Taranto e Siracusa sono le due squadre che hanno fatto più punti rispettivamente nel girone A e nel girone B di Prima Divisione ma entrambe saranno costrette ai playoff. Motivo? I famigerati punti di penalizzazione per inadempienze amministrative, cioè il mancato pagamento di stipendi e contributi nei termini previsti dalla Figc. Il che non significa che queste due società non abbiano pagato ma solo che hanno pagato in ritardo. Il Siracusa ad esempio è riuscito a non incorrere in alcuna sanzione per la scadenza di febbraio. Quindi vuol dire che al 14 febbraio aveva pagato stipendi e contributi fino a dicembre e si era messa in regola. Il Taranto non ha ancora completato i due trimestri luglio-settembre e ottobre-dicembre ma ha comunque già pagato più della metà di quanto dovuto, quindi non è completamente inadempiente.
L’avvocato Nicola Russo ha deciso di fare ricorso al Tar appellandosi alla normativa europea sulle società sportive. Quanto sia fondata la natura del ricorso non saprei dirlo. Però Russo ha sollevato un interrogativo importante: è giusto penalizzare una società sul piano sportivo rispetto alle concorrenti a causa di inadempienze di natura amministrativa? Io dico di no.
Una delle motivazioni addotte per la severità nelle penalizzazioni dovute al mancato pagamento degli stipendi è che non è giusto che una società metta su una squadra di alto livello se poi non ha i mezzi per mantenerla. Principio sacrosanto. Però c’è da dire che l’inadempienza riguarda il rapporto tra società e calciatori e non quello con le altre società del campionato. E i calciatori sono ipertutelati da questo punto di vista. Possono fare la messa in mora dopo solo un mese di inadempienza, svincolarsi a parametro zero e cambiare squadra nelle finestre di mercato e fino ad allora non perdere il diritto a ricevere lo stipendio dalla società inadempiente. Quindi se tutto funzionasse a dovere, se anche una squadra mette su una corazzata e poi non paga gli stipendi, dopo pochi mesi rischia di perdere i pezzi pregiati. Mi sembra una tutela sufficiente per la regolarità del campionato. O no?
Nel caso specifico del Taranto, poi, non c’è stata quest’estate una campagna acquisti faraonica ma solo la conferma del gruppo dell’anno prima, purtroppo zavorrato da alcuni contratti pesanti frutto di errori del passato. Tuttavia se anche il Taranto avesse deciso di vendere qualche calciatore non ne avrebbe ricevuto alcun beneficio immediato in termini di liquidità visto che i soldi delle cessioni non vengono corrisposti subito ma dopo molti mesi e come compensazione con altre somme dovute, vedi i casi di Branzani e Di Roberto. Sotto questo aspetto nemmeno il mercato di gennaio può dare sollievo.
Un altro tormentone di Macalli è la politica dei giovani con relativi contributi da parte della Lega per il loro impiego. Il Foligno l’ha attuata in pieno ed è stato penalizzato lo stesso per inadempienze amministrative oltre a essere retrocesso in Seconda Divisione. Evidentemente nemmeno questa politica paga.
Il paradosso è che da un lato la Lega Pro diventa sempre più esigente tra fideiussioni per l’iscrizione, fideiussioni a garanzia degli ingaggi eccetera eccetera eccetera. A novembre ad esempio il Siracusa ha lamentato la ritardata restituzione della fideiussione costituita l’anno prima per il ripescaggio, con la quale avrebbe potuto onorare la scadenza ed evitare la penalizzazione.
Dall’altro le fonti di reddito per le società come i contributi per i giovani, i diritti tv o i proventi delle cessioni sono rimandate alle calende greche e il credito sportivo è commissariato. Gli incassi al botteghino inoltre non bastano più. Una società come il Taranto, che è nelle prime posizioni in quanto ad affluenza di spettatori in casa, tranne la partita con la Ternana e poche altre, non è andata mai oltre le 4.500 unità con incassi lordi inferiori ai 40.000 euro, da cui bisogna detrarre le spese di steward e sicurezza per lo stadio (e si sa che a Taranto sono richiesti standard da Champions League, mentre a Monza il biglietto è nominativo, costa 15 euro e lo scrivono a penna), la quota per la società ospitante e quella per la Lega. Cosa rimane? Poco, anzi niente.
A me sembra poi che questa severità amministrativa abbia innescato un circolo vizioso e non virtuoso. Prova ne sia il fatto che ogni anno il numero delle società che non riescono a iscriversi aumenta anziché diminuire.
E il prezzo vero delle inadempienze lo pagano i tifosi perché rischiano di trovarsi di punto in bianco senza squadra del cuore e i calciatori stessi, cioè i soggetti che queste norme in primis vorrebbero tutelare, perché vanificano i risultati del campo.
Giusto non iscrivere al campionato successivo una squadra non in regola con i conti dell’anno precedente. Meno giusto a mio avviso penalizzare chi non paga entro i tassativi 45 giorni dopo la fine di ciascun trimestre ma paga comunque anche se in ritardo. Una multa sarebbe più che sufficiente.
A questo rigore amministrativo poi si contrappone un totale lassismo verso la parte davvero marcia del calcio, vale a dire le scommesse, quella che andrebbe estirpata alla radice e schiacciata senza pietà. Il messaggio che passa è che non pagare gli stipendi a febbraio comporta 4 punti di penalizzazione, truccare le partite soltanto 2, come nel caso di Benevento e Sorrento. Francamente non capisco né tantomeno mi adeguo.
Gianluca Semeraro alias Kuldelski

