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SOLDI SUL BANCONE E…?

L’assemblea del Taranto di ieri un po’ di chiarezza l’ha fatta. Ha esplicitato quali sono le necessità economiche della prossima stagione dopo aver sistemato le ultime pendenze di quella che si chiuderà il 30 giugno. Ora tocca ai soci decidere se far parte anche della prossima avventura. Nella speranza che, in caso di defezioni, ci siano altri soggetti pronti a subentrare oppure che i cosiddetti soci forti, il duo Petrelli-Nardoni per intenderci, siano disposti a colmare la differenza.

Perché una cosa è lanciare una ricapitalizzazione sulla carta, un’altra è portarla a compimento nel concreto. Soprattutto per una compagine societaria come quella del Taranto formata da una quarantina di azionisti, alcuni dei quali inattivi da tempo. Come ad esempio il duo Zelatore-Bongiovanni, i quali, corteggiatissimi nelle scorse settimane secondo le cronache cittadine, hanno disertato ancora una volta l’assemblea perpetuando una vecchia abitudine. Vi ricordate, infatti, quando la Zelatore da presidente non si presentava ai Cda? Eppure insieme hanno il 20%, mica poco!

A questo punto è lecito pretendere da questi soci inattivi – non soltanto la Zelatore e Bongiovanni ma ce ne sono anche altri – un comportamento responsabile nei confronti della città. Se, come sembra, non vogliono più partecipare alla vita sociale del Taranto, facciano un passo indietro e cedano le loro quote, magari a un prezzo simbolico, a soggetti  che invece intendono farlo. Questo senza intaccare la gratitudine per il contributo offerto lo scorso agosto nel salvataggio del calcio a Taranto. Tuttavia partecipare alla vita sociale del Taranto non significa soltanto sostare negli spogliatoi durante gli allenamenti o le partite. Significa contribuire in modo costante alle necessità economiche della società. E ogni stagione ne porta di nuove.

Il prezzo simbolico poi non deve essere visto come una coercizione o un’ingiustizia. Sulla carta il valore di una partecipazione al capitale del Taranto non può essere monetizzato: in quanto società dilettantistica, peraltro al suo secondo anno di vita, il Taranto non dispone di un parco calciatori sotto contratto o di un settore giovanile avviato né di nessun altro asset in base al quale stabilire un prezzo. Ci sono le spese sostenute la scorsa stagione, certo. Ma nessun potenziale compratore sano di mente acquisterebbe una quota di appena il 5 o il 10%, ma nemmeno il 20%,  rimborsando le spese già sostenute. La contropartita non può che essere l’accollo delle spese da sostenere nella stagione che sta per partire. Nulla di più.

Nardoni e Petrelli ostentano sicurezza sul futuro del Taranto e sulla solidità economica della società. Non c’è ragione per non credergli, ma sappiano che la posta in gioco è alta per loro, come per tutti gli altri soci, e per noi tifosi. Per noi è in ballo il futuro della nostra squadra del cuore, per loro è in gioco la credibilità. E la gratitudine per aver salvato il Taranto l’anno scorso non può essere un’apertura di credito infinita. Non pretendiamo la luna, né ci interessano i programmi sontuosi sbandierati dalle nostre concorrenti come Battipagliese, Turris o Savoia. Sappiamo bene cosa muove l’economia in Campania e come è ridotta l’economia tarantina. Che siano 500mila, 700mila o 1 milione di euro poco importa. Purché, come recita un vecchio adagio, ci siano soldi sul bancone, senza se e senza ma. Perché con le sole parole – lo insegna la storia recente del calcio tarantino – non si va da nessuna parte. A proposito, come continuava l’adagio? Soldi sul bancone e…?

Gianluca_semeraro

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Gianluca Semeraro alias Kuldelski.

0 Responses to "SOLDI SUL BANCONE E…?"

  • Pierluigi Liuzzi
    14 Giugno 2013 - 17:59

    Caro Gianluca, il tuo discorso no fa una grinza ma è anche vero che non si può ricapitalizzare all’infinito.

    Io credo che il nostro presidente Fabrizio Nardoni ha già fatto molto e credo che la stragrande maggioranza dei soci inclusi i soci della fondazione Taras non possano all’infinito mettere mano al portafoglio.

    L’ Anno scorso è stata fatta una vera e propria colletta per salvare il Taranto dalla completa sparizione quindi a mio giudizio sicuramente opinabile ma ponderato, credo che una società debba andara avanti con i soldi degli incassi e delle sponsorizzazioni, non si può sempre chiedere ai soci di mettere mani al portafoglio in continuazione anche perchè ci si ritroverebbe a dover mettere i soldi anche di chi la ricapitalizzazone non l’ha fatta.
    Scusa la precisazione ma è quello che è successo alla nostra Fondazione che si è ritrovata dal 10 al 14 % proprio perchè altri soci non avevano ricapitalizzato.
    Secondo me il signor Petrelli dovrebbe fare la sua parte visto che sino ad ora la quota in suo possesso circa il 33% è stata ricapitalizzata da Nardoni.

    Forse se il signor Pellegrini fosse stato allontanato come sarebbe stato giusto avremmo sicuramente meno problemi di Liquidità (Zelatore-Bongiovanni)
    Non si tratta così una signora o un datore di lavoro.

    Sempre Forza Taranto

    Pierluigi Liuzzi
    Mariano Gioielli Taranto
    Socio Benemerito
    Tessera n° 331