C’è stata una stagione nella storia del Taranto in cui tutte le partite finivano 2-0 per noi con gol di Chimenti e Formoso. Più suggestione che realtà ovviamente. Formoso di gol ne fece soltanto cinque, spesso in abbinata con quelli di Chimenti. Per questo il “2-0 Chimenti e Formoso” era diventato il pronostico favorito dei tifosi tarantini. Poco importava se a segnare erano anche Boccafresca, o Frigerio oppure il mitico e sfortunato Carrer. “2-0 Chimenti e Formoso” suonava troppo bene: il più classico dei risultati e i due bomber presenti all’appuntamento del gol. Meglio di così non si poteva.
Quell’anno il Taranto era molto meno solido dell’anno prima quando Empoli e Pescara ci scipparono la B con la complicità di Coppetelli di Tivoli e dei salernitani. Perse ben otto partite, una all’ultima giornata con il Benevento dove ci serviva un solo punto per la promozione aritmetica. E per fortuna che il Casarano pareggiò in casa, non si sa come, con la già retrocessa Civitanovese! Altrimenti sarebbe stato spareggio. Fu l’anno del derby in C con il Bari, con cui vincemmo in casa 2-1. Partite che trasformano un campionato in leggenda. Fu la prima promozione della mia vita. Era l’anno del cavaliere Pignatelli, un presidente “tarantino” non soltanto perché nato a Taranto ma perché figlio di Taranto. Uno che avrebbe comprato pure “l’amalgama” per farci contenti. Uno di noi, in tutti i sensi.
Due anni più tardi fu la volta di D’Ottavio-Paolucci: più di venti gol in due. E di Pietro Maiellaro. E di capitan Lopez e dell’altissimo Goletti. Era il Taranto di Vito Fasano. La prima rinascita dopo un fallimento, ma in serie C però. Arrivammo di nuovo secondi, dietro il Messina, e ancora una volta all’ultima giornata a Benevento ci serviva un punto per tenere a distanza un’altra rivale pugliese, il Barletta. Stavolta il punto ce lo prendemmo con merito.
Poi ci fu il campionato dei record targato Carelli. Un attaccante ruspante come Insanguine abbinato a un marpione della categoria come Coppola. E poi Spagnulo in porta, Roselli con la fascia di capitano, D’Ignazio e Brunetti in difesa. Un Taranto fortissimo che conquistò la promozione con una giornata d’anticipo e stavolta andò a Salerno nell’ultima gara di campionato da prima indiscussa e con la Salernitana che ancora la B doveva conquistarsela. Peccato non averle fatto lo sgambetto!
E che dire del capitano Zannoni della prima Serie B di Carelli? O di Turrini l’anno dopo, uno dei migliori calciatori del Taranto di tutti i tempi, a mio avviso.
In epoche più recenti il gol di mignolo di De Liguori nella finale con il Rende all’88’ non ha eguali. Un intero stadio, terrorizzato all’idea di dover disputare i supplementari che viene giù in un secondo. Così come la coppia d’attacco Plasmati-Cutolo: uno alto, l’altro piccoletto; uno rifinitore, l’altro bomber. Era bellissimo vederli mentre si abbracciavano dopo un gol. La loro emozione era soprattutto la nostra. E che dire di Dionigi che, nonostante acciacchi e infortuni, si faceva trovare sempre pronto all’appuntamento con il gol. O dei tre rigori consecutivi battuti da Ambrosi a San Marino, tutti e tre a segno.
Il calcio è questo: non sono i blog, i cda o le assemblee. Emoziona molto di più un gol in rossoblù che una ricapitalizzazione andata in porto. Fa stare in ansia molto di più la vigilia di una gara importante di campionato che la vigilia di un cda. Riprendiamoci il calcio giocato. In Serie B ci siamo andati anche noi e con imprese ben più epiche di quelle del Latina o del Carpi di ieri. Da noi un’intera città scendeva in piazza a festeggiare. La stessa città che nel luglio scorso si è precipitata in Piazza Ebalia alla notizia, dimostratasi poi falsa, del ricorso vinto al Tar. La stessa che non ha rinunciato a tifare per la squadra del cuore nonostante il bombardamento delle pay tv e i fallimenti societari. La stessa città in cui c’è chi si meraviglia che ci sia qualcuno che va ancora dietro al Taranto ma c’è soprattutto chi di stare dietro al Taranto proprio non ne può fare a meno.

