Cosa ci si può aspettare al termine di una gara della propria squadra del cuore intensa, spigolosa, difficile ma vittoriosa, che dà continuità alle recenti prestazioni e permette di respirare un’aria migliore in classifica? Ovviamente una rissa sfiorata tra dirigenti! “Ovviamente” perché stiamo parlando di Taranto, città difficile da definire per la sua complessità ed i suoi paradossi che puntualmente hanno la loro espressione anche nella squadra di calcio che la rappresenta.
Sono anni che tanta gente (anche se il rischio “estinzione” è sempre più alto) segue le sorti della maglia rossoblu in qualunque categoria, nonostante le vittorie effimere o più in generale le delusioni siano stranettamente in numero superiore alle soddisfazioni, eppure c’è sempre chi si permette di dare ulteriori scossoni negativi a questa fede. Forse siamo davvero al declino sociale di questa città che un tempo aveva un suo splendore ed oggi è ridotta ad un mucchio di enormi problemi celati male e solo parzialmente da un clima, una posizione geografica, un litorale ed una serie di memorie storiche straordinarie.
L’amarezza per aver reso pubbliche e nel peggior modo possibile delle beghe di una società dilettantistica (è bene ricordarlo, figuriamoci se fosse qualcosa di più…) nata appena pochi mesi fa va comunque un pò accantonato per raccontare la bella impresa sul campo di un gruppo di ragazzi che ora stanno mostrando di essere diventati finalmente una squadra vera, con minore paura e maggior voglia di sacrificarsi insieme e vincere anche al cospetto di una delle big del campionato.
In uno Iacovone finalmente con un terreno di gioco molto buono seppure non perfetto e con un numero di spettatori presenti “da Lega Pro”, Pettinicchio manda in campo lo stesso Taranto che 7 giorni fa aveva sbancato lo Zaccheria di Foggia: Maraglino tra i pali, linea difensiva a 4 con Papa e Stigliano esterni, Terrenzio e Prosperi in mezzo. Centrocampo con Mignogna largo a destra e Biondo dalla parte opposta con al centro il duo Catalano-Vicedomini. In attacco è ancora il diciottenne Gatto ad affiancare il bomber argentino Molinari, nella speranza di ripetere l’exploit di entrambi in terra dauna.
Mister Ragno, tecnico del Bisceglie che aveva avvertito i suoi riguardo il fatto che i rossoblu sarebbero stati avversari ben diversi rispetto alla passeggiata dell’andata, propone un 4-4-2 dal piglio manovriero e discretamente offensivo nel quale spiccano le individualità del ben noto attaccante ex Brindisi Moscelli, la fisicità del nr.9 Genchi, la buona personalità della coppia centrale di centrocampo composta da Lo Grieco e dall’esperto La Fortezza e la verve offensiva sulla fascia sinistra di Di Ruocco, sempre molto pungente.
Nel primo tempo la gara è intensa e combattuta su ogni pallone. Il pallino del gioco è tra i piedi del Bisceglie, il Taranto cerca di far male con veloci azioni di rimessa con l’input di sfruttare sugli esterni la tecnica sopraffina di Mignogna e la grande corsa di Biondo. Le azioni nerazzurre si sviluppano con buona trama e sembrano sempre sul punto di diventare piuttosto insidiose ma l’organizzazione difensiva dei padroni di casa e qualche imprecisione al momento decisivo le fanno svanire. Il Taranto prova a farsi vedere, soprattutto spingendo sulla destra (molto attento e propositivo Papa), ma oltre a collezionare corner crea poco altro. I pericoli veri e propri da una parte e dall’altra si limitano ad un paio di conclusioni di Moscelli ben sventate, un mancato aggancio di Genchi a 3 metri dalla porta su un cross sporco dalla sinistra, una girata di testa a lato di Gatto e, soprattutto, ad una bomba su punizione da quasi 30 metri di Molinari che si infrange sulla traversa (sulla ribattuta tra l’altro Mignogna deposita in rete ma in posizione di fuorigioco).
