di Gregorio Falcone
C’è movimento in via Cesare Battisti nei pressi del Palamazzola, un’atmosfera rumorosa, solo appena affievolita dai muri del palazzetto, irrompe dalle finestre aperte dei palazzi circostanti e, senza ritegno alcuno, la gioia di molti interrompe la quiete di tutti.
È una serata diversa, è gara 3 dei play off scudetto del basket femminile, Cras Taranto e Schio si contendono il trofeo per il quarto anno consecutivo. In un crescendo di decibel Cras batte per la sesta volta Schio quest’anno e dopo averle strappato la Coppa Italia, si riappropria dello scudetto tricolore. Terzo scudetto in quattro anni, da quattro anni al vertice del basket femminile italiano.
Quattro righe di fredda cronaca sportiva?
No, non possono essere solo quelle quattro righe il riassunto di una serata in cui quattromila (ma anche di più) sostenitori hanno sospinto con un tifo infernale le ragazze del Cras; ottomila piedi che saltavano al grido di “chi non salta di Schio è”, ottomila mani che ritmicamente battevano sincronizzate, urla e braccia alzate ad ogni azione, una bolgia infernale di urla,canti e trombe per un’ora e mezza, uno spettacolo nello spettacolo senza uguali in nessun altro palazzetto (per ammissione di tutti gli addetti ai lavori), fino all’epilogo ….
Mancano due minuti, un tempo enorme nel basket dove i punti possono essere realizzati in uno / due secondi, dove in tre secondi la palla può essere portata da un lato all’altro del campo, ma in quegli ultimi due minuti niente avrebbe potuto più fermare le splendide protagoniste del Cras sopra di 20 punti sulle avversarie … e prima imbarazzate per scaramanzia, poi sempre più potenti ed incontenibili, quattromila voci stentoree si uniscono in un solo ritornello “ siamo noi siamo noi i Campioni dell’Italia siamo nooi “. Tutti in piedi, le ragazze incominciano a cercarsi con gli occhi, quasi dimenticando le avversarie, e a sorridere, si abbracciano in panchina, Basile e D’Antona si danno il cinque, incomincia un delirio che coinvolgerà tutti per più di un’ora tra giri di campo, rituale taglio delle retine, innaffiature con lo spumante, foto ricordo e canti e balli.
Non è stata una vittoria o un campionato facile, ma il gruppo delle “ragazze” è stato coeso e dedito senza riserve all’impegno quotidiano, è stato guidato splendidamente da Ricchini e dal vice Buccoliero, preparato atleticamente in maniera superba da Santarcangelo, circondato da uno staff consolidato e attento, ed ha raggiunto l’ambìto traguardo. Grande merito va dato al duo Basile/ D’Antona che con sacrifici (economici) ed uno straordinario coinvolgimento emotivo, con orgoglio ed affetto verso la propria “creatura”, con misura ma anche con la ferocia tipica del tifoso più acceso, hanno portato a termine un altro anno di eccelsa attività sportiva a Taranto. E, onore a loro, non hanno mai dimenticato di citare Taranto, di dedicare a Taranto e ai tifosi in particolare i loro successi.
Doveroso ringraziare con immensa ammirazione le campionesse d’Italia:
Sottana veloce play, al suo primo anno di Cras, mano ferma e grande visione del campo, stupita dal pubblico di Taranto; Mahoney pilastro, mano ferma, grande carattere; Ballardini primo anno al Cras al culmine di un lunga carriera, acciaio senza paura negli scontri e grande agilità; Godin eleganza francese, concretezza e determinazione spartana, l’airone del pitturato, muro difensivo e precisione in attacco, stoppate da paura che hanno esaltato lo spettacolo; Vaughn baluardo insormontabile difensivo, perno dell’attacco, connubio raro di forza, potenza e tanti punti per la squadra; Gianolla la piccola play decisiva in tantissime occasioni, velocità e intelligenza; Greco un monumento di determinazione fino alla ferocia, potenza atletica, arresto e tiro da favola, spirito di squadra (memorabili nei play off le difese delle compagne contro la Andrade e la Macchi ree di falli cattivi), una californiana tante volte con la valigia pronta al ritiro verso le origini ma troppo innamorata di Taranto per lasciarci; Siccardi la capitana determinata e determinante; Giauro silenziosa e dura in difesa, felpata e ferma nel tiro in attacco, mai scomposta;Melnika il nuovo arrivo, una promessa; Pascalau primo anno al Cras e purtroppo annata sfortunata per il grave infortunio.
Singole grandi atlete esaltate da una coesione di gruppo straordinaria, grande forza d’animo, grande carattere, grande professionalità, grande impegno e …. grande allegria e dolcezza.
Grande il passato del Cras, esaltante il presente, incerto il futuro. Il momento è particolarmente difficile, occorrerebbe sostenere, e non a parole vacue come è stato fatto finora dai politici, questo sforzo di eccellenza che porta il nome di Taranto in alto in Italia e in Europa. È duro sostenere (con orgoglio e senza elemosinare) i costi esorbitanti del Palamazzola e della gestione della squadra senza alcun aiuto, neanche uno sponsor per una maglia sudata fino allo stremo. Qualunque sia il futuro, per sempre, a queste ragazze, a tutto lo staff e alla società del Cras va il nostro incondizionato ringraziamento.
Ps. Ieri erano presenti Bremec, Sciaudone, Alessandro ed altri (molte volte Mahoney ed altre hanno svettato nella tribuna dello Iacovone). Credo che sicuramente avranno avuto un saggio di quello che li aspetta … e che noi aspettiamo.
Anche allo Iacovone non c’è aria tranquilla nella società (relativamente a questo i distinguo in verità potrebbero essere maggiori delle analogie), ma dopo venti anni speriamo di poter assaporare anche là il profumo della vittoria e ricordare questo anno come un anno leggendario..


10 Maggio 2012 - 00:15
Non seguo il basket, ma il tuo articolo mi ha emozionato, perchè è vissuto e visto con gli occhi del tifoso…e sono sempre gli stessi occhi e le stesse emozioni, si tratti di basket o di calcio. Sempre Forza Cras, Sempre Forza Taranto