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PETTINICCHIO SI’ O NO? RIPESCAGGIO SI’ O NO?

La sconfitta di Ischia ci può stare anche se perdere 5 a 0, seppure con la capolista da 86 punti in 34 partite, non piace a nessuno. La gara ha riaperto il dibattito, in verità mai sopito, sulla conferma del mister Pettinicchio. Secondo alcuni la partita con l’Ischia ha palesato tutti i limiti del tecnico tarantino, altri invece sottolineano come Campilongo abbia schierato la sua formazione tipo mentre il Taranto sia sceso in campo con una formazione rabberciata per gli infortuni e piena zeppa di under.

Sulla questione se Pettinicchio debba restare o meno preferisco non esprimermi. Dico soltanto che il girone di ritorno del Taranto rende la risposta molto difficile. Se si pensasse di non confermare Pettinicchio, allora si dovrebbe scegliere un allenatore di categoria superiore o quantomeno uno che abbia un curriculum indiscutibilmente vincente in serie D. Per contro confermare Pettinicchio e rendersi conto a stagione in corso che non è l’allenatore adatto per un campionato vincente potrebbe far perdere tempo e denaro preziosi. In confronto a noi Amleto era pieno di certezze.

Nella prima domenica senza Taranto tutti abbiamo provato un pizzico di amarezza e di genuina invidia per antiche rivali come Messina e Sambenedettese che hanno conquistato la promozione in Lega Pro, ma anche per il Foggia che è approdato ai playoff e per l’Avellino che in quattro anni si ritrova dalla D in serie B con due ripescaggi e un solo campionato vinto. E allora a qualcuno viene in mente che si potrebbe tentare la carta del ripescaggio in Lega Pro. Servono 100mila euro a fondo perduto e due fideiussioni da complessive 700mila euro. Poi ovviamente devi fare la squadra e affrontare un campionato nel quale saranno previste più retrocessioni, nove per girone di cui sei dirette e tre tramite playout, per consentire la creazione di una serie C unica a tre gironi da 20 squadre a partire dal 2014-2015.

Ne vale la pena? Se penso che il prossimo anno ci dovremo scontrare con le “blasonate” Real Metapontino, San Severo, Torrecuso e Progreditur Marcianise, dico di sì a occhi chiusi. Se invece rifletto sul momento economico attuale, sulla situazione specifica della città di Taranto, sul fatto che la società è ancora acerba e in fase di assestamento rispondo che è meglio rinunciare perché spesso i passi più lunghi della gamba portano a capitomboli dolorosi. Facciamoci un altro campionato di serie D e vediamo di arrivare più in alto possibile. Poi si vedrà.

Si dibatte sempre più frequentemente sui calciatori della rosa attuale da confermare l’anno prossimo. Ragionando spesso più con il cuore che con la testa, più sulla base delle simpatie personali sbocciate magari su Facebook che sulle reali qualità dei singoli. Il girone di ritorno ha reso tutti i calciatori, o quasi, degli eroi a cui non si può rinunciare. In realtà costruire una squadra ambiziosa significa anche digerire addii dolorosi. Senza che questo sposti di una virgola la stima e la gratitudine che tutti noi proviamo per un gruppo che ha conquistato 32 punti in 18 gare, ha ottenuto la salvezza con diverse giornate di anticipo, che ha schiantato il Nardò spedendolo ai playout, che ha vinto sfide sentite come quelle di Foggia e Monopoli, che ha segnato sei gol al Trani e quattro al Francavilla. E questo vale per tutti, mister compreso.

Tra tutti questi dubbi di fine stagione c’è una certezza: la Fondazione Taras ha raccolto tutti i 30mila euro necessari alla ricapitalizzazione e alla difesa del 10%. Chi un mese fa aveva sentenziato, senza appello e producendo calcoli matematici che sembravano inoppugnabili, che non ce l’avremmo fatta non solo non ha chiesto scusa ma nemmeno ha dato il giusto risalto al risultato raggiunto. Che non è una vittoria soltanto della Fondazione. E’ la vittoria di tutta la città. Ma questo a Taranto lo si capirà sempre troppo tardi.

Gianluca_semeraro

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Gianluca Semeraro alias Kuldelski.