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Gli eterni secondi

Di Romanzini

Un altro campionato di serie D è finito e come i precedenti ha visto purtroppo il Taranto conquistare solo la piazza d’onore, soddisfazione effimera se consideriamo il livello del torneo, mediocre, e la forza della vincitrice, la Virtus Francavilla, che ha beneficiato più della incostanza delle avversarie che della propria forza. L’innumerevole serie di pareggi conquistata dalla capolista certifica che quest’anno non abbiamo avuto una battistrada implacabile come fu l’Ischia o l’Andria nel recente passato, ma solo una squadra normale che ha fatto della continuità tecnica il suo marchio di fabbrica.

L’ultima giornata della regular season ci ha visto conquistare un pareggio sul campo del Francavilla di Lazic. Quella di ieri è stata una gara in linea con quelle disputate dal Taranto di recente, una gara giocata male per un tempo e benissimo per l’altro. L’incostanza di rendimento è diventata il simbolo di questo finale di stagione di una squadra che sembra aver dato tutto soprattutto a livello mentale. Ieri il Taranto ha disputato un primo tempo anonimo, durante il quale ha fatto poco per passare in vantaggio, con le radioline che hanno fatto spegnere subito ogni velleità, visto il vantaggio repentino della Virtus sull’Isola Liri. La solita dormita generale verso la fine del tempo ha favorito il vantaggio dei sinnici. La ripresa ha mostrato in campo un Taranto completamente diverso, trasformato, sicuramente più determinato. Il portiere lucano ha fatto gli straordinari per dire di no ai continui attacchi rossoblù, ma poi è caduto forse sull’azione più semplice da gestire, una palla persa in area lucana che ha permesso a Siclari, anche ieri tra i migliori, di realizzare il pari. Il finale di gara avrebbe potuto essere più generoso, visto che è stato il Taranto ad avere le occasioni migliori per passare ancora, ma probabilmente era scritto che dovesse finire così.

La stagione si chiude con i soliti rimpianti per quel che poteva essere e non è stato. Tanti, troppi, i punti buttati all’aria in un campionato intero. Più di qualcuno addita le partite contro Serpentara e Marcianise come quelle responsabili della mancata promozione. In realtà il campionato il Taranto l’ha perso probabilmente per gli errori e le sconfitte subite durante la gestione Campilongo, precedute da altre sconfitte evitabili che avevano prodotto l’esonero di Cazzarò. Sono state tante le partite ricche di rimpianti, dalla sconfitta di Potenza persa dopo un rigore fallito sull’1-1 con gol beffa subito allo scadere, all’incredibile pari di Pomigliano conquistato dopo essere stati in vantaggio di due gol sino a cinque minuti dalla fine, per finire alla incredibile partita persa proprio contro il Francavilla in Sinni allo Iacovone nel momento probabilmente migliore del Taranto targato Campilongo. I numeri non mentono mai, e dicono che sette sconfitte, di cui due casalinghe, sono probabilmente troppe per una squadra che vuole vincere il campionato. I gol subiti, ben 34, uno a gara, certificano che spesso non basta un attacco eccezionale autore di ben 61 reti per vincere partite e torneo, perché le sbadataggini di una retroguardia poco permeabile hanno sovente vanificato quanto di buono prodotto.

Adesso inizia la lotteria playoff, l’appendice del campionato che deve aiutare la Federazione a compilare una classifica delle ripescabili in Legapro, una porticina di servizio che potrebbe servire a salvare in extremis la stagione. I playoff però vanno interpretati nella giusta maniera, vanno considerati una opportunità, una ipotesi, e nulla più. Se gli spareggi saranno utili o meno lo sapremo in estate, ma la cosa più intelligente che si possa fare tutti (a parte il vincerli, ovviamente) è quella di considerarli non come delle certezze, ma solo come uno splendido regalo che potrebbe arrivarci sotto l’ombrellone. La realtà oggi si chiama serie D, la prossima, da programmare sin da questo mese, partendo da quelle certezze che il Taranto già possiede, quegli atleti in grado restando di costituire per la squadra prossima una garanzia, quella società che durante tutta la stagione non ha dato nessun pensiero economico a atleti e tifosi, quella esperienza quadriennale che dovrebbe aver sicuramente chiarito senza dubbi quale sia la strada da intraprendere per vincere il campionato. La priorità dunque deve essere la programmazione da subito di una serie D a vincere, senza farsi prendere dalle illusioni. Se poi dovesse materializzarsi il ripescaggio, esulteremo tutti insieme, e a quel punto sarebbe più facile integrare una rosa costruita per la serie D alla Legapro.

La cosa pi importante in entrambe le situazioni, serie D o ripescaggio in Legapro, è che la città tutta abbia davvero fattivamente voglia di abbandonare questo dilettantismo che non ci appartiene. La Società del duo Zelatore-Bongiovanni non va lasciata sola, né in un caso né nell’altro, ma supportata con i fatti, perché solo con la comunione di intenti potremmo riuscire a riconquistare quel professionismo che è cosa differente dagli spettacoli vissuti sinora. Per una volta pertanto l’invito è davvero a essere coesi, a remare tutti in una unica direzione, a costruire e non distruggere, perché la Taranto sportiva possa riemergere dalla melma in cui è caduta quattro anni orsono.


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