Taranto è tante cose. E’ l’abbraccio appassionato del ‘Taranto day on tour’ a Bologna di sabato. E’ il pareggio all’ultimo secondo a Sant’Antonio Abate di domenica. E’ l’ennesimo cambio al vertice dopo una rottura tra vari soci. Nell’ultimo weekend, lunedì compreso, le diverse facce di Taranto si sono avvicendate. Una realtà complessa la nostra, tanto innamorata dei propri colori quanto instabile e forse un po’ maledetta.
Il gol all’ultimo minuto segnato in tandem da Prosperi e Molinari ci regala un po’ di sollievo in classifica anche se la guardia va sempre tenuta alta e un primo tempo come quello di domenica non deve più ripetersi.
L’arrivo del nuovo presidente Fabrizio Nardoni ci mette invece di fronte ai soliti interrogativi. Di nuovi presidenti il Taranto ne ha avuti tanti. Tutti arrivati dopo estenuanti tira e molla con i precedenti. Tutti carichi di promesse, dalla B alla 34esima alla serie A in tre anni e addirittura alla Champions League e al modello Barcellona. E noi ci abbiamo creduto. Forse perché siamo polli. O forse perché avevamo – e abbiamo tuttora – un disperato bisogno di sognare. Ci abbiamo creduto, ostinatamente, fino alla fine, anche quando la realtà raccontava tutt’altro.
Nardoni non ha fatto promesse. Si è solo augurato di essere all’altezza del ruolo. Un bel segnale di discontinuità rispetto al recente passato. Non ha esasperato i toni ma ha sapientemente raffreddato i focolai di polemica, sempre in agguato. Anche questo un bel segnale di discontinuità. Per lui, come per i suoi predecessori, sarà la storia a decretarne il successo o il fallimento. E’ bene non illudersi. Ma solo per eccesso di cautela. Scottarsi troppe volte può portare danni irreparabili. E quindi è bene andare con i piedi di piombo.
Ci si chiede già quali siano le sue possibilità economiche e se sia in grado di costruire da solo un Taranto vincente. Io piuttosto per prima cosa gli chiederei: quali sono i suoi eroi calcistici? Sono forse Cimpiel, Beretti, Campidonico, Maio e Tartari protagonisti di un quinto posto in B nel 1974, sfilati tra l’entusiasmo e la commozione generale a Bologna sabato sera? Oppure Iacovone, Nardello, Cimenti, Petrovic, Giovannone, protagonisti di un sogno sfiorato e purtroppo tragicamente naufragato su una strada statale in una notte di febbraio? O anche alcuni più recenti come De Vitis, Zannoni, Turrini, Chimenti, Formoso, Barlassina e chi più ne ricorda più ne metta.
Perché, come ha detto qualcuno a Bologna, io ai miei eroi ci tengo! E penso che un presidente del Taranto non potrà mai essere un buon presidente se non è affezionato ai suoi eroi come noi tifosi lo siamo ai nostri. Quali siano questi eroi lo decide la data di nascita. Ma ciascuno di noi ha un periodo della storia del Taranto fatto di eroi che non dimenticherà mai.
Quindi, benvenuto presidente Nardoni. Prima dei programmi ci racconti la storia dei suoi eroi. Noi poi, se lo vorrà, le racconteremo la nostra.

