Il Taranto non è ancora salvo! E’ vero che abbiamo otto punti di vantaggio sulla zona pericolo e un po’ di squadre sotto, ma finché la matematica non ci dice con assoluta certezza che l’abbiamo scampata non dobbiamo perdere la concentrazione. Domenica ci giocavamo il jolly. Le gare col Potenza, infatti, significano tre punti per tutti, anche per le nostre concorrenti. E noi abbiamo rischiato stupidamente di non prenderli. Dopo che già all’andata avevamo regalato la partita. Certo quella era un’altra squadra, erano altri calciatori, molti dei quali stanno retrocedendo con il Riccione nel girone D.
Giusto per non rilassarci troppo, teniamo presente che abbiamo un calendario difficile davanti a noi a cominciare dalla gara di sabato con il CTL Campania. Che non sarà uno squadrone, ma gioca su un campo terribile, per fortuna a porte chiuse. E quindi attenzione e concentrazione! Fino alla fine! O almeno finché la matematica non ci dirà che possiamo rilassarci.
La partita di domenica ha riproposto con evidenza quanto sia stato dannoso l’infortunio di Gatto. Non soltanto perché Gatto è forte ma anche e soprattutto perché è un ’94 e aveva risolto il problema degli under in formazione brillantemente. Adesso dobbiamo affidarci a Costantino, che non si sta dimostrando all’altezza (anche se domenica era penalizzato da una difesa alquanto rabberciata), Brancato o Bongermino, che a causa di un colpo della strega non parteciperà nemmeno della gara con il Campania. Peraltro se schieri un portiere del ’94, in teoria dovresti avere anche il secondo portiere di pari età in modo da poter effettuare la sostituzione all’occorrenza. Domenica – in pochi se ne sono accorti – abbiamo rischiato di disputare l’ultima parte della gara senza portiere perché Costantino s’era fatto male, avevamo solo una sostituzione a disposizione e Maraglino non poteva entrare in quanto over. Per fortuna Costantino si è ripreso.
Si lavora al futuro. Allo Iacovone c’erano presenze curiose e interessanti: Vito Fasano, presidente di un altro Taranto, quando la B era per noi la norma e la C/1 un’eccezione, e Giovanni Colomba che del Taranto potrebbe rappresentare il futuro. Non mancano nemmeno i gufi. C’è chi non accetta che il Taranto esista senza di lui e getta continuamente ombre sul futuro rossoblu piccandosi di avere una conoscenza approfondita dei fatti, quando invece raccoglie soltanto pettegolezzi o, quando gli va bene, pezzetti di verità. A Taranto dobbiamo però imparare – e lo dico a me per primo – che le cose accadono indipendentemente da gufi e malelingue. D’Addario non pagava gli stipendi l’anno scorso perché non voleva e non perché qualcuno aveva scritto che non lo avrebbe fatto. Certo la continua destabilizzazione fa male. Ma per combattere efficacemente chi destabilizza ci vuole una società forte. E – non smetterò mai di dirlo – una società è tanto più forte quanto più numerosa la sua compagine sociale. Perciò ben venga Colomba, ben venga anche Fasano se vorrà. E quanto sarebbe bello riavere in società altri pezzi di storia come Donato Carelli o il cavalier Pignatelli. Peccato non sia più possibile! Tutti però come semplici soci. Nessuno come socio unico o di netta maggioranza. E con i tifosi dentro, dettaglio questo non secondario.
Abbiamo anche scoperto che allo Iacovone non solo non si può mostrare la scritta “RespiriAMO Taranto” ma nemmeno ricordare un povero ragazzo morto troppo presto per un incidente sul lavoro. Per alcuni questo è addirittura un reato che avrebbe potuto portare alla sospensione della gara. Poi fortunatamente il buon senso ha prevalso. O forse lo striscione era scritto così in punta di diritto da non essere passibile di alcun provvedimento. Saremmo tutti contenti di non esporre striscioni come quello di domenica. Ma non è colpa nostra se ancora nel 2013 si muore per lavorare quando invece si dovrebbe lavorare per vivere.

