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LE TRENTATRE’ GIORNATE DEL TARANTO

Le partite come quelle di domenica vanno dimenticate in fretta. Pensavamo di vincere facile contro una squadra che – così ci avevano raccontato – era stata assemblata negli ultimi due giorni e invece ci siamo trovati di fronte undici marpioni e siamo caduti nella loro rete come pesci. L’unica vera occasione – il rigore di Clemente – l’abbiamo buttata via. Non poteva che finire zero a zero.

La prova dei rossoblù, manco a dirlo, è stata pessima, ma non bisogna far drammi. Partite come quella con il Real Vico possono capitare nell’arco di un campionato, ma se capitano alla prima giornata lasciano il segno. Adesso a Manfredonia siamo obbligati a vincere anche se io non storcerei il naso in caso di pareggio.

E’ giusto far suonare campanelli d’allarme. Non bisogna però cadere nella tentazione del tritacarne, tradizione tutta tarantina: non si perdona nessuno, tutti colpevoli, tutti improvvisamente brocchi e mister incompetente. D’un tratto la campagna acquisti che ci aveva esaltato d’estate diventa una colossale presa in giro e i giocatori delle altre sono tutti più forti. E via con le domande: “perché non abbiamo preso quello?”, perché non ci siamo tenuti quell’altro?”.

Non mancano alcuni scherzi del destino. Se leggi che il Matera ha vinto con un gol di Migliaccio non puoi non pensare che il calcio è davvero strano. O Garufo che gioca in B con il Trapani. O Alessandro, che sono due anni che vuole venire a Taranto e non ci riesce, e proprio alla prima giornata segna due gol con il Real Vicenza. Ti sembra che altrove ogni cosa funzioni a dovere e che a Taranto manchi sempre un pezzo per comporre il puzzle.

La verità è che alla fine del campionato mancano ancora 33 giornate. E il tifoso tarantino questo lo sa. Non a caso dopo un giorno di rabbia, già con la testa è alla trasferta di Manfredonia. Organizza le auto, si informa su chi ha intenzione di andare e con che mezzi, se la trasferta sarà libera o vietata, sul settore ospiti e sul prezzo dei biglietti. Una macchina organizzativa da fare invidia alla Casa Bianca. E pensare che domenica sera aveva maledetto tutto e tutti, non aveva detto ciao nemmeno alla moglie o alla fidanzata, si era ripromesso di non mettere più piede allo stadio, si era detto che avrebbe cambiato sport e avrebbe seguito soltanto il curling in tv. Il tifoso tarantino è così. Basta una vittoria e i brocchi di oggi diventeranno campioni e i campioni delle altre torneranno brocchi.

Mancano 33 giornate e dovranno essere per forza migliori di quella di domenica. Perché il calcio a Taranto è storia di cuore e passione. E’ una cosa seria, insomma.

Gianluca_semeraro

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Gianluca Semeraro alias Kuldelski.