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Un pari che sa di poco, nel segno di Iaco

Di Romanzini.

Il pari maturato sabato contro l’Isola Liri in trasferta non ha mutato la situazione di classifica del Taranto, che è rimasto alla stessa distanza da una Virtus Francavilla anch’essa artefice di un pari interno con il sempre più sorprendente Serpentara. La mediocrità del campionato viene dunque esaltata da questa giornata interlocutoria durante la quale le cosiddette piccole sono riuscite a bloccare chi è avanti in graduatoria. Il Taranto non ha saputo dunque approfittare di questo possibile turno favorevole, complice un ambiente, quello di Isola del Liri, che si è mostrato sin troppo “acceso” sin da subito, e soprattutto da uno stadio con un terreno di gioco vergognoso, irregolare, ai limiti del regolamento. Le immagini televisive hanno mostrato la irregolarità nel rimbalzo dei palloni, e per una squadra più tecnica come quella rossoblù l’handicap nei controlli e nelle conclusioni è stato evidente. Ma appellarsi al fondo del terreno di gioco per giustificare il pareggio di sabato sarebbe sbagliato, anzitutto perchè entrambe le squadre hanno giocato su quel campo assurdo, e poi perchè il Taranto ha fatto troppo poco per conquistare l’intera posta in palio. L’occasionissima di Nosa nel primo tempo è stato l’unico lampo di luce, mentre nella ripresa abbiamo contabilizzato solo il tiraccio di Genchi alto sul montante dopo un ottimo assist di Alvino e il tiro che ha sfiorato il palo a tempo scaduto di Ancora. Questa scarsa predisposizione al tiro e anche ad un gioco più semplice, soprattutto su certi terreni di gioco, è una costante, nel cammino esterno rossoblù, ed è uno dei motivi per i quali la squadra non riesce a conquistare la vittoria esterna. Paradossalmente il Taranto ha giocato sin troppo “di fioretto” invece di sguainare la “spada”, la squadra ha provato spesso alcune giocate troppo fini per poter essere vincenti, dimenticando che su certi campi, in serie D, molte squadre vincono la partita affidandosi a lanci lunghi e tiri in porta. Non è un caso che proprio da un lancio lungo e da una delle poche indecisioni difensive sia nato il rigore per l’Isola Liri, slendidamente parato da un De Lucia sempre più sicuro tra i pali. Alcune scelte compiute da mister Cazzarò non hanno inoltre convinto. In difesa l’assenza di un centrale dai piedi buoni nel terzetto centrale si fa sentire, perchè la squadra spesso non è in grado di ripartire palla al piede. In mediana buona la prova del generosissimo Ciarcià, mentre Marsili sta vivendo un periodo di involuzione, perchè anche nel Lazio non ha mostrato produttività, non è riuscito a far giocare palla a terra la squadra, non si è inserito nelle azioni d’attacco e soprattutto non ha sfruttato appieno la sua dote migliore, il tiro in porta dalla distanza. In attacco Yeboah è oramai sempre più una incognita. Il ragazzo ’95 sono settimane che non riesce assolutamente ad esprimersi, nè a rendersi pericoloso. Bisognerà verificare se è una condizione fisica precaria a infastidirlo o un ruolo che evidentemente il ragazzo non riesce ad interpretare bene. Siclari ha mostrato cose buone ad altre improduttive. Da lui la gente si aspetta sempre qualcosa di più, perchè al Taranto stanno mancando proprio i gol degli altri attaccanti che non siano Genchi. Infine il capitano, sabato nervoso e ammonito. Ha sbagliato un gol nella ripresa che non è da lui sbagliare, ma anche nel Lazio ha giocato in maniera generosa, anche al servizio degli altri. Avrebbe bisogno, il buon Beppe, di spalle che lo aiutino maggiormente in fase realizzativa, per far sparire la Genchi-dipendenza alla squadra. Per il prossimo futuro sarebbe cosa buona il recupero di qualche elemento troppo frettolosamente accantonato, come Mbida a centrocampo, magari trasferendo Marsili nel terzetto di centrali difensivi, lui che nella primavera della Roma ha già giocato in quel ruolo, lui che li è stato spesso seguace delle orme di un certo De Rossi. Se nella Roma proprio De Rossi ha iniziato a compiere il passo indietro verso la retroguardia credo che lo stesso possa compierlo Marsili a Taranto, che libererebbe il posto in mediana al fisico e geometrico Mbida. In attacco è stato lasciato troppo poco spazio ad un ragazzo che ne meriterebbe di più come Ancora, soprattutto su certi terreni di gioco. La dinamicità di Cristiano, unita alla sua buona predisposizione al tiro, forse potrebbero aiutare di più la squadra in trasferta. Restano sino alla fine 11 partite, 11 finali da interpretare nella giusta maniera. Il primo posto è per il momento lontano, mentre la piazza d’onore oggi dista tre sole lunghezze, quel secondo posto che permetterebbe di giocare in casa le due sole gare playoff previste. I playoff, proprio loro, potrebbero darci l’ennesima chance di salire in C, visto che la Federazione pare abbia deciso di compilare la classifica delle vincenti playoff privilegiando requisiti come bacino d’utenza, stadio, tradizione e tanti altri elementi favorevoli al Taranto. Provarci non costa nulla, dobbiamo farlo, per evitare altri rimpianti che stanno diventando una costante ogni stagione. Per il momento prendiamoci questo pari, uscito nel giorno della memoria del nostro caro Erasmo. Anche quella gara di inizio febbraio del 1978 contro la Cremonese fu avara di soddisfazioni per tutti, per Erasmo soprattutto, bloccato dalle parate di Ginulfi e da un grandissima dose di sfortuna. Stavolta il palo, ancora un palo, ci ha detto no al gol nell’occasione di Nosa, ma quel rigore parato da De Lucia speriamo possa costituire davvero da spartiacque per una squadra e per una città sempre troppo dimenticate da madama fortuna.

 


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