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IL TARANTO C’E’! E NON SI DIMETTE

TARANTO – ANDRIA 4-1 Una settimana delirante. A tratti psicotica, dove il chiacchiericcio ha prevalso. E sugli spalti le presenze non si discostano di molto dalle ultime domeniche, nonostante la capolista “tritasassi” ospite allo Iacovone. Prima della gara Domenico Campitiello, sull’erbetta dello Iacovone, si rivolge a tutti i settori dello Iacovone indicando i tifosi e dicendo: “ci sono, sono qui”. Novanta minuti dopo, la squadra in tripudio salta con tutti i tifosi. Poi, all’unisono, si stringe attorno al presidente. Lo circondano, lo lanciano in aria. La vittoria è del gruppo. La vittoria è della squadra che abbraccia il pubblico dello Iacovone. La migliore partita della stagione, vissuta con intensità, determinazione, cuore e passione. La vittoria di chi ci crede e non si dimette.

MISTER CAZZARO’ – Venti giorni fa allenava la juniores. Poi è stato catapultato in prima squadra. Poi il confronto con i senatori del gruppo giovedì a Potenza. Esordio con una vittoria strepitosa e quattro pappine alla capolista. Scusate se è poco. Godiamoci questa bella vittoria. Chissà se Michele Cazzarò dormirà questa notte.

LA PRIMA DELLA CLASSE – 11 punti di differenza. Una squadra che all’andata ci ha letteralmente asfaltati. Una compagine che, oltre il caso D’Agostino, merita il primo posto in classifica. Allo Iacovone ha vinto il Taranto. C’è stato solo il Taranto. L’Andria si è vista dalle parti di Mirarco solo in due occasioni: all’ 82′ e, al successivo angolo, al gol di Moscelli. Null’altro. Imbarazzante Diamoutene: anche la capolista può annoverare ex calciatori.

DERBY? – Settore ospiti desolatamente vuoto. Per chi si ostina a chiamare “derby” un match senza tifosi andriesi. Questa è stata Taranto – Andria. La terza in classifica contro la capolista. Il derby è passione, tifo, colore e, perché no? sfotto’. Il sale del calcio è la rivalità, il campanile. Questo non è il calcio della gente ma il pallone dei burocrati. Dei pochi che decidono per tutti.
Dalla Curva Nord nessun coro ostile contro gli assenti, al contrario di ciò che avvenne al Degli Ulivi. Una vittoria di stile. Senza discussioni.

GLI SPALTI – Già dal riscaldamento i giocatori baresi vengono apostrofati “ladri” e subissati di fischi. Il clima è quello giusto. La Nord non si dimette. C’è chi molla, c’è chi sostiene. E la Nord non ci pensa a mollare nemmeno un centimetro. Solo per la maglia. Sempre e solo per la maglia. Non è un caso che le parole con più senso di responsabilità in settimana sono arrivate proprio dai tifosi di curva e gradinata. Dalle parole ai gradoni, la tifoseria ha abbracciato responsabilmente la sua maglia e l’ha condotta alla vittoria.
Da brividi l’ingresso in campo: una enorme maglia rossoblu con il “12” in campo e Curva Nord sulle spalle. Poi lo striscione “Solo per la maglia”. Anche la gradinata presenta diverse novità: lo striscione “Supporters” capovolto, due fumoni rossi e blu salutano i ventidue in campo. Poi una cartata dalla gradinata che regala allo Iacovone un effetto “argentino” di gran livello. La tifoseria e la squadra sono un tutt’uno: si palpita insieme. Si lotta insieme. Si soffre insieme. A caccia della decima vittoria allo Iacovone.

IL MATCH – Cazzarò conferma le ultime uscite e schiera Mirarco tra i pali, Ibojo, Pambianchi e Marino dietro, Cicerelli e Porcino sugli esterni, Ciarcià, Marsili e Mignogna a creare, Genchi e Gabrielloni a devastare la difesa barese. C’è solo il Taranto. Il Taranto siamo noi. Comincia l’assedio. La capolista è stordita. Inizia Pambianchi a scaldare i guantoni di Cilli. Poi al 9° viene steso Gabrielloni; penalty sacrosanto: sul dischetto Genchi non sbaglia. Taranto in vantaggio. Il Magico non molla la presa: Marsili prima, Genchi di nuovo per ben due volte (una clamorosa)… l’Andria è annichilita. Sbanda. Cazzarò si dimena in panchina. Capolista tritasassi non pervenuta.

DELIRIO ROSSOBLU’ – Il secondo tempo è storia. Poesia allo stato puro. E’ tutto il concentrato di emozioni che solo quella maglia sa regalare. Dalla Nord si alza al cielo il coro “perché amo la squadra della mia città”. Prima Genchi si mangia un gol praticamente solo davanti al portiere barese. Passano otto minuti e Ciarcià (ah quanto ci sei mancato…) decide di far crollare lo Iacovone. Dagli sviluppi di un corner raccoglie un pallone da quaranta metri e fa partire un missile che si insacca forte e potente alle spalle di Cilli, sotto la Curva Nord. Un gol P A Z Z E S C O.
P A Z Z E S C O. Viene giù lo Iacovone. Alla Salinella i decibel scassano i vetri dei palazzi limitrofi. Godi popolo! Il Magico raddoppia. Il destro incredibile di Ciarcià entrerà di fatto nella storia del pallone rossoblu. “Perchè il Taranto è la mia vita… non vedo l’ora di sostenere”… la torcida rossoblu’ graffia ugole e scalda mani. Ma non è finita. Sette minuti ancora e Gabrielloni – su assist di Genchi – ancora una volta sotto la Nord annichilisce gli ospiti con il terzo gol. E’ un tripudio. E’ apoteosi. E’ il Taranto. E’ triplete.
Iniziano i cambi: Colantoni entra al posto di Gabrielloni, poi tocca a Gaeta subentrare ad uno stremato Genchi. Nel mentre, la squadra barese si affaccia per la prima volta dalle parti di Mirarco: mancano dieci minuti al termine e al secondo tiro in tutta la gara la squadra di Favarin accorcia le distanze. Una schizzatina d’orgoglio in un match dove la capolista è stata asfaltata. Demolita. Ma non basta: tocca ancora a Porcino regalare il poker sotto la Nord, ancora una volta, raccogliendo un passaggio delizioso di Mignogna. Il trionfo è compiuto. Una vittoria schiacciante, esaltante. Rabbia, determinazione, orgoglio, forza davanti a cinquemila cuori palpitanti di rosso e di blu.
Semplicemente… grande Taranto. La capolista torna a casa con una magra figura e quattro gol sul groppone… ma anche dalle nostre parti… se vogliamo… questi quattro gol avranno fatto venire mal di testa a più di qualcuno.
Ma il Taranto sempre e solo prima di tutto. Oltre gli uomini e i risultati. Il Magico c’è, vivo, vegeto e combattivo.

E non si dimette.

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