di Fabio Guarini
Mai visti tanti applausi convinti quest’anno, neanche per celebrare le due gioie contro Andria e Melfi. Il Taranto risveglia l’orgoglio di un popolo innamorato, ferma con lode una fra le prime della classe, conclude un processo di maturazione lungo un girone conseguendo un risultato fondamentale. Per allungare la striscia di imbattibilità e inviolabilità a 3 gare, per regalarsi una trasferta (proibitiva) libero da assilli e un Natale più sereno, per guardare al girone di ritorno con lucida consapevolezza.
GLI UNDICI
La rosa è ormai ridottissima. Il duo De Gennaro-Prosperi deve fronteggiare l’assenza dei due giocatori di movimento più presenti (e fra i più influenti caratterialmente), ovvero Nigro e Pambianchi. Balzano è il terzino sinistro nel 4-2-3-1, Lo Sicco il mediano accanto a Sampietro, Bobb la spalla di Magnaghi.
Fontana premia Ripa, Lisi e Zibert, che vincono i ballottaggi con Del Sante, Sandomenico e Izzillo. Kanouté è l’ala destra nel 4-3-3, Camigliano il vice-Morero in retroguardia.
START
Come preannunciato da De Gennaro in conferenza stampa, il Taranto aggredisce alto la Juve Stabia forte di un’ottima forma atletica. Le Vespe cercano ugualmente di far partire l’azione con il consueto possesso palla ma sono costrette a chiamare spesso in causa il portiere per aggirare il pressing ionico. Il 4-4-2 dei locali in fase di non possesso prevede una difesa molto alta (quasi a centrocampo), una squadra corta e larga per aggredire subito gli esterni, la presenza di Bobb (al fianco di Magnaghi) a metà strada tra il centrale di difesa non in possesso e la linea di passaggio per il regista (Capodaglio). Il Taranto non lascia nulla al caso: dalla solita rimessa lunga di Altobello nasce la prima occasione, ma Sampietro strozza il destro al volo dal limite.
La sorprendente Islanda dell’ultimo Europeo ha riportato in auge l’utilizzo della rimessa lunga: da carta della disperazione a situazione buona per ogni momento del match. Dall’avvento di Prosperi nello staff tecnico dei rossoblù anche il Taranto ha creato schemi sulla lunga gittata con le mani: Altobello si sgancia dalle retrovie, proprio come se si trattasse di un canonico calcio da fermo, e va a battere. L’obiettivo è la testa di Magnaghi, attorniato da compagni pronti a sfruttare la seconda palla, posizionati in modo da coprire ogni possibilità. Paolucci è fronte al 9, Bobb immediatamente vicino, Sampietro al limite: sarà proprio quest’ultimo a calciare. Da un altro “corner con le mani” nascerà l’occasionissima di Viola.
I campani non riescono a costruire: Fontana e i suoi restano colpevolmente ed inspiegabilmente sorpresi dall’atteggiamento dei locali.
IL FOCUS SUL MATCH
Nel primo tempo il Taranto va alla conclusione 6 volte, più della Juve Stabia nell’intero match (5), impegnando Russo ad una difficile deviazione con una pregevole acrobazia di Viola. Non ci sono altri interventi degni di nota, eppure la prima frazione è coincisa col punto più alto della stagione dei rossoblù. Gli ionici giocano e si muovono da squadra vera, eseguono il compito con diligenza e sfoderano interessanti soluzioni offensive. Le fortune della Juve Stabia dovrebbero passare dal mismatch (clamoroso sulla carta) fra Kanouté e Balzano sulla fascia destra d’attacco campana: le maggiori, anzi le uniche insidie arrivano da lì, ma raddoppi ben studiati, l’intelligenza calcistica di Stendardo e la generosità dello stesso Balzano contengono i danni.
Il triangolo di metà campo stabiese è ben contrastato da quello rovesciato dei tarantini: Lo Sicco si sacrifica in un ruolo oscuro e conferma le apprezzabili doti di posizionamento, non a caso è stato impiegato in tutti e 5 gli slot del centrocampo dai tecnici ionici nel corso del campionato. Fontana pensava di vincerla sui duelli, sottovalutando la rinnovata capacità degli ionici di sopperire alle lacune da squadra e, probabilmente, anche le qualità di una coppia centrale (Altobello-Stendardo) che ha davvero pochi eguali nel girone.
La pressione ionica perde intensità col trascorrere di minuti, aumentano i lanci lunghi: è tutto come da copione. La Juve Stabia riesce a costruire due palle-gol quasi in fotocopia: nasce tutto da un’idea (probabilmente) studiata nell’intervallo dal tecnico campano.
L’atteggiamento di pressione del Taranto chiama i terzini ad alzarsi. In questo caso, una situazione che poi si ripeterà un paio di volte sul lato di Balzano, De Giorgi è più avanti della linea difensiva dei centrali Stendardo-Altobello: Liotti verticalizza per Lisi e basta solo questo passaggio a mandare in porta l’ala gialloblù, costretta poi a calciare col destro, ipnotizzata da Maurantonio. Pericolo scampato: la Juve Stabia, forse, ha studiato qualcosa.
De Gennaro e Prosperi, com’era preventivabile dalla lettura della distinta, non effettuano alcun cambio: hanno una panchina fantasma, fatta da giovanissimi o infortunati. È encomiabile lo sforzo atletico e mentale dell’undici di casa, che non si scompone di fronte ad un avversario sempre più sbilanciato. Fontana arretra il tuttofare Lisi a mezz’ala sinistra, con Sandomenico per Zibert, e poi a terzino sinistro nel disperato 4-2-4 finale, con l’ulteriore cambio Marotta-Liotti: ma le vespe non pungono come devono, il Taranto ribatte colpo su colpo e tenta la sorte con situazioni da fermo. Si scrive 0-0, si legge vittoria per i padroni di casa.
FORWARD
Ultime curve dell’anno. Il cervellotico calendario prevede ben due gare del girone di ritorno prima della lunga pausa e inevitabilmente i giudizi sulla prima parte di campionato slittano a San Silvestro. Ma i 19 punti in 19 gare ottenuti finora dal Taranto, questo si può già dire, restano un buon viatico per il prosieguo del cammino. 4 calciatori di categoria, magari (in più) un paio di giovani mentalmente pronti da spendere nelle rotazioni: questi i desiderata nella letterina a Babbo Natale scritta dagli uomini in panca rossoblù. Uno dei quattro potrebbe essere Som, gli altri tre dovrebbero rimpiazzare Pirrone (un centrocampista di personalità), Garcia (un esterno alto che possa giocarsela con Paolucci), Balistreri (Plasmati?). Saranno aggiunte, supporti e non necessità impellenti: perché l’ultimo mese ha donato ai tifosi un Taranto vero, che ha già valori interessanti. È questo il regalo più prezioso.