Nella ripresa Ragno cerca di sorprendere il collega avanzando un esterno sulla linea d’attacco: è ora praticamente un 4-3-3, certificato qualche minuto più tardi dall’inserimento della punta Di Rito per il centrocampista Russo, ma il leit motiv della gara non cambia: i rossoblu lasciano manovrare gli ospiti che però trovano gli spazi chiusi da Prosperi & co. anche se col passare dei minuti si tende ad abbassarsi un pò troppo soprattutto per le energie che vengono gradualmente a mancare. Dopo un quarto d’ora Pettinicchio decide quindi di adeguarsi al collega schierando i suoi “a specchio” con gli avversari: anche il Taranto diventa 4-3-3 con Gatto allargato a sinistra e Mignogna più avanzato. In mezzo al campo però tocca ora a Gnoni e Cordua (in luogo degli affaticati Catalano e Biondo) dare una mano in fase di copertura a Carlo Vicedomini che ora può maggiormente occuparsi di costruire l’azione tenendo maggiormente il possesso della pallo o cercando l’apertura di qualità sugli esterni.
Il Bisceglie si fa pericoloso con un centro dalla destra per Di Rito che colpisce male, sbaglia, si infortuna ed esce, e con una girata da pochi passi di Moscelli che clamorosamente ci perdona. Pettinicchio dà un ultimo sussulto inserendo El Ouazni per Molinari e subito i rossoblu ne traggono beneficio: si muove bene e dimostra grande fisico ed agilità il centravanti di riserva che potrà rivelarsi particolarmente utile nel finale di stagione.
Quando la gara pare volgere verso lo 0-0 finale ecco il lampo di Mignogna che la sblocca: palla per lui sulla destra, classico movimento ad accentrarsi e sinistro basso che lascia di sasso il portiere Loiodice per l’esplosione di gioia in campo e sugli spalti: vince il Taranto, che negli ultimi minuti non soffre e può addirittura arrotondare con Gatto e El Ouazni (ribattezzato in mille modi dai presenti…) imprecisi al momento del tiro.
Seconda vittoria di fila, classifica sensibilmente migliorata, squadra compatta e capace di soffrire, buona concentrazione di tutti senza cali particolari da evidenziare, ancora qualche problema in fase di impostazione e concretezza nelle occasioni create. Tutte note positive o quasi rovinate da sterili ed inutili polemicuccie di bassa lega nel dopo gara: evidentemente è sempre la maglia rossoblu su quel benedetto/maledetto rettangolo verde a suscitare le migliori emozioni. Per quello che accade fuori, la nostra storia calcistica degli ultimi vent’anni ce lo ha insegnato in mille episodi, è proprio il caso di stendere un velo pietoso…
Alla prossima.
TARANTO-BISCEGLIE 1-0
Reti: st 42′ Mignogna (TA)
TARANTO (4-4-2): Maraglino; Papa, Terrenzio, Prosperi, Stigliano; Mignogna, Catalano (25′ st Gnoni), Vicedomini, Biondo (18′ st Cordua); Molinari (37′ st El Ouazni), Gatto. A disp.: Costantino, Prete, Brancato, Curri. All.: Giacomo Pettinicchio.
BISCEGLIE (4-2-4): Loiodice; Moretti, Pierotti, Martinelli, Maglione; La Fortezza, Logrieco (25′ st D’Imporzano); Russo (25′ st Di Rito, 32′ st Di Matera), Moscelli, Genchi, Di Ruocco. A disp.: Lella, De Sario, Angarano, Sabini. All.: Nicola Ragno.
Arbitro: Vincenzo Sommese di Nola (Gianluca Farina di Campobasso – Thomas Ruggieri di Pescara)
Ammoniti: Moretti (BI), Catalano (TA), Pierotti (BI); Logrieco (BI), Mignogna (TA)
Espulsi: /
Corner: 4-6
Recupero: pt 1′, st 5′
Note: Spettatori circa 1000

