Di Leo Spalluto, tratto dalla Gazzetta del Mezzogiorno.
Due maglie rossoblù: una antica e una moderna.
Sotto la curva, come se fossero bandiere. Segni di riconoscimento e di identificazione, come il numero 9 cucito sulla schiena o il volto riprodotto sul petto. Un nome e un cognome: Erasmo Iacovone.
È un’emozione che si rinnova, più forte che mai. Al di là del tempo e dei guai, dei fallimenti e delle faticose ripartenze. Non è stata una comenica qualunque contro la Virtus Francavilla, nello stadio che porta il suo nome.
Sul prato c’era Paola Raisi, moglie dello sfortunato campione. Al suo finaco la presidente del Taranto, Elisabetta Zelatore. Unite da quei colori, tra ricordi e futuro. È il filo della memoria tutt’altro che sottile. Che si riannoda sempre, di generazione in generazione. Nell’era degli smartphone e della tecnologia, non c’è tifoso che non rimpianga l’età dell’oro targata 1978. Il Taranto ad un passo dalla serie A, il suo centravanti tra le vette dei cannoniei. Poi la tragedia e uno stadio immediatamente intitolato alla memoria. Perché nessuno dimenticasse quel ragazzo serio e baffuto, capace di far sognare un’intera città.
Nessuno ha dimenticato. Anzi. Su quei gradoni che scandiscono in ogni partita il suo nome, pochissimi lo hanno visto giocare. Molti non erano neppure nati. Ma il ricordo si tramanda, prodigioso. Raccontato da chi c’era, dalle foto sbiadite, dalle immagini <<biancoenero>> dell’epoca.
Taranto ama, adesso più che mai, il suo eroe positivo. Al punto di far commuovere sua moglie ogni volta che torna. Felice di innalzare quelle magliette sotto gli spalti e di tifare in curva, assieme ai tifosi. Tarantina d’adozione, ormai.

