Il nuovo anno 2013 si è presentato bene per il nostro Taranto, che ha iniziato il girone di ritorno di questo strano e difficile campionato di serie D nel migliore dei modi, con una “sestina” eccellente rifilata al derelitto Trani.
Non puo’ essere, quella con i baresi, una vittoria indicativa per la truppa rossoblù, visto che abbiamo giocato contro una squadra composta da giovani under pieni di buona volontà e nulla più. Ma per chi come noi è spesso solleticato dalla voglia di confrontarsi con oroscopi, cabale e quant’altro, iniziare un nuovo anno calcistico con una vittoria condita da sei bei gol è senz’altro un segnale beneaugurante per una squadra che viene da un 2012 bifronte, prima esaltante e pieno di illusioni, e successivamente mortificante e scadente.
Veniamo da un annata che definire difficile è poco. Siamo passati dalla splendida illusione di una promozione conquistata sul campo resa virtuale a colpi di penalizzazioni alla realtà difficile e dura che si chiama serie D. Questo salto mortale all’indietro ci ha fatto perdere in un sol colpo speranze, fiducia, spettacolo (perchè quello della Legapro, al contrario di quanto si pensi, è uno spettacolo migliore e maggiormente appagante), tifosi e calore.
Salvare qualcosa di un anno difficile come il 2012 è impresa ardua, ma forse quello che ci ha lasciato in eredità l’anno vecchio è un compito difficile ed al tempo stesso entusiasmante: far rinascere il calcio e la passione per il Taranto, farli ripartire con la tifoseria che per la prima volta partecipa ed interagisce con la società di calcio, una situazione nuova che mai aveva visto la luce dalle nostre parti, dove siamo sempre troppo legati al protagonismo ed all’individualismo.
Il percorso di un migliaio di “pazzi per il Taranto” che hanno voluto associarsi nella Fondazione Taras è qualcosa che sa di nuovo e che solletica non poco.
L’obiettivo è ambizioso e al tempo stesso stupendo: riavvicinare la gente disillusa da anni di mortificanti risultati al Taranto attraverso la partecipazione diretta alla vita della società. I primi segnali di un cambiamento in atto li abbiamo già avuti negli ultimi mesi del 2012: il popolo tifoso è riuscito a allontanare personaggi deleteri per il progetto di rinascita del calcio nostrano, è riuscito a far capire a chi al momento guida la navicella rossoblù che una sterzata decisa dal punto di vista tecnico-tattico era necessaria, anzi indispensabile, ha iniziato a pressare chi ci governa a livello cittadino pretendendo maggiore attenzione per la squadra e per i suoi tifosi (vedi la questione stadio), sta cercando di far capire a chi ancora oggi si tiene troppo lontano dal Taranto l’importanza del divenire un numero di associati (alla fondazione) imponente, perchè l’unione fa la forza.
I segnali avuti dal nuovo anno 2013 sono confortanti; una vittoria roboante in campionato, una situazione, quella dello stadio, che sembra avviarsi verso soluzioni più logiche (vedi la questione canone stadio, l’erba dello stesso che è apparsa più verde, i lavori della curva nord che dopo mesi passati inutilmente sembrano riavviati ed avviati verso una aupicabile riapertura dell’anello inferiore della “Nord”), un entusiasmo che speriamo si alimenti sempre più grazie alle prestazioni ed ai risultati dei ragazzi in campionato.
Che possa essere allora differente questo 2013 che puo’ e deve essere un anno “ponte” che ci deve ritraghettare verso campionati più consoni alla centenaria storia pallonara nostrana. L’imperativo sarà uno ed uno solo: non delegare, ma partecipare attivamente alla vita quotidiana del nostro Taranto. Ed è per questo che da queste colonne parte un invito da indirizzare a tutti coloro che domenicalmente vivono le vicende del Taranto come qualcosa che appartiene a noi stessi alla nostra vita: associatevi tutti alla Fondazione, associamoci in massa, riappropriamoci del Taranto e della nostra storia, evitiamo che nel prossimo futuro personaggi senza scrupoli possano calpestare la nostra passione.
Riuscire a crescere, numericamente e qualitativamente, ci darebbe la possibilità di crescere più velocemente, e allora la speranza di un futuro migliore, più appagante per tutti, non sarebbe utopia.

