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Extra Time Rossoblù | La rinascita

di Fabio Guarini

Una reazione impressionante. Il classico di Puglia è rossoblù! Un match di grande consistenza, difficilmente immaginabile alla vigilia. Grintoso, compatto, organizzato, voglioso: il Taranto ha usato le migliori armi in possesso per aver ragione della capolista, apparsa leziosa e deconcentrata quanto sterile in un attacco posizionale inefficace.

GLI UNDICI

Pochi allenamenti, quindi nessuno scossone. Mister Ciullo, al debutto assoluto sulla panchina ionica, vara il 4-3-3 preannunciato in settimana: la sorpresa è Magri al fianco di Altobello, con Pambianchi a sinistra in una difesa orfana di due pezzi grossi come Stendardo e Som. Guadalupi vertice basso del triangolo di metà campo, Lo Sicco e Maiorano gli intermedi. Viola e Paolucci generose ali ai lati del solito Magnaghi.

Con Ângelo ed Empereur lungodegenti, Stroppa recupera almeno Rubin (solo per un tempo, poi uscirà). Loiacono confermato terzino destro, Sarno rientra e soffia il posto a Sainz-Maza. Mazzeo solito nove atipico, Chiricò ala sinistra, Agazzi-Vacca play a turno nel trio mediano completato dal moderno Deli.

START!

Non ci sono sorprese. Il Foggia prende in mano le redini della partita, come di consueto. Il 4-3-3 di Stroppa ricalca molto l’idea di gioco plasmata da De Zerbi, a cui l’ex tecnico del Südtirol ha aggiunto un interessante lavoro sulla verticalità. La squadra rossonera, orfana di un bomber d’altra categoria come Iemmello, non ha trovato le risposte che cercava da Padovan (ceduto): è dunque Mazzeo la punta mobile dei satanelli, una squadra che segna con tantissimi uomini (17) a dimostrazione di un gioco di altissima qualità ed efficacia.

Pochissimi giorni, pochissimi allenamenti. Mister Ciullo si è trovato sulla panchina del Taranto nella settimana pre-derby contro la capolista, subito un banco di prova importantissimo. Non stravolge nulla, dà poche ed utili indicazioni e lavora moltissimo sulla testa dei calciatori: è solo sensazionalismo da provincia credere che in quattro giorni si possa plasmare una squadra alla perfezione, ma l’ex trainer del Martina, questa è la sensazione che si avverte fin dai primi minuti, ha fatto le cose giuste nel brevissimo lasso di tempo a disposizione. Qualche concetto nuovo, chiaro, efficace e un’iniezione di fiducia in un gruppo che ha da dimostrare ancora tanto. Il Taranto è compatto, corto, attento, ma assolutamente non rinunciatario.

IL FOCUS SUL MATCH

 Contrattacco Lo Sicco

Il Taranto contrattacca rapidamente, con molti uomini. Il taglio profondo dell’ala sinistra (Paolucci) libera il secondo palo per l’inserimento della mezz’ala di riferimento (Lo Sicco), e si ristabilisce un 3 contro 3 in piena area di rigore, data l’uscita del terzino sinistro foggiano (Loiacono) in pressione sul portatore (De Giorgi). Proprio Lo Sicco sprecherà una grande occasione: dopo un controllo difficile e difettoso non si fida del sinistro e tenta una conclusione di esterno, ma la palla non gira a sufficienza da superare Guarna.

L’immagine precedente si riferisce già al secondo tempo, ma i contrattacchi del Taranto sono stati tutti simili per l’intera durata del match. Il 4-3-3/4-5-1 di mister Ciullo viene interpretato alla perfezione dagli undici in campo. I rossoblù rimangono nella propria metà di terreno, concedendo il possesso palla – com’è giusto che sia – ad una squadra dal tasso tecnico elevatissimo, superiore a molti team di serie B. Coletti e Martinelli giostrano a cavallo della linea mediana, il possesso si consolida lungo una delle catene esterne terzino-mezzala-ala (spesso a destra con Loiacono, e poi Gerbo nella ripresa, Vacca-Sarno) facendo scivolare il collettivo sul lato palla per liberare campo a terzino ed ala dal lato opposto. Un meccanismo già visto, che mette più volte Chiricò in situazione di uno contro uno con De Giorgi, ma il terzino ionico regge decisamente bene.

Il Taranto si mantiene sempre compatto e arriva al gol sull’ennesima ripartenza condotta con tanti uomini. I foggiani si difendono con 4 uomini più uno (al massimo) e vengono messi in difficoltà dalla fase offensiva predisposta da Ciullo con ben sei uomini. Se nel primo tempo solo la frenesia o mancanze di tipo tecnico impediscono ai rossoblù di concludere azioni alla mano nonostante un’ottima ripartizione degli spazi d’attacco, nella ripresa è il guizzo di Magnaghi a rendere giustizia ad un’idea di gioco ben sviluppata e ottimamente interpretata. Un gol da attaccante vero: il bergamasco vince un contrasto, mantiene un ottimo controllo nonostante le lunghe leve (uno dei consueti pregi) e scarica un destro chirurgico con buona potenza praticamente da fermo.

A coronamento di una prestazione maiuscola, De Giorgi risolve una mischia da corner con un avvitamento a 180° fino al destro, perfetto. Un calcio d’angolo guadagnato proprio dal terzino leccese con una sventola di sinistro (ormai non sorprende più) smanacciata in corner da Guarna, dopo l’ennesima ripartenza ben condotta dal Taranto. Il 2-0 manda in archivio un match in cui i più forti hanno gestito la palla, ma i più deboli hanno saputo usarla meglio.

A CATANIA

Una trasferta insidiosa, ancor di più per l’avvicendamento sulla panchina etnea fra Rigoli (esonerato) e Petrone che potrebbe generare l’effetto-Ciullo nell’ambiente siciliano. Il Catania è una squadra molto esperta, completa in tutti i reparti. Una difesa di categoria, impreziosita dal colpaccio Marchese – che ha fatto virare Rigoli sul 3-5-2 rispetto al 4-3-3 di quasi tutta la stagione – mediana e attacco innervati da un chirurgico mercato di gennaio. I rossazzurri dovrebbero tornare alla difesa a 4, un dogma del nuovo tecnico Petrone (ex-Ascoli), con tante varianti possibili dalla cintola in su. Potrebbe essere 4-3-1-2 o 4-3-3 il Catania che affronterà un Taranto ora rinato. Per spirito, consapevolezze, voglia di fare. Una partita tutta da seguire.

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