Di Alessandro La Tanza (alias Romanzini).
La sconfitta subita nel pomeriggio ad opera del modesto Monopoli certifica la resa incondizionata di un Taranto inadatto a giocarsi la salvezza in Legapro. E’ bastato un tiro da venticinque metri di Genchi piazzato all’incrocio per rispedirci all’inferno, in quel dilettantismo dal quale, nonostante il ripescaggio, non siamo mai riusciti ad uscire. Per fare una dignitosa Legapro non servono soldi ma professionalità, non serve la bravura ma soprattutto tanto carattere, tutte qualità sconosciute ad un Taranto costruito male e clamorosamente prima indebolito a gennaio, e poi distrutto nel prosieguo di stagione da una Società incapace di proteggere i suoi calciatori anche nei momenti più difficili del campionato. La rosa attualmente a disposizione di mister Ciullo è palesemente inadeguata dal punto di vista numerico, tecnico e fisico-atletico, e dunque ogni gara con qualsiasi avversario risulta essere sempre una montagna troppo ripida per essere scalata.
Il mister, ascoltato in conferenza stampa, ha spiegato chiaramente quale sia la situazione attuale, una situazione nera che necessiterebbe di un vero miracolo per poter cambiare in meglio. Molti giocatori stanno andando in campo con problemi fisici, altri sono decisamente fuori gioco sempre per problemi fisici, altri sono desaparecidos. Questo quadro a tinte scure è difficile da cambiare, perchè qualcosa si sarebbe dovuta fare molto prima della quartultima giornata della regular season, mentre oggi Ciullo è costretto a convivere con problemi enormi che gli rendono il lavoro quasi impossibile. Lo sfogo del mister nel dopo gara l’abbiamo capito, e va dato atto proprio a Ciullo di essere l’unico capace di metterci la faccia dopo l’ennesima figuraccia allo Iacovone.
Il nostro stadio è diventato terreno di conquista per chiunque, soprattutto nell’ultimo mese e mezzo, esattamente dopo la maledetta trasferta di Messina, spartiacque di un torneo nato male che sta finendo peggio. La sconfitta in terra siciliana non è stata gestita nella maniera migliore, e la squadra, al di la degli episodi di cronaca deprecabili e condannabili si è trovata più povera tecnicamente e soprattutto privata di quegli elementi caratterialmente in grado di reggere in piedi l’intera baracca. Le scelte effettuate sul mercato di riparazione non hanno portato benefici, ma solo ulteriormente impoverito una rosa già debole. Ci chiediamo tutti il perchè alla rinuncia a cuor leggero ad esempio all’unico uomo in grado di saltare l’avversario e creare gioco, cioè Bollino, in una squadra che crea e segna col contagocce, e ci chiediamo con quale idea si è puntato su giocatori come ad esempio Som più presenti in infermeria che in campo.
Errori ne sono stati compiuti in quantità industriale, errori che ci stanno costando il professionismo, errori che ci costringono ad un umiliante ultimo posto in un campionato tra i più scadenti nella storia della terza serie calcistica nazionale. Restano quattro gare da giocare, tre più il recupero contro la Paganese. I punti a disposizione ci sarebbero, ma occorrerebbe un’altro Taranto in campo e fors’anche in Società. Altrove stanno facendo di tutto per salvare la categoria, mentre qui da noi sta accadendo esattamente il contrario. Un esame di coscienza da parte di tutti è d’obbligo per provare a salvare il salvabile e, se non si è in grado, per chiedere scusa a tutti e farsi da parte provando a lasciare a qualcun altro il compito di provarci, sempre che ci sia qualcun altro. L’eventuale discesa nei dilettanti sarebbe solo l’ultima beffa per una città che purtroppo è dilettante in tutto, brava a distruggere, molto meno brava a costruire o proteggere le cose buone che riesce faticosamente a ottenere. Meditiamo.
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