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UNO, NESSUNO E 34MILA

La vendetta è un piatto che va servito freddo. Abbiamo atteso ben 17 gare per vedere il Nardò uscire annichilito dallo Iacovone, precipitato in piena zona playout, umiliato da quattro gol e da una gara tecnicamente perfetta, ma la soddisfazione è stata grande. Eppure eravamo praticamente già salvi e avevamo poco o nulla da chiedere al campionato. Però abbiamo giocato con il sangue agli occhi manco fosse la finale di Champions League. Questo perché quanto accaduto a Nardò all’andata non è capitato quest’anno da nessun’altra parte, nemmeno sui campi campani. Provocazioni continue, in campo e sugli spalti, un clima intimidatorio e pesante soprattutto verso i calciatori più giovani. Una partita che non si poteva non perdere.

Purtroppo cari neretini (vi chiamate così, vero?) la ruota gira e mai come nel calcio ride bene chi ride ultimo. All’andata noi eravamo impantanati nei bassifondi e voi vi godevate un tranquillo centro-classifica. Ora toccherà a voi finire il campionato con l’ansia della retrocessione. Noi, proprio grazie alla vittoria di domenica, siamo salvi aritmeticamente. Dai forum schiumate rabbia. Ci chiamate falliti. State attenti perché l’ultima volta che qualcuno ci ha chiamati così è stato a Vercelli l’anno scorso. E oggi la pluriscudettata Pro Vercelli sta retrocedendo miseramente dopo un solo anno di B e chissà se l’anno prossimo troverà una categoria in cui iscriversi. Noi saremo anche falliti, lo dicono i fatti d’altronde. Ma anche questa volta siamo stati in grado di risorgere dalle nostre ceneri, magari un po’ malconci, ma ci siamo. Voi l’anno prossimo dove sarete, cari neretini? Leggo di problemi economici e di stipendi non pagati. Chissà!

E’ stata la vittoria del gruppo, è stata la vittoria di Pettinicchio. Ventotto punti conquistati nel solo girone di ritorno mettono in seria difficoltà qualunque detrattore. In questa avventura tarantina Pettinicchio ci ha messo cuore, caparbietà e passione. Cose che alle volte valgono molto di più di qualsivoglia esperienza o attitudine tecnica. Probabilmente qualsiasi altro allenatore, pago della salvezza già acquisita, si sarebbe limitato all’ordinaria amministrazione, visti anche i numerosi infortuni e i problemi di rosa. Invece lui, da tarantino doc, ha capito quanto contasse per i tifosi la partita di domenica e ha voluto vincerla a tutti i costi. Così come hanno voluto vincerla a tutti costi Prosperi, che in queste occasioni si rivela una vera bandiera rossoblù, Mignogna, Molinari e tutti gli altri.

La doppia sfida con il Nardò curiosamente si intreccia con le vicende dell’Ilva. Se la gara d’andata era arrivata pochi giorni dopo il tornado che colpì Statte e il famigerato decreto, quella di ritorno si è disputata nel giorno del referendum. In 34mila sono andati a votare. Nonostante la assoluta mancanza di informazione, nonostante nessun grosso partito politico abbia cavalcato l’onda della protesta o spiegato le ragioni del sì o del no tifando invece per l’astensione, nonostante la “trappola” burocratica dell’accorpamento dei seggi fatta passare per risparmio di costi. Troppo pochi 34mila per raggiungere il quorum. Troppo pochi per poter giustificare fuori da Taranto la nostra protesta. Non così pochi però da poter essere ignorati. Così come abbiamo pazientemente aspettato 17 turni per vendicarci del Nardò, possiamo con altrettanta pazienza aspettare il momento giusto per vincere la nostra battaglia per la vita (di questo si tratta in fondo). Imparando a non disunirci. Imparando a comprendere che stiamo tutti dalla stessa parte, che Taranto ha tanto da offrire e che senza l’Ilva non solo può sopravvivere ma addirittura vivere meglio. RespiriAMO Taranto, dunque. Ma facciamolo tutti insieme!

Gianluca_semeraro

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Gianluca Semeraro alias Kuldelski.