di Pierluigi Alfieri alias tarantosulposter
Il campionato è finito. Andate in pace.
Per la cronaca ci siamo classificati al 7° posto con un bottino di 50 punti. Non male per una squadra che aveva disputato un girone di andata indegno e per una società che aveva oculatamente evitato di illuderci con improbabili proclami, consapevole che sarebbe stata una stagione di transizione e di ricostruzione dopo l’Armageddon daddariano.
Nell’arco di 34 partite ci siamo tolti qualche bella soddisfazione, come le vittorie di Brindisi, Foggia e Monopoli, ma abbiamo anche preso, e talvolta restituito, qualche ceffone umiliante (Potenza, Nardò, Francavilla prima della manita ischitana). Di certo non si può affermare che il nostro sia stato un torneo senza infamia e senza lode.
Ci siamo divertiti e incazzati come sempre, con qualche differenza rispetto al passato. Per la prima volta nella storia del calcio tarantino, infatti, i tifosi hanno partecipato attivamente alla vita organizzativa e sociale del club, con competenza, passione e modernità. Sul ruolo e l’importanza della Fondazione Taras come Supporters’ Trust si è detto quasi tutto, ma ancora una volta occorre ribadire che, se alle nostre latitudini vogliamo un calcio sano e ben governato, questa è la strada da percorrere e noi siamo decisamente in vantaggio sulle rivali, forti dell’esperienza maturata nell’ultimo anno.
Abituati alle estenuanti ed infauste appendici dei play-off, quest’anno non ci pare vero che la stagione sportiva chiuda i battenti così presto e senza epiloghi nefasti. Nei prossimi quattro mesi non ci mancheranno di certo gli argomenti per ammazzare l’attesa, contrastando in questo modo l’astinenza da stadio e la noia domenicale. Tra qualche giorno sapremo di più sulle dinamiche e sulle intenzioni societarie e sul destino dello staff tecnico e della rosa attuali. L’auspicio è di raccogliere quanto di buono è maturato in questi nove mesi e di tramutare le sperimentazioni in ambizioni, gli ingenui tentennamenti in mosse vincenti, il dilettantismo in professionismo.
Questa metamorfosi è decisamente più facile da realizzare quando puoi contare sul coinvolgimento virtuoso dei tifosi-soci-azionisti, come emerso dalla recente campagna “Difendiamo la nostra passione”, alla quale hanno aderito una trentina di aziende-partner e di centinaia di tifosi, che hanno messo sul piatto 30000 euro, sufficienti per la Fondazione Taras a conservare in fase di ricapitalizzazione il 10% di quota sociale.
Legittimamente si potrebbe obiettare che per vincere i campionati, anche in serie D, servono soldi. Tuttavia la forza del Taranto FC 1927, anche quella finora inespressa, deriva dalla capacità della Fondazione di avvicinare migliaia di persone ad un progetto innovativo in cui i tifosi-soci, oltre a votare la maglia da indossare la prossima stagione, gestiscono la campagna abbonamenti e il servizio d’ordine allo stadio, si offrono di sostenere più attivamente il settore giovanile, si interessano ad altre realtà sportive cittadine, si dedicano al sociale, sempre nel nome del Taranto e dei colori rossoblu.
L’anno che verrà porterà questo e molto altro.
Nelle mie fantasie da tifoso immagino un nuovo logo sociale, definitivo e rappresentativo, anche in questo caso scelto dai tifosi con un sondaggio pubblico; bramo un ritiro pre-campionato al nord con amichevoli di lusso; sogno uno Iacovone pieno per festeggiare la promozione nella terza serie.
Nella lista dei desideri come tarantino mi “accontenterei” di avere una città libera da veleni e da untori e una skyline con il cielo terso e senza camini. Rinuncerei volentieri alle mie ambizioni da tifoso pur di vedere esauditi i miei propositi di cittadino, ma confido nel fatto che entrambe le cose possano realizzarsi insieme.
“L’anno che sta arrivando tra un anno passerà. Io mi sto preparando, è questa la novità” (dedicata al sindaco a cui non piace la musica).

