La trasferta di Potenza vissuta dagli amici dell’Abruzzo (rigorosamente rossoblù):
Flash nr. 1: uomo solo davanti al portiere, indossa una Maglia rossoblù. Pallone fermo su una macchia bianca, presumibilmente gesso. Portiere saltellante sulla linea di porta, altri 20 uomini dietro la palla, scalpitanti. Fedele alla linea, l’uomo che indossa la casacca rossoblù smonta il mito del rigore come panacea per i nostri mali.
Flash nr. 2: una pantera rosa vola a deviare in angolo un tiracchione destinato a insaccarsi, scagliato da un altro uomo in divisa rossoblù.
Flash nr. 3: Del Piero torna dall’India, indossa la prima maglia bianca che trova, e regala una perla di rara bellezza sotto la curva. Sbagliata.
Flash nr. 4 & 5 (momenti diversi, stessa ispirazione): mio fratello telefona chiedendo: “ma piccé stè candate accussì??. Poco dopo i giocatori in divisa bianca escono dal campo applaudendo il nostro settore.
Benissimo amici, questa è stata la partita Potenza-Taranto, il cui risultato non è ancora stato omologato (nel mio cervello).
La trasferta di Abruzzo Rossoblu (chi scrive, insieme ad altri quattro amici in rappresentanza di molti altri che domenica non si sono potuti aggregare) comincia giorni prima del calcio d’inizio. Caccia al biglietto e contemporanea ricerca di un’anima buona che vada a recuperare i tagliandi dalla rivendita, anticipando la pecunia, e che poi venga a Potenza per consentirci di entrare e goderci lo spettacolo.
Lo spettacolo… quello forse potevamo gustarlo anche dal marciapiede antistante lo stadio, sotto il locale tribunale (a proposito, ormai è evidente: in Italia quando si progettavano i palazzi dei tribunali la regola d’oro era “purché sia brutto”).
Il viaggio comincia intorno alle 8 e 30 di domenica mattina. Soste varie e raccogliere i malati al seguito, sparpagliati lungo l’asse Teramo-Pescara, e poi via dritti verso la Lucania, passando per una sosta a Termoli. Superiamo Melfi e i ricordi si sprecano… i fumogeni ad altezza uomo, i fischietti al ritorno, De Florio che strazza la rezza sotto la Nord…. Pensavamo fosse un nuovo inizio, ed invece è stata solo una brevissima, lieta parentesi in 20 (e passa) anni di delusione. Rigorose.
Arrivati allo stadio facciamo in tempo a vedere la solita pantomima all’ingresso. Evidentemente anni di trasferte pacifiche, seppure massicce e partecipate, di prove di responsabilità e di sportività non bastano mai. E quindi vai col liscio…. il megafono no, il megafono nì, il megafono-alla-fine-entra. E volevo vedere…. E ancora: il tamburo però, mah, bì.bò-bù…. Il tamburo sta già suonando in curva ospiti…. E poi questa bandiera è troppo grande, quest’asta è troppo lunga… sì vabbè ma quello era Coly in missione segreta. Entra pure Coly.
Solo gli accendini perdono sempre.
Nel settore respiriamo la solita goliardia da trasferta, salutiamo tante facce amiche, (ri)scopriamo l’antipatico veto ad apporre pezze che non siano quelle dei gruppi “riconosciuti” (niente, neanche all’angolo dell’angolo, peccato) e poi partiamo… squadre in campo, bandieroni al cielo, cartata @ammostroproprio, cori forti e cazzuti. Ogni tanto arriva anche la voce della curva di casa, ed è un piacere. In fondo siamo a Potenza, anche se è serie D.
D come devastazione. La stessa devastazione dell’anima che ci coglie ai primi tiri dei nostri verso la porta della pantera rosa. Verso la porta, occhio, ma mai in porta. Perché lo specchio proprio non riusciamo a coglierlo… Ma loro sì! Ed eccolo il pinnolone dello 0 a 1! Tiro da fuori area che lambisce il palo e si insacca sotto i nostri occhi. Eccheccosa…. Per non dire altro.
E qui siamo al flash nr. 1. Finalmente Pià fa Pià. A onor del vero l’ha fatto per tutto il primo tempo. Scatta, sguscia, supera l’uomo, entra in area, viene affrontato, cade… rigore!! E qui, signori, scatta la vera coerenza del cuore rossoblù. A noi il rigore non piace! E quindi lo buttiamo nel cesso! Alè… sinistro alla camomilla di Genchi che finisce a lato. Sempre 0 a 1. Sciame nnanze.
Tanto mo’ pareggiamo lo stesso, pensa fiducioso il malato rossoblù in trasferta… Il flash nr. 2 sembra confermare l’ardito pensiero, ma poi arriva subdolo flash nr. 3. E cala il sipario. Si spengono le luci. Il rossoblù in campo diventa al più un rosa-azzurro, i calciatori calano di intensità e convinzione.
Agonia.
Per loro, per quelli in campo. Noi del settore ospiti, invece, complice la struttura dei gradoni che ci ospitano, iniziamo a fare un magnifico rueto. Canti, tamburi, battimani, sciarpe, bandiere, ugole palpitanti…. Flash nr. 4, appunto.
EPILOGO:
finalmente il mister mette Mignogna, la squadra si rianima un pochino, e spinta anche (molto?) dalla voce e dalla rabbia dei 500 malati al seguito si riversa in avanti per un’ultima, spettacolare beffa.
Prima i locali salvano un gol sulla linea di porta (chi ha tolto quel pallone di testa o è spilungone assai o tene le corna). Poi il gol dell’1 a 2 quando ormai, ovviamente, non c’è più nulla da fare. Triplice fischio ed ennesima trasferta con le pive nel sacco.
I potentini godono come ricci, i nostri si avvicinano al settore mogi-mogi, ma capiscono subito che non è aria. Avast mo’. Si tifa e si canta per la Maglia, ma non sempre si può applaudire chi quella Maglia la indossa. Non è questione di vincere o perdere, è empatia. Il secondo tempo del Taranto è stato brutto e noi, come sappiamo, meritiamo di più. Il mister ne tragga la conseguenze e capisca dove lui in primis è mancato.
La trasferta dei 5 di Abruzzo Rossoblù si chiude, manco a dirlo, col flash nr. 5.
Il viaggio in macchina, al ritorno, è lungo. Le sciatiche si ribellano, Radio 1 prende male, la fame sale, l’Andria (stra)vince ancora, a Foggia c’è la nebbia…. E noi già a pianificare le prossime trasferte. Campania arriviamo!
SFT – Sempre Forza Taranto.

