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Le punture di Romanzini | Una retrocessione annunciata

Di Alessandro La Tanza (alias Romanzini).

Quello di ieri è stato solo l’epilogo di una tragedia sportiva annunciata. Un rigore concesso generosamente da un Taranto masochista, al novantesimo minuto, ad un Melfi povero tecnicamente, ma generoso e volenteroso, ha di fatto chiuso ogni speranza di permanenza in Legapro. Torniamo in serie D dopo una stagione travagliata, la prima dopo quattro anni di dilettantismo, un campionato mortificante, pieno di umiliazioni ricevute su tutti i campi e da qualsiasi avversario, con lo Iacovone diventato terreno di conquista per tutti. Anche la gara di ieri non si è discostata dalle ultime rappresentazioni di un Taranto che, dopo i deprecabili episodi successi in seguito alla sconfitta di Messina, sembra abbia deciso di non giocare più. La squadra è scesa in campo come nelle precedenti partite solo per onor di firma, nessuna voglia di combattere per un obiettivo sportivo, il nulla tecnico-agonistico che come al solito ha agevolato l’avversario di turno, mostratosi superiore anche quando è rimasto in inferiorità numerica per l’espulsione del suo giocatore più rappresentativo.

I numeri delle ultime giornate sono impietosi ma anche incredibili. Il Taranto non segna dalla trasferta di Francavilla Fontana, ha subito la bellezza di sei rigori contro, tre in casa e tre fuori, due dei quali nella gara di ieri, ha subito tanti gol, si è arreso a tutti gli avversari, molti dei quali tecnicamente scadenti ma con volontà di salvarsi. Questa squadra non ha manifestato più voglia di giocare dopo la trasferta di Messina, è un dato evidentissimo. Quella settimana successiva alla gara in Sicilia è stata gestita malissimo dalla Società, che avrebbe dovuto proteggere i suoi giocatori, magari portandoli in ritiro immediato, e chiarendo all’interno dello spogliatoio la propria volontà di salvezza. Tutto ciò non è stato fatto, e le sconfitte e la conseguente retrocessione sono solo una logica e dolorosissima conseguenza.

Il problema più grande, oggi, non è comunque rappresentato dalla retrocessione in serie D, evento sportivo traumatico che si potrebbe anche assorbire se si avesse consapevolezza di una Società forte e decisa a risalire subito. Il problema vero e gravissimo è rappresentato oggi dall’entusiasmo e dalla passione della gente ai minimi termini dopo anni di delusioni e sconfitte, l’ultimo dei quali davvero umiliante. Il ripescaggio ottenuto il 4 agosto dello scorso anno aveva rappresentato una iniezione di entusiasmo incredibile per una piazza poco abituata a vincere e a festeggiare. Siamo passati da quella festa di popolo che riuscì a coinvolgere una città intera ad un momento tra i più neri della centenaria storia del pallone rossoblù, che vedrà probabilmente lo stadio Iacovone domenica tristemente vuoto e privo anche di quello zoccolo duro che non ha mai fatto mancare la sua presenza e il suo sostegno al Taranto.

Il futuro prossimo si chiama serie D, e va affrontato in maniera differente dal recente passato. Per recuperare entusiasmo e pubblico sarebbe auspicabile un cambio societario che porti il Taranto nelle mani di gente capace di promettere poco e di fare molti fatti. La gente è stanca di ricevere promesse prima e delusioni successivamente. A Taranto non chiediamo ai gestori del pallone nostrano la Luna, ma solo di vedere il nostro caro e vecchio vessillo rossoblù sventolare almeno in Legapro, magari con una squadra giovane e sbarazzina, che sappia farci togliere tante soddisfazioni e sappia far tornare sui gradoni dello stadio tutta quella gente che la domenica sta preferendo altro al calcio. L’invito a tutte le parti in causa, dalla Società all’ultimo dei tifosi, è quello di agire immediatamente per cambiare le sorti del pallone rossoblù, senza aspettare le solite estati calde in salsa tarantina che hanno provocato negli ultimi anni solo partenze ritardate, errori clamorosi e gestioni sportive fallimentari. Il Taranto deve ripartire in maniera differente, imparando dagli errori enormi compiuti sinora, e deve ripartire con chi possa davvero garantire dignità e successi ad una tifoseria umiliata e arrabbiata, magari con più professionalità e meno dilettantismo, quello che ci apprestiamo a rivivere a breve termine su campi di provincia, la più grande sconfitta per una città che sa solo scivolare sempre più giù.


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