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IL FALLIMENTO DELLE LEGGI SUGLI STADI

La normativa sulla sicurezza negli stadi non serve a niente. Non lo dico io. Lo ha deciso il questore di Salerno nel momento in cui ha vietato la trasferta a tutti i tifosi della Nocerina, anche a quelli muniti di tessera del tifoso, anche se lo stadio Arechi è dotato di tutte le misure previste dalla legge, dalla videosorveglianza, ai tornelli e ai biglietti nominativi.

E’ da questo principio che bisogna partire per analizzare i fatti di Salernitana-Nocerina di domenica. Tutto quello che è successo dopo – le minacce, sempre che siano vere, degli ultras ai calciatori rossoneri o la farsa della squadra ospite in campo – è stato soltanto la conseguenza di una contraddizione che sta a monte. Tutti fatti deprecabili, per carità. Ma non sono il cuore del problema.

In un paese normale le dirigenze di Salernitana e Nocerina, insieme, già il giorno della decisione del divieto, avrebbero dovuto annunciare che non sarebbero scese in campo. Non ha senso, infatti, parlare di terzo tempo, festa dello sport e altre amenità varie se poi si impedisce a uno dei protagonisti principali dell’evento di prendervi parte. E’ come festeggiare un matrimonio e impedire al marito o alla moglie di andare al ristorante. Sicuramente Salernitana-Nocerina era una partita ‘calda’. Sicuramente richiedeva misure di sicurezza rafforzate. Il derby mancava da 25 anni ed era un appuntamento attesissimo. Però se i nocerini un anno fa sono stati ritenuti idonei, proprio dalla questura, a sottoscrivere la tessera del tifoso, come mai d’un colpo diventano tutti “brutti, sporchi e cattivi” e non degni di entrare in uno stadio? E se l’obiettivo delle leggi sulla sicurezza negli stadi, quelle per cui lo Iacovone è stato chiuso per mesi e i tifosi rossoblù non vanno in trasferta da anni, è l’eliminazione delle frange violente del tifo, che senso ha proibire a tutti e indiscriminatamente l’accesso allo stadio?

Purtroppo oggi i titoli dei giornali sintetizzavano la sagra dell’ovvio: la sconfitta dello sport, la vergogna degli ultras e simili. Qualcuno ha addirittura accusato Macalli di non aver diviso Salernitana e Nocerina in due gironi distinti come richiesto da Lotito per avere un campionato più facile come quello che gli avevano regalato in Serie D due anni fa. Nessuno ha messo in evidenza il fallimento di tutto quello a cui si è lavorato in questi anni in nome della sicurezza degli stadi. Casms, osservatorio, tdt, steward, tornelli. Tutto inutile evidentemente se un questore decide che c’è comunque una partita che non si può giocare con entrambe le tifoserie.

C’è stato anche qualche conduttore satellitare improvvisato che ne ha approfittato per lanciare l’idea di un calcio a misura Sky fatto soltanto di Serie A, squadre giovanili e squadre riserve. Peccato che quanto successo domenica in Lega Pro è successo qualche anno fa in un derby Roma-Lazio. Peccato che pure in Juve-Napoli gli incidenti non sono mancati. Evidentemente il problema non è la categoria né il blasone. Ma l’incapacità delle forze dell’ordine di gestire gli eventi sportivi. Poi quel conduttore mi dovrebbe spiegare quale federazione potrebbe avere il potere di decidere che determinate città non debbano avere una squadra di calcio. La verità è che un evento sportivo come una partita di calcio andrebbe organizzato e gestito, non proibito. La verità è che ha più valore che un bambino di sette anni rimanga colpito dalle incursioni veloci di Migoni in una gara di Serie D vista dal vivo allo stadio che dallo spettacolo sterile di una gara in tv. Per inciso il Taranto ha vinto la sua terza partita consecutiva. Mi dispiace per il conduttore Sky ma questo continua a procurarci un’emozione indescrivibile. Anche se accade in Serie D.

Gianluca_semeraro

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Gianluca Semeraro alias Kuldelski.

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