Correva l’anno 2012. In principio furono i tifosi rossoblu con “RespiriAMO Taranto” e la Fondazione Taras. Poi, a bordo di un Ape Car, arrivarono i cittadini e lavoratori del Comitato Liberi e Pensanti. Fu quindi la volta degli Artisti Uniti x Taranto, armati di musica e parole.
Nel giorno in cui la Taranto calcistica ha vissuto, senza infamia e senza lode, un inedito e vittorioso derby di campionato contro il Grottaglie, al Teatro Ariston è stata presentata “Taranto libera”, omaggio musicale offerto alla città da trenta artisti tarantini capitanati da Marco De Bartolomeo (non a caso un socio della Fondazione della prima ora).
Ho ascoltato il pezzo per la prima volta pochi minuti prima del fischio di inizio del match. Occhi lucidi e umidi di rabbia e gioia. La webcronaca della partita ha lasciato inevitabilmente il posto all’ascolto seriale della canzone che, dopo un paio d’ore, ha contagiato anche mia moglie e i miei figli, in un loop di emozioni e di buone intenzioni da tramutare in buone azioni.
Come in un romanzo di Giuliano Pavone, mentre prende forma una città sempre più matura, consapevole e libera, il cambiamento passa anche attraverso una palla che rotola e una maglia a strisce verticali rosse e blu.
E’ in questa chiave che va letto l’allontanamento dal Taranto FC 1927 di alcuni funesti e loschi figuri, messi finalmente all’uscio; si è preferito affidarsi a giovani di oneste speranze, all’insegna di un calcio libero, ben governato, trasparente, sobrio, partecipato, nostro. Stesse virtù che vorremmo vedere trasferite ad un livello più generale per la nostra città. Un Taranto libero in una Taranto finalmente libera. Così risuonavano ieri gli altoparlanti dello Iacovone all’intervallo e al fischio finale.
Scarica qui gratis “Taranto libera” in formato mp3
Taranto libera
di Marco De Bartolomeo
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C’è chi dice che la legge è legge, così si legge
Ma poi la legge offende e prende a sberle a modo suo.
C’è chi dice che la vita è il dono più importante
Ma poi la svende come merce decidendo al posto tuo,
C’è chi all’ombra di un camino ignora gli occhi di un bambino,
Chi dall’orlo di un tamburo sta segnando il suo destino,
Chi da un pulpito indorato sfiora l’affamato
e dispensa polvere di pane avvelenato.
Dall’altra parte c’è chi vuole respirare.
Dall’altra parte c’è, c’è chi dice che per lavorare non puoi morire.
Dall’altra parte c’è la voglia di cambiare.
Dall’altra parte c’è chi non ha più paura e ha il coraggio di gridare
Libera, Taranto! Libera, Taranto!
La speranza rinasce dal cielo
Respiriamo il profumo di un nuovo futuro,
Libera, Taranto!
Dal fondo adesso si può solo risalire
Risalendo in fondo sapremo cosa fare
Giorno dopo giorno riusciremo a costruire una città migliore che il mondo ci potrà invidiare
E nelle case e per le strade niente polveri e veleni, i ragazzini nei quartieri giocheranno nei giardini.
Avremo il tempo di dimenticare ciò ch’è stato ieri, senza vittime e ricatti e carcerieri.
Ma c’è chi dice che
Non potete pensare di fare un’aiuola da questa fucina,
Non potete pensare di muovervi senza la nostra benzina,
Non potete pensare di armare i pensieri di puro cemento,
Non potete pensare di avere un futuro diverso da questo.
Ma c’è chi vuole respirare.
Dall’altra parte c’è, c’è chi dice che per lavorare non puoi morire.
Dall’altra parte c’è la voglia di cambiare.
Dall’altra parte c’è chi non ha più paura e ha il coraggio di gridare
Libera, Taranto! Libera, Taranto!
La speranza rinasce dal cielo
Respiriamo il profumo di un nuovo futuro. Libera, Taranto!
Taranto, libera Taranto!
La speranza rinasce dal cielo
Respiriamo il profumo di un nuovo futuro. Libera, Taranto!
(Ad libitum)
“E se il destino avverso mi terrà lontano, allora cercherò le dolci acque del Galeso caro alle pecore avvolte nelle pelli, e gli ubertosi campi che un dì furono di Falanto lo Spartano. Quell’angolo di mondo più d’ogni altro m’allieta”.


