato 1976/77 e, a dire il vero, ci fece un’ottima figura, collezionando due pareggi a reti inviolate. Per contestualizzare l’epoca, il Taranto degli anni Settanta era la classica e stabile squadra di B. Il marcatore di Paolo Rossi fu lo stopper-mignatta Ubaldo Spanio, che fece un figurone sia al “Salinella” che al “Romeo Menti”. Spanio non era dotato di grande fisico e si rivelò un vantaggio. Puntava sull’astuzia, sul tempismo e, da ultimo, sull’esperienza: doti che furono complici nel contenere gli strappi e i blitz del futuro Campione del Mondo. Quanto al match di Vicenza, è giusto ricordare un grande Degli Schiavi, che quell’anno sostituì in corsa Trentini — un portiere oramai al tramonto.

Provate adesso ad immaginare i poveri stopper dell’epoca. I vari (andando a memoria) Facco, Bertini, Fontolan, Canestrari in B e, l’anno successivo in A, armadi come Bet, Della Martira, Canuti, Zecchini e Mozzini. Gente lenta, statuaria, che si giocava tutto sul fisico, abituata a marcare centravanti della stessa stazza. Si ritrovarono così a rincorrere, inutilmente, un agile serpentello,  perdendo riferimenti e certezze. Paolo Rossi, anzi Pablito, il Taranto lo ritrovò in seguito, quando era già famoso in tutto il mondo, in una gara di Coppa Italia —Juventus-Taranto 1-0, nell’agosto 1984 — in cui fece gol proprio lui, contro i rossoblù del cavalier Pignatelli, freschi di promozione in B.

Ciao Pablito. Grazie di tutto e salutaci il tuo ultimo marcatore rossoblù, l’indimenticato Ciccio Scoppa.

 

La foto in evidenza appartiene all’archivio personale di Gianfranco Degli Schiavi. A metà articolo, le pagelle di Vicenza-Taranto di Alé Taranto.