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Testimoni di una fede – L’incastro perfetto

Donna. Tarantina. Giornalista pubblicista dal 2007. Precaria. Libera. Pensante, ma non troppo. Un cuore, che batte per il Taranto calcio dall’età di 12 anni. Una donna che capisce il fuorigioco. Insomma, una strega. E proprio come una strega, l’autrice del racconto di oggi, Valentina Pellegrino, ci incanta, scivolando elegantemente dall’amarcord del suo battesimo calcistico, avvenuto con una delle partite più incredibili disputate dal Magico, fino a un match carico di intensità emotiva e suggestioni.

La fredda cronaca non ha mai fatto parte della mia vita, personale e professionale. Seguire il Taranto è cosa difficile. Senza sconti. Molte volte, senza lo straccio di una soddisfazione. Ma se ci innamorassimo solo di chi ci fa sempre sorridere sarebbe semplice. E forse inutile. Devo averlo sempre saputo in fondo. Certamente la conferma me l’ha data mio padre quando un giorno mi confessò che io, in curva, avevo fatto il mio esordio a tre anni. Esattamente il 7 dicembre 1980. Un giorno strano quello. In cui il “dio pallone” fece incontrare in serie B il Taranto del presidente Carelli e il Milan di Franco Baresi e Tassotti. Un giorno strano. In cui il Taranto vince 3-0 allo Iacovone, ridicolizzando una difesa che sarebbe stata l’asse portante del grande Milan. Un giorno bello. In cui, fra i 25.000 spettatori, c’era un papà e la sua piccolissima bambina che con la fredda cronaca non avrebbe mai avuto a che fare. Da qui comincia la mia storia d’amore. Ed è una bellissima storia d’amore quella che vi racconto.

Uno dei momenti più alti della storia del Taranto:
Mutti – Cassano – Mutti per il 3-0 al Milan

Ho una personale classifica delle partite del Taranto. Dentro ci ho messo alcune sconfitte. Non abbiamo mai brillato di successi, noi. Una delle partite che mi fa sempre battere il cuore è certamente Carpi-Taranto. E’ il 9 ottobre 2011. E’ quella stagione. Quella della promozione diretta sul campo, distrutta da una gestione societaria assassina. La fredda cronaca dirà che al “Giglio” di Reggio Emilia finirà 2-0 per noi, confermando le sensazioni che siamo fortissimi. Ma il cuore venne rapito dal ricordo. Erasmo Iacovone, in quella partita, non fu semplicemente un coro. Fu tutto. Quel tutto, per me, fu una donna bellissima sempre innamorata di suo marito. Quel tutto fu la signora Paola che venne a prendersi l’abbraccio di persone sconosciute, ma che da trentasei anni sono parte della sua vita. Un amore cristallizzato e mai mutato.  Un amore che è un atto di fede. Quell’amore che rimane talmente intatto perché è fermo, tra le braccia di questa meravigliosa donna. Tra le nostre braccia. Ed è questo che garantisce la sua sopravvivenza. Le nostre braccia, insieme a quelle della signora Paola, sono l’incastro perfetto dentro cui Erasmo vivrà per sempre.

PaolaRaisiPaola Raisi con la sciarpa che raffigura Iacovone